Sicurezza
giudizio immediato
Picchia e minaccia la moglie davanti al figlio minorenne
ORBETELLO. Giudizio immediato (e quindi senza il filtro dell’udienza preliminare) per un uomo di 46 anni, muratore di mestiere, imputato di maltrattamenti nei confronti della moglie: percosse e...
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ORBETELLO. Giudizio immediato (e quindi senza il filtro dell’udienza preliminare) per un uomo di 46 anni, muratore di mestiere, imputato di maltrattamenti nei confronti della moglie: percosse e lesioni, minacce di morte. Al punto, secondo l’accusa, che la donna era stata costretta ad allontanarsi da casa con il figlio minore. Il tutto a partire dal lontano 2004.
Inizierà a giorni davanti al giudice Gian Marco De Vincenzi il processo nei confronti dell’uomo che abita nei dintorni di Orbetello. Un procedimento che segue di pochi mesi l’allontanamento dell’uomo dalla casa coniugale, come disposto dal gip Marco Mezzaluna. I fatti erano emersi negli ultimi giorni di luglio, quando alcune persone avevano chiesto l’intervento del 112 poiché una loro vicina di casa (la donna di 48 anni che la Procura ritiene vittima dei maltrattamenti) aveva gridato «Aiuto, chiamate i carabinieri». I militari avevano trovato la donna in casa, in lacrime, che aveva spiegato di essere stata picchiata dal marito, presente anche in quel momento. L’uomo aveva negato. Quando dalla camera accanto era arrivato il pianto di un bambino figlio di entrambi, impaurito, la pattuglia aveva chiamato il 118 e la donna e il piccolo, non ancora dieci anni, erano stati portati all’ospedale. I carabinieri avevano poi ascoltato la versione della donna, che aveva riporato 10 giorni di guarigione: e questa aveva raccontato di litigi continui, iniziati addirittura 13 anni prima. Vi erano stati alcuni episodi di lesioni (2010 e 2015). E il giorno dell’intervento dei carabinieri c’era stata una discussione perché il marito avrebbe preteso di avere da lei la metà del denaro della rata mensile del mutuo della loro abitazione (270 euro): richiesta impossibile perché la donna, tra l’altro in condizioni fisiche precarie, non svolgeva lavori stabili. E da queste parole la reazione dell’uomo: offese («stupida, prostituta, passa, psicopatica, ti butto dal balcone») e botte, anche un calcio nel petto. Il figlio maggiorenne aveva confermato le liti continue e lo stato di terrore in cui viveva il fratellino.
Il gip aveva ricavato l’esistenza di un «clima violento, fatto di aggressioni fisiche e pressioni psicologiche nei confronti della moglie», tale da causare anche l’interessamento del servizio sociale nei confronti del bambino. E il giudice aveva accolto la richiesta di allontanare l’uomo dall’abitazione, dalla moglie e dal figlio minorenne. Interrogato dallo stesso giudice, come di prassi in esecuzione di misure, l’uomo si era avvalso della facoltà di non rispondere.
La donna, assistita dall’avvocato Walter De Santis, ha nel frattempo sporto querela, anche perché il marito era rimasto nell’abitazione nonostante il provvedimento del giudice (la donna e il figlio erano andati da amici) e aveva prelevato tutto il denaro dal conto corrente comune, lasciando la moglie e il piccolo senza mezzi di sostentamento.
Una prima udienza si è tenuta l’altro giorno ma deve essere trovato un nuovo difensore, poiché il primo ha rinunciato al mandato. Il giudice ha così aggiornato il processo.
Pierluigi Sposato
Inizierà a giorni davanti al giudice Gian Marco De Vincenzi il processo nei confronti dell’uomo che abita nei dintorni di Orbetello. Un procedimento che segue di pochi mesi l’allontanamento dell’uomo dalla casa coniugale, come disposto dal gip Marco Mezzaluna. I fatti erano emersi negli ultimi giorni di luglio, quando alcune persone avevano chiesto l’intervento del 112 poiché una loro vicina di casa (la donna di 48 anni che la Procura ritiene vittima dei maltrattamenti) aveva gridato «Aiuto, chiamate i carabinieri». I militari avevano trovato la donna in casa, in lacrime, che aveva spiegato di essere stata picchiata dal marito, presente anche in quel momento. L’uomo aveva negato. Quando dalla camera accanto era arrivato il pianto di un bambino figlio di entrambi, impaurito, la pattuglia aveva chiamato il 118 e la donna e il piccolo, non ancora dieci anni, erano stati portati all’ospedale. I carabinieri avevano poi ascoltato la versione della donna, che aveva riporato 10 giorni di guarigione: e questa aveva raccontato di litigi continui, iniziati addirittura 13 anni prima. Vi erano stati alcuni episodi di lesioni (2010 e 2015). E il giorno dell’intervento dei carabinieri c’era stata una discussione perché il marito avrebbe preteso di avere da lei la metà del denaro della rata mensile del mutuo della loro abitazione (270 euro): richiesta impossibile perché la donna, tra l’altro in condizioni fisiche precarie, non svolgeva lavori stabili. E da queste parole la reazione dell’uomo: offese («stupida, prostituta, passa, psicopatica, ti butto dal balcone») e botte, anche un calcio nel petto. Il figlio maggiorenne aveva confermato le liti continue e lo stato di terrore in cui viveva il fratellino.
Il gip aveva ricavato l’esistenza di un «clima violento, fatto di aggressioni fisiche e pressioni psicologiche nei confronti della moglie», tale da causare anche l’interessamento del servizio sociale nei confronti del bambino. E il giudice aveva accolto la richiesta di allontanare l’uomo dall’abitazione, dalla moglie e dal figlio minorenne. Interrogato dallo stesso giudice, come di prassi in esecuzione di misure, l’uomo si era avvalso della facoltà di non rispondere.
La donna, assistita dall’avvocato Walter De Santis, ha nel frattempo sporto querela, anche perché il marito era rimasto nell’abitazione nonostante il provvedimento del giudice (la donna e il figlio erano andati da amici) e aveva prelevato tutto il denaro dal conto corrente comune, lasciando la moglie e il piccolo senza mezzi di sostentamento.
Una prima udienza si è tenuta l’altro giorno ma deve essere trovato un nuovo difensore, poiché il primo ha rinunciato al mandato. Il giudice ha così aggiornato il processo.
Pierluigi Sposato
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