Attenzione
Fermo pesca, 30 armatori per vie legali
Gli imprenditori di Monte Argentario da tre anni non vengono pagati dallo Stato. Riunione di fuoco: «Siamo stanchi»
MONTE ARGENTARIO. Pagamenti arretrati sul fermo pesca, si passa alle vie legali. Per un mese all’anno le imbarcazioni che praticano pesca a strascico non possono andare in mare. E il mancato guadagno si fa sentire più del dovuto nelle tasche degli armatori dei circa 30 pescherecci della flotta argentarina che, da ormai un triennio (lo scorso ottobre più i due precedenti anni), non percepiscono il rimborso dovuto dallo Stato.
Si tratta di un conto anche salato, visto che per ogni mezzo è previsto un rientro di circa 5mila euro l’anno. Fatto, questo, che non va giù agli addetti ai lavori, stanchi di dover attendere ancora nonostante abbiano rispettato il fermo pesca. È stato Rino Manno, presidente della sezione della pesca di Coldiretti a livello provinciale, a rimarcare il lavoro fatto, anche a livello legale, grazie al supporto dell’avvocato Alessandro Antichi, «per la riscossione dei premi per il fermo pesca che per molti pescatori, ancora oggi, rappresenta una chimera».
Il concetto è stato ribadito anche nell’ultima riunione, tenuta il 2 novembre scorso, nella sezione Coldiretti Impresa Pesca di Monte Argentario, in corso Umberto I a Porto Santo Stefano, dove si sono ritrovati i pescatori aderenti a Coldiretti. «Non vogliamo elemosine riguardo i mancati pagamenti – ha detto Manno, che durante l’assemblea è stato rieletto presidente di sezione di Monte Argentario – Vorremmo solo lavorare, ma visto che non ci hanno permesso di farlo, oggi dobbiamo ricevere quanto garantito per il fermo degli anni passati, altrimenti oltre al danno ci sarebbe anche la beffa. L’auspicio è che dal 2018 si possa mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie. Hanno impedito di andare a mare senza la volontà – puntualizza – e non hanno neanche pagato gli armatori (quindi il compenso inerente il peschereccio). Ogni imbarcazione deve percepire ancora circa 15mila euro. Con le barche della nostra cooperativa abbiamo già messo l’avvocato per il recupero dei crediti nei confronti dello Stato. Neanche si degnano di dirci quando pagheranno».
Presente alla riunione anche il direttore provinciale di Coldiretti, Andrea Renna. «Sul fermo pesca – ha detto – sperando che il 2017 rappresenti l’ultimo anno di una modalità che penalizza, almeno così come viene applicata, la categoria, tutti hanno convenuto che occorrono modalità nuove. I pescatori sono i primi veri tutori dell’ambiente con la propria attività quotidiana e stanno lavorando a progetti che mirano proprio a tutelare l’ambiente. In un Paese come l’Italia che importa più di 2 pesci su 3 nei territori interessati, con il fermo biologico aumenta il rischio di ritrovarsi nel piatto grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, straniere o congelate. Coldiretti Impresa pesca consiglia di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa)».
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