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il sindaco vivarelli colonna 

«Penso spesso a Renato Pollini e al 4 novembre di 51 anni fa»

«Penso spesso a Renato Pollini e al 4 novembre di 51 anni fa»

GROSSETO. Antonfrancesco Vivarelli Colonna è nato tre anni dopo l’alluvione, primo sindaco della città a non aver vissuto quei giorni. «Ne ho sentito parlare tante volte – attacca - ho letto i libri...

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GROSSETO. Antonfrancesco Vivarelli Colonna è nato tre anni dopo l’alluvione, primo sindaco della città a non aver vissuto quei giorni. «Ne ho sentito parlare tante volte – attacca - ho letto i libri di Rotella e Bianciardi, di Bottinelli. L’anno scorso, in occasione del cinquantesimo anniversario, abbiamo compiuto, proprio con Il Tirreno e il Consorzio di Bonifica, uno sforzo di approfondimento e ricordo».

Ccosa pensa del legame tra la città e il fiume? La domanda è sempre la stessa: c’è ancora pericolo?

«Il legame tra l’Ombrone e la città è un rapporto complesso, viscerale, intriso di vita e morte. Oltre cinquant’anni fa il fiume causò danni incalcolabili per una città di provincia che si avviava lentamente verso il primo vero sviluppo. In quella tragedia, tuttavia, Grosseto si scoprì solidale, impegnata in un mutuo aiuto che, forse per la prima volta, si tradusse in una presa di coscienza identitaria per l’intera comunità».

Qual è oggi il compito di una istituzione come il Comune?

«Credo che oggi il compito di tutti, delle istituzioni in particolar modo, sia quello di riannodare i fili di una storia interrotta: è necessario fissare nella memoria collettiva e, in particolare nelle nuove generazioni, la forza di un popolo che ha sempre la mia stima e la mia ammirazione».

Le è mai capitato, magari passando nell’atrio del municipio, dove campeggia la sua fotografia, di immaginarsi l'allora sindaco Renato Pollini in quei giorni?

«Ci ho pensato spesso a chi era alla guida di Grosseto in quei giorni, in quei mesi. A cosa può aver provato: le notti insonni, le preoccupazioni, i disagi, la disperazione dei cittadini. E’ stata sicuramente la sfida più importante e delicata per l’amministrazione nel dopoguerra».

Oggi cosa può fare il Comune di Grosseto, di concreto?

«Guardi, resta la necessità imprescindibile di destinare risorse regionali e nazionali per interventi di prevenzione rispetto al rischio di nuove esondazioni. Dell’Ombrone, da anni ormai, non se ne occupa più il Comune ma un soggetto unico, il Consorzio di bonifica, che individua le risorse e mette a punto gli interventi previsti in un piano di idraulica fluviale».

Quanto è importante ricordare la data odierna?

«Ricordare è necessario proprio per fissare bene ciò che si può fare di più e di meglio, per far sì che il nostro patrimonio naturale, in questo caso il fiume Ombrone, sia evocato non più come una minaccia, ma come un bene, una ricchezza, un gioiello da preservare, da curare e soprattutto da vivere. E poi mi piace ricordare tutti coloro che il 4 novembre del 1966 e nelle settimane successive dimostrarono uno spirito tenace, nobile, generoso. Caratteristiche continuano a essere pietre fondanti della nostra comunità. Ecco che il futuro monumento a Santi Quadalti, che sorgerà a Braccagni e che la mia amministrazione ha fortemente voluto, va proprio in questa direzione» (g.b.)

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