Il Tirreno

Grosseto

Ombrone, un futuro tra vigilanza e turismo

di Gabriele Baldanzi
Ombrone, un futuro tra vigilanza e turismo

Il fiume sorvegliato speciale ma anche risorsa per la comunità

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Quando, come oggi, il 4 novembre cade in una giornata non piovosa, dopo dieci mesi di siccità senza precedenti, suona quasi paradossale celebrare questa ricorrenza. Il ricordo dell’alluvione si annacqua, si allontana, perde forza. Eppure, per chi allora viveva a Grosseto, per chi nel 1966 era già in grado di capire e ricordare, questa data – la data dell’alluvione – suona ancora come nefasta. Chi è nato dopo ne ha ascoltato, almeno una volta, i racconti: dell’evento e delle tragiche conseguenze. Insomma il 4 novembre, in città, non è una giornata qualunque. Sono passati 51 anni da quando Grosseto (e gran parte della Maremma), dopo incessanti piogge, si ritrovò sommersa dall’acqua. È stata l’ultima visita dell’Ombrone alla città. Il fiume straripò al mattino, rompendo gli argini nella zona del Berrettino, tra via de’Barberi e l’Aurelia, a sud dell’abitato. Il fiume, fino al giorno prima rintanato nel suo letto, coperto dalla vegetazione che al tempo ne incorniciava il corso, uscì e venne a trovare Grosseto. E non fu una visita di cortesia.

Era già successo altre volte. L’ultima giusto una ventina di anni prima, il 2 novembre 1944. Allora l’alluvione aveva colpito una città già provata e distrutta dai bombardamenti, dei quali in qualche modo completò l’opera.

Ieri del legame tra Grosseto e l’Ombrone abbiamo parlato con Fabio Bellacchi, presidente del Consorzio di Bonifica Toscana Sud, al quale abbiamo rivolto una sola domanda: esiste oggi la possibilità che il paesaggio, il colpo d’occhio offerto dalla Maremma, da Castiglione della Pescaia a Orbetello, ci riproponga un giorno, di nuovo, la cartolina dei secoli bui: un unico grande lago che si estende fino all’orizzonte? «Questo non potrà più succedere. È evidente - risponde il presidente - L’Ombrone tuttavia era e resta la nostra preoccupazione principale e ci lavoriamo costantemente. Le condizioni straordinarie che portarono all’inondazione di 51 anni fa non si sono più ripetute, ma la vigilanza deve restare alta. Oggi la situazione è cambiata: gli argini sono rinforzati nei punti critici e abbiamo pronti altri progetti per avviare l’escavo del fiume in aree che devono necessariamente essere messe in sicurezza». Il Consorzio di bonifica Toscana Sud in questo momento ha quindici cantieri aperti tra Siena e Grosseto. Ma l’Ombrone, a distanza di mezzo secolo dal disastro, non è più soltanto un serpentone che fa paura. Oggi c’è chi lavora per farne un’attrazione turistica. Quando si parla del cosiddetto “Contratto di fiume”, la parola va subito a Maurizio Zaccherotti dell’associazione Terramare. «È stato avviato – spiega – un processo partecipativo con l’obiettivo di istituire delle linee guida che portino al superamento dell’odierno approccio settoriale delle competenze e si creino le premesse per un contratto di fiume per l’Ombrone; dove, per ogni intervento, si tenga conto degli aspetti economici sociali, ambientali e culturali. Io credo che si debba ragionare in termini di comunità del fiume, non più di singoli comuni. Mi rendo conto che la gestione integrata è una questione complessa che richiede condivisione, conoscenze, professionalità e soprattutto passione e volontà. Si devono prevenire dissesti, disastri e al tempo stesso riqualificare e far vivere il bacino fluviale in maniera equilibrata, in tutte le sue potenzialità: dal turismo alle attività sportive. Noi lavoriamo per questo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web