Il Tirreno

Grosseto

Nasconde la droga nello zaino delle compagne

di Pierluigi Sposato
Nasconde la droga nello zaino delle compagne

Stava cercando di sfuggire ai controlli effettuati nella sua scuola dai carabinieri ma i suoi movimenti erano stati scoperti

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GROSSETO. Per sbarazzarsi della droga una volta capito che i carabinieri stavano arrivando, aveva pensato di nasconderla nella cartella di una compagna di classe prima e in quella di un’altra dopo. Quando queste se n’erano accorte – e avevano protestato – allora lui aveva cercato un altro nascondiglio: e qui, nella palestra, la droga era stata trovata poco dopo dai militari, al quale poi il giovane aveva raccontato tutto.

Il “ravvedimento” non ha salvato però il giovane dal procedimento penale. Una tentata calunnia ai danni delle compagne di classe (per aver fatto sì che le ragazze potessero essere indagate ingiustamente, perché del tutto estranee), cui si unisce il possesso illecito di quasi un etto di hashish, che troverà conclusione a marzo con un rito abbreviato davanti al giudice Gian Marco De Vincenzi. Sono fatti del gennaio dell’anno scorso quelli finiti davanti al giudice. Siamo in un istituto superiore della provincia e il protagonista è un giovane all’epoca dei fatti non ancora ventenne: nessun precedente, buona famiglia, buon rendimento scolastico, la prospettiva di uscire dalla scuola per immettersi nel mondo del lavoro come anche per continuare negli studi specialistici. I carabinieri, quel giorno, avevano deciso di fare un servizio antidroga anche nelle scuole. E così, all’ora di ricreazione, avevano fatto un giro davanti all’istituto; in quella circostanza, così avevano ricostruito alla Procura, erano stati avvicinati da uno studente prima e dal personale della scuola poi che avevano raccontato che uno dei ragazzi iscritti all’istituto aveva cercato di nascondere della droga nelle cartelle delle compagne.

Nelle cartelle, però, non c’era più nulla. La droga, 91 grammi di hashish, era finita altrove, sotto una pedana della palestra della scuola. E qui era stata ritrovata. C’era voluto poco a capire chi era stato a mettercela e lo stesso giovane aveva finito per ammettere che quel pacchetto era suo. Ma le cartelle cosa c’entrano? Perché si è arrivati a un’imputazione così singolare? Perché lo stesso giovane, parlando con i carabinieri che ne avevano raccolto le dichiarazioni spontanee al momento dell’intervento, aveva confessato che la droga era sua e che, impaurito dalla presenza dei carabinieri, aveva cercato di nasconderla nelle cartelle delle sue compagne: per il primo caso, un altro studente aveva avvertito la ragazza della manovra ai suoi danni, per il secondo caso era stata la stessa studentessa ad accorgersi di quanto stava accadendo. Di fronte alle proteste, lui era stato costretto a cercare un rifugio di fortuna, nella palestra appunto.

Lui spacciatore? No: «Dovevo fare un favore a un amico». E cioè lui avrebbe fatto soltanto da tramite per questo panetto di sostanza stupefacente, che avrebbe dovuto essere recapitato al destinatario in cambio di un compenso annunciato da 600 euro. Addosso lui non aveva altro, a casa non c’era altra sostanza stupefacente, né nulla che potesse avere a che fare con la droga. Un fatto isolato, insomma. Accompagnato da una leggerezza (molto più di una ragazzata o di un gioco di pessimo gusto) che avrebbe potuto portare a un procedimento penale nei confronti delle ragazze, che comunque non si sono costituite parte civile.

La droga era stata sequestrata e analizzata dal laboratorio dell’Arma: 91.9 i grammi, per uso non esclusivamente personale, come recita il capo di imputazione, anche perché lo stesso giovane aveva spiegato che il pacchetto era destinato a un’altra persona, che l’avrebbe dovuta ricevere in un luogo prestabilito e con modalità che erano già state concordate. Insomma, era già stato tutto predisposto per la consegna di quel panetto.



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