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Scuola

«Insegnanti discriminate», i Cobas contro i presidi

di Giovanna Mezzana
«Insegnanti discriminate», i Cobas contro i presidi

I comitati di base denunciano 10 casi di «strapotere» di dirigenti a danno di precari

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GROSSETO. Su le maschere perché non sono le facce bensì le storie che devono testimoniare quanto accade nei corridoi delle scuole maremmane, dove – secondo i Cobas Scuola Grosseto – si sarebbero verificati nelle ultime settimane almeno dieci «casi di discriminazione». Le vittime: insegnanti (donna) e collaboratrici scolastiche, precarie. I carnefici: i presidi, anzi, nella maggior parte dei casi, le presidi. Vuoi il congedo parentale? Te lo concedo anche perché ti spetta «ma quando rientri al lavoro la tua cattedra non è più sotto casa» ma la trovi inerpicata «in qualche Comune dell’estesa provincia grossetana». Vuoi sapere il giorno prima in quale sede dell’istituto l’indomani devi prendere servizio? «Cara bidella, non te lo dico fino alla mattina stessa e se non hai la patente e devi attrezzarti con gli orari degli autobus sono fatti tuoi». E questi sono due esempi.

La maschera: perché. Sono le 16.30 di ieri e entriamo nella sede grossetana dei Cobas della Scuola, in via Aurelia Nord. Siamo con Giuseppe Follino e Franco Polverino dell’esecutivo provinciale dei comitati di base. Ci raggiungono alcune insegnanti ed alcune collaboratrici scolastiche che ci raccontano la loro storia – il loro caso – indossando una maschera bianca. È un camuffamento simbolico: è evidente. Non “ci mettono la faccia” perché «loro non cercano giustizia», non vanno cioè a caccia di una sentenza che rimedi al danno che avrebbero subito e che non può essere altro che “a titolo personale”; piuttosto, «raccontano – spiega Follino – la loro storia per una battaglia di civiltà». Dei dieci «casi di discriminazione», infatti, nessuno per il momento sfocerà in un ricorso davanti ad un giudice. L’obiettivo, adesso, è un altro. «Vogliamo solo – dice Follino – che questi casi diventino noti perché non si ripetano più».

«Sceriffi». Il messaggio dunque – che dovrebbe contribuire a “sollecitare” le coscienze in vista dello sciopero indetto da Cib-Unicobas, Cobas, Usb e Usi per il 10 novembre – è tutto rivolto ai dirigenti scolastici maremmani: o meglio, ad alcuni di loro. «Otto su una trentina in servizio in tutte le scuole della Provincia», dettaglia Follino, rei, secondo i comitati di base, di «comportamenti discriminatori» a danno per lo più di insegnanti precarie nominate pescando dalle cosiddette “graduatorie di istituto, dalle quali i dirigenti scolastici attingono per coprire le cattedre rimaste libere dopo i round di assegnazione degli uffici scolastici (ex provveditorati). Non solo professoresse, ma anche alcune bidelle si sarebbero trovate a fare i conti con il pugno di ferro dei presidi: alcuni di loro, anche in Maremma, governerebbero le scuole, secondo i Cobas, con un piglio «padronale».

I casi. Vediamo i casi sui quali i comitati di base non transigono: «Un’insegnante – che è tra le testimoni presenti all’incontro – è stata contattata per l’assegnazione di una cattedra di sostegno e il dirigente scolastico, accogliendo il dubbio sollevato da un impiegato, ha tenuto l’interessata in stand-by per 20 giorni per sapere dal ministero se quella cattedra le spettasse o meno perché non aveva la laurea. Risultato? Le spettava, ma lei ha perso 20 giorni di punteggio e di stipendio per attendere che da Roma arrivasse la risposta al quesito». C’è il caso della mamma (citato in apertura del servizio) svantaggiata perché, contestualmente alla chiamata, ha chiesto un congedo per accudire i figli. E della bidella «discriminata perché senza patente»; di chi viene contattato per «un contratto fino al 30 giugno e poi scopre che, pardon ci siamo sbagliati, la scadenza è anticipata al 9 giugno».

Stipendi. Oltre al danno (di essere precari) c’è la beffa. I Cobas denunciano il ritardo nel pagamento degli stipendi degli insegnanti e dei collaboratori scolastici non di ruolo: «Ad oggi mancano all’appello – sottolinea Follino – centinaia di pagamenti in tutta la Provincia». E qui la colpa, più che dei presidi, è del sistema, ovvero della triangolazione scuola-ministero-ragioneria che le buste-paga dei precari seguono prima di arrivare a destinazione.

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