Il Tirreno

Grosseto

«Centinaia di posti a rischio»

di Giulia Sili
«Centinaia di posti a rischio»

I timori di Uiltec sui lavoratori di Venator. «Sui gessi rossi ancora nessuna soluzione»

3 MINUTI DI LETTURA





GAVOPRRANO. Sul piatto ci sarebbe la perdita di un centinaio di posti di lavoro: sarebbe questa la paura più grande di chi lavora all’interno dell’azienda Venator.

Di mesi ne sono passati molti dal 6 febbraio, giorno in cui si è tenuto il primo incontro del dibattito pubblico – il percorso partecipato voluto dal Comune di Gavorrano e dall’azienda e che ha portato alla stesura di un rapporto sul possibile utilizzo dei gessi rossi per il ripristino morfologico delle due grandi cave di proprietà privata presenti nel territorio di Gavorrano – ma da allora le voci sembrano essersi moltiplicate e amplificate in un groviglio di intenzioni che non trovano accordo.

E adesso a parlare sono i sindacalisti del gruppo aziendale Uiltec: «Il “dibattito pubblico” per l’individuazione delle cave da ripristinare con l’utilizzo dei gessi, a tutt’oggi non ha prodotto risultati apprezzabili» dicono.

«Purtroppo, nonostante tutti gli incontri previsti dal dibattito pubblico siano terminati, siano state ascoltate le istituzioni, i professori universitari, gli esperti di tutte le specializzazioni, i geologi e gli ambientalisti e siano state ascoltate anche tutte le risposte e le spiegazioni possibili con dati, statistiche e ipotesi, siamo arrivati alla conclusione che i siti individuati erano e rimangono idonei e che necessitano del ripristino ambientale».

Ad oggi però non esiste ancora una scelta univoca: «Nonostante questo ad oggi nessuna decisione è stata presa anzi, si moltiplicano i comitati e si svegliano nuovi e vecchi personaggi, che cercano, a nostro avviso, tutti i pretesti possibili per non decidere o far decidere sfruttando il tutto per farsi pubblicità gratuita ed ignorando che la questione non si affronta oggi per la prima volta ma è stata ampiamente sviscerata e dibattuta» dicono.

La Uiltec pretende adesso di arrivare a una decisione chiedendo di parlare soltanto a coloro che al dibattito pubblico hanno effettivamente preso parte: secondo il gruppo aziendale sarebbero molti quelli intervenuti sull’argomento solo per interesse personale «davanti alla possibile perdita di centinaia di posti di lavoro».

Secondo il gruppo aziendale il rischio sarebbe proprio quello di ostacolare o indebolire il percorso industriale della Venator.

«Gravissimo, a nostro avviso, sarebbe che, ancora una volta, le istituzioni, la burocrazia, la miopia politica, cavalcassero la debolezza del sistema per qualche poltrona, senza farsi carico di un processo industriale che se indebolito creerebbe una crisi socio economica irreversibile per il territorio tutto e più in generale per la Toscana».

L’obiettivo primario adesso è quello della salvaguardia dei posto di lavoro all’interno dell’industria.

Intanto però intorno all’argomento gessi rossi continuano a muovere passi da gigante i comitati sorti in difesa dell’ambiente: è il caso del comitato a difesa del fiume Bruna che proprio in questi giorni ha presentato un ricorso al Tar della Toscana chiedendo l’annullamento dell’intero dibattito pubblico.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze