Attenzione
Scomparso da un giorno, trovato morto
di Elisabetta Giorgi e Ivana Agostini
Abruzzese si toglie la vita a Talamone nel camper saturo di gas. Lascia un biglietto in cui si sfoga sulla precarietà del lavoro
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TALAMONE. Ha parcheggiato il camper in una piazzola e in quel camper si è tolto la vita con il gas. Sul tavolo ha lasciato un biglietto in cui - ringraziando la famiglia e gli amici che gli hanno voluto bene - ha spiegato i motivi del gesto. Una lettera-sfogo sulle difficoltà di un lavoro saltuario e che, a quanto pare, non gli assicurava la giusta e costante tranquillità economica.
Ha scelto di morire così, nella zona sud della Maremma, Sergio Gilioli, 52 anni nativo dell’Aquila e abitante a Chieti con compagna e figlio. Il corpo è stato ritrovato senza vita, intorno alle 23,20 di mercoledì, dentro al suo camper saturo di gas e parcheggiato in una piazzola lungo l’Aurelia, a poca distanza da Talamone dov’era arrivato, pare, per motivi di lavoro. Gilioli aveva fatto perdere le tracce il 7 novembre: era a bordo del suo Ford Transit Motorhome, come quasi sempre faceva in settimana quando era impegnato per lavoro, e non rispondeva al telefono.
È partito l’allarme, si sono attivate le ricerche. La compagna, disperata, si è rivolta alle forze dell’ordine di Chieti e a “Chi l’ha visto?” che ha dedicato al caso parte della trasmissione di mercoledì sera.
I carabinieri si sono messi sulle sue tracce. La Questura di Chieti ha rilevato, dal cellulare, la zona in cui l’uomo era arrivato nell’Orbetellano, trasmettendo i dati alle forze dell’ordine locali.
Una persona che seguiva la trasmissione ha segnalato di aver avvistato nella zona di Talamone un camper che poteva corrispondere a quello cercato. Da Grosseto è partita subito una pattuglia della polizia Stradale che alle 23,20 circa ha raggiunto l’area di sosta, constatando che la targa corrispondeva effettivamente a quella segnalata dalla famiglia. Intanto sono arrivati i mezzi del 118 e dei vigili del fuoco.
Il veicolo è stato aperto. Dentro era saturo di gas. L’uomo era ormai privo di vita da ore.
Accanto agli effetti personali, al cellulare e a una serie di altri oggetti - poi sequestrati - sul tavolino è stata trovata una breve lettera manoscritta in cui Sergio riportava uno sfogo sulle difficoltà lavorative dicendo “grazie” a chi gli aveva voluto bene. Proprio quella lettera spalanca, dietro la tragedia, il dramma del lavoro precario.
Gilioli era un libero professionista e lavorava a partita iva, a chiamata. Girava l’Italia per conto delle compagnie telefoniche e delle ditte che gli affidavano l’incarico, per individuare i luoghi in cui far costruire i pali dei ripetitori e assicurare una copertura telefonica alla zona.
Il mezzo con cui viaggiava era un vecchio camper targato Pordenone: con quello girava l’Italia e dentro quello dormiva evitando le spese dell’albergo. Spesso stava fuori per tutta la settimana. Macinava centinaia di chilometri e a quanto pare, in questi giorni, era stato chiamato al lavoro proprio nella zona di Orbetello.
Il corpo è stato trasportato all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto dov’è tuttora a disposizione della magistratura.
Il pubblico ministero Salvatore Ferraro che ha aperto il fascicolo valuterà se disporre o meno l’autopsia.
Al momento non paiono esservi elementi che possano far pensare a un’ipotesi diversa dal gesto volontario.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ha scelto di morire così, nella zona sud della Maremma, Sergio Gilioli, 52 anni nativo dell’Aquila e abitante a Chieti con compagna e figlio. Il corpo è stato ritrovato senza vita, intorno alle 23,20 di mercoledì, dentro al suo camper saturo di gas e parcheggiato in una piazzola lungo l’Aurelia, a poca distanza da Talamone dov’era arrivato, pare, per motivi di lavoro. Gilioli aveva fatto perdere le tracce il 7 novembre: era a bordo del suo Ford Transit Motorhome, come quasi sempre faceva in settimana quando era impegnato per lavoro, e non rispondeva al telefono.
È partito l’allarme, si sono attivate le ricerche. La compagna, disperata, si è rivolta alle forze dell’ordine di Chieti e a “Chi l’ha visto?” che ha dedicato al caso parte della trasmissione di mercoledì sera.
I carabinieri si sono messi sulle sue tracce. La Questura di Chieti ha rilevato, dal cellulare, la zona in cui l’uomo era arrivato nell’Orbetellano, trasmettendo i dati alle forze dell’ordine locali.
Una persona che seguiva la trasmissione ha segnalato di aver avvistato nella zona di Talamone un camper che poteva corrispondere a quello cercato. Da Grosseto è partita subito una pattuglia della polizia Stradale che alle 23,20 circa ha raggiunto l’area di sosta, constatando che la targa corrispondeva effettivamente a quella segnalata dalla famiglia. Intanto sono arrivati i mezzi del 118 e dei vigili del fuoco.
Il veicolo è stato aperto. Dentro era saturo di gas. L’uomo era ormai privo di vita da ore.
Accanto agli effetti personali, al cellulare e a una serie di altri oggetti - poi sequestrati - sul tavolino è stata trovata una breve lettera manoscritta in cui Sergio riportava uno sfogo sulle difficoltà lavorative dicendo “grazie” a chi gli aveva voluto bene. Proprio quella lettera spalanca, dietro la tragedia, il dramma del lavoro precario.
Gilioli era un libero professionista e lavorava a partita iva, a chiamata. Girava l’Italia per conto delle compagnie telefoniche e delle ditte che gli affidavano l’incarico, per individuare i luoghi in cui far costruire i pali dei ripetitori e assicurare una copertura telefonica alla zona.
Il mezzo con cui viaggiava era un vecchio camper targato Pordenone: con quello girava l’Italia e dentro quello dormiva evitando le spese dell’albergo. Spesso stava fuori per tutta la settimana. Macinava centinaia di chilometri e a quanto pare, in questi giorni, era stato chiamato al lavoro proprio nella zona di Orbetello.
Il corpo è stato trasportato all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto dov’è tuttora a disposizione della magistratura.
Il pubblico ministero Salvatore Ferraro che ha aperto il fascicolo valuterà se disporre o meno l’autopsia.
Al momento non paiono esservi elementi che possano far pensare a un’ipotesi diversa dal gesto volontario.
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