Il Tirreno

Grosseto

Giallo di Potassa, via i sigilli a Villa Adua

di Francesca Gori
Giallo di Potassa, via i sigilli a Villa Adua

Sono passati quattro anni dalla scomparsa di Francesca: Bilella ha fatto ricorso in Cassazione, stasera il processo in tv

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GAVORRANO. Sono quattro anni che Eleonora e Giulio non incrociano il sorriso di loro madre. Sono quattro anni oggi che di Francesca Benetti, l’ex insegnante di educazione fisica in pensione che aveva scelto Follonica per rifarsi una vita, è scomparsa nel nulla. Uccisa da Antonino Bilella, come hanno scritto i giudici del tribunale di Grosseto nella sentenza di condanna all’ergastolo del custode di Villa Adua e come hanno confermato poi anche i togati della Corte d’Appello. Poco più di due settimane fa, quella grande casa a Potassa, che la donna aveva ereditato dopo la morte del marito, ha visto sparire i sigilli dei carabinieri che erano lì dal giorno in cui i militari del nucleo investigativo di Grosseto, con i colleghi della compagnia di Orbetello, erano andati a fare il primo sopralluogo in quelle stanze, dove la donna sarebbe stata uccisa proprio il 4 novembre 2013, giorno della sua scomparsa.

Il giudice ha firmato il decreto di dissequestro della villa, e le chiavi sono state restituite a Eleonora. È stata la figlia di Francesca, Eleonora, oggi poco più che ventenne, a presentarsi alla caserma dei carabinieri di Follonica per riprendere le chiavi e il decreto. La ragazza è stata nominata curatrice.

Intanto, l’avvocato di Antonino Bilella, il custode della villa accusato di aver ucciso e di aver fatto sparire il cadavere della donna, che ancora oggi non è stato trovato, ha fatto ricorso in Cassazione: i giudici della Suprema corta non hanno ancora emesso sentenza. In primo grado l’anziano era stato condannato all’ergastolo, che era stato poi confermato in Appello. E proprio questa sera, nel quarto anniversario della scomparsa della donna, su Rai Tre la trasmissione “Un giorno in Procura” porterà il pubblico nell’aula del tribunale di Grosseto per la terza puntata dedicata al processo.

Francesca Benetti sparì nel nulla dopo essere stata a Villa Adua. Quella mattina aveva appuntamento con il custode che l’aveva chiamata per discutere su alcuni lavori che erano stati fatti. Da quel momento in poi, però, della cinquantacinquenne si è persa ogni traccia, tranne quella piccolissima goccia di sangue sotto il pianale dell’auto del custode agrigentino. Una goccia di sangue di Francesca.

I carabinieri hanno cercato la donna ovunque: nei terreni vicini all’abitazione, nelle cave che si trovano tra Gavorrano e Massa Marittima, nei bacini, nei boschi. Di Francesca non si è trovato altro.

Fu il suo compagno, Aldo Scotto, a dare l’allarme ai carabinieri denunciando la scomparsa della donna. Da quel momento in poi Potassa diventò il centro delle indagini dei carabinieri, coordinati dai sostituti procuratori Salvatore Ferraro e Marco Nassi, chiamati a risolvere un mistero che ancora oggi, nonostante ci sia un colpevole e anche un movente, continua ad aleggiare su quella villa.

Gli specialisti del Ris, hanno fatto più sopralluoghi in quell’appartamento nel quale la donna, secondo l’accusa e secondo i giudici, è stata uccisa. Hanno trovato qualche traccia di sangue nonostante fosse stato lavato e nonostante appunto Bilella avesse cercato di far sparire tutto. Francesca sarebbe stata trascinata sul pavimento della villa, fino alla porta di casa. Poi sarebbe stata caricata nel bagagliaio dell’auto dell’uomo, quella vecchia Fiat Punto della quale solo qualche giorno dopo si sarebbe voluto sbarazzare. È lì che è rimasta quella traccia di sangue che ha fatto crollare il castello di bugie raccontate dall’uomo che anche durante l’udienza di Appello, ha chiesto di essere assolto.

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