Sicurezza
«Le Mura sono ignorate come tutto il centro città»
L’architetto Marri è l’autore, con due colleghi, del progetto di recupero. «È rimasto l’unico e ogni volta si ricomincia da capo, non c’è riqualificazione»
GROSSETO. Alessandro Marri è l’architetto che, per conto dell’amministrazione Valentini, ha curato, a Grosseto, il progetto delle Mura. Erano gli anni ’90 e, con i suoi colleghi Concetta Polito e Luca Perin mise mano ad un compito non facile: non dispiacere all’amministrazione, non deludere i cittadini e, soprattutto, salvaguardare le Mura. Oggetto sconosciuto alla maggior parte dei grossetani.
Progetto unico. «Mi lasci dire subito che quello a cui si riferisce è stato di fatto l’unico progetto di recupero. Cioè l’unico fatto con una corretta metodologia e conoscenza storica e diretta sufficienti per proporre una programmazione consapevole degli interventi da fare sul monumento. Allora si è capito per la prima volta che le Mura non sono solo un monumento, ma un parco urbano ed una parte di città avente rilevanza strategica essenziale per la città e per la valorizzazione di una sua identità. Si è capito cos’è un “monumento a scala urbana” dove il mattone, il muro, il giardino e tutti gli spazi aperti sotto le mura sono un unico sistema che è necessario trattare in modo contestuale e non disgiunto».
Ritorno al passato. Qualunque approccio progettuale, spiega Marri, «non può prescindere da questo concetto. È veramente triste constatare che dopo oltre venti anni si è tornati indietro e che in nome di un po’ di effimera pubblicità si preferisce ripartire ogni volta da zero».
Il paragone con Lucca. A Grosseto le mura non sono vissute, “sentite”come, per esempio, a Lucca. I fattori sono diversi. Quello storico ci ricorda che le Mura di Grosseto non sono state volute dai cittadini a difesa delle loro donne e delle loro case, ma sono un’opera difensiva voluta dai senesi prima e successivamente dai fiorentini. Sempre e comunque occupanti. L’elemento sociologico ha due aspetti: l’immigrazione che negli anni ha caratterizzato l’incremento demografico di questa città e ha comportato, sotto l’aspetto sociale e culturale, insieme un arricchimento ed un impoverimento ed il cambiamento negli stili di vita come l’andare fuori città appena possibile, trascorrere il tempo libero nei centri commerciali. «Parlo più da grossetano che da architetto essendo nato e vissuto in questa città e devo dire – riprende Marri – che la mancanza di senso di appartenenza rispetto ad altre realtà anche regionali, è evidente. Così come è cambiato un po’ dovunque e anche qui a Grosseto, il modo di vivere la città in forma sempre più indiretta. Le Mura oggi sono ignorate come è ignorato tutto il centro storico inteso come parte identitaria della città. La politica e l’urbanistica non può fare tutto ma deve almeno contrastare il fenomeno, sempre che si abbia consapevolezza della sua gravità. Invece negli ultimi anni l’unico interesse della cosa pubblica è stato quello di decentrare e fare tanti piccoli nuclei satellite ai margini della città, senza una logica. Ho sempre creduto nell’utopia del centro commerciale diffuso dentro le Mura, il progetto dei parcheggi fuori dalle Mura aveva un senso anche per quello, ma è troppo più facile progettare un nuovo quartiere ed un nuovo centro commerciale, piuttosto che intervenire sul tessuto esistente, più facile a tutti i livelli. Inoltre dobbiamo essere sinceri e fare una pesante autocritica sulla incapacità di progettare proprio in senso architettonico in questa città, e la mancanza di una classe dirigente capace di sobbarcarsi compiti che dovrebbero avere dirigenti di una città di quasi centomila abitanti.
«Il parcheggio? Un errore». Un esempio? «Il progetto del parcheggio Amiata è un errore madornale che ha contribuito ad affossare il progetto di riqualificazione dell’area. Tutto riconduce ad approssimazione, superficialità, mancanza di consapevolezza del sistema Mura, Soprintendenza compresa». A questa disattenzione verso il monumento cittadino si cerca rimedio con una miriade di proposte che vanno dalle eccellenze culinarie della zona a quelle etniche; dall’orto botanico al centro benessere passando per attività ludiche con la pista ciclabile in testa. «Questi atteggiamenti a mio avviso “dilettantistici”, in parte dovuti ad una rassegnazione per la mancanza di fondi, ma in parte, me lo lasci dire, ad una carenza di competenze e di personalità che vedo ogni anno più grave. E lo dico con cognizione di causa, mi creda. Io e Perin abbiamo acquisito in tutti questi anni un bagaglio di conoscenze teoriche e pratiche sulle Mura che non possono essere messe in discussione e che non è facile raggiungere in poco tempo».
Soluzioni. Lei che le Mura le conosce bene. Fuori e dentro. Sopra e sotto. Ha un progetto? «Nessuno ha la bacchetta magica, ma certo che ho un progetto per le Mura, anzi, ho un metodo di lavoro, ed ho la conoscenza che è alla base per un progetto consapevole». Forse queste Mura andrebbero ammirate ed amate per quello che sono... «Queste Mura sono Grosseto, andrebbero semplicemente amate in quanto essenza della città. Forse gli innamorati sono pochi, ma dovrebbero far valere di più la loro voce. Insieme, a prescindere dai ruoli».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
