Attenzione
in piazza del popolo fino all’epifania
Un giardino suona sulla laguna
di Giovanna Mezzana
Agostini realizza il suo Botanical Dry Garden “in miniatura”
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ORBETELLO. Se sulla laguna soffierà il vento, udirai il suono dell’arpa. E se oggi – ma hai tempo fino all’Epifania – ti recherai in piazza del Popolo, non la riconoscerai: su 500 metri quadrati di “slargo” urbano, cittadino, sono spuntati trentaquattro cipressi alti sei metri e, qua e là, c’è un bouquet di più di mille piante diverse. È un giardino. È un teatro. È un’agorà.
È il Giardino della Musica (così l’ha battezzato l’assessora Maddalena Ottali) cresciuto – in otto giorni di duro lavoro – in riva alla laguna e che verrà inaugurato oggi alle 18. È un dono (nel senso vero del termine, cioè a costo zero) per la città-culla dei fenicotteri rosa. Arriva da Luca Agostini, amministratore dello storico vivaio “Mates Piante” – che si trova lungo l’Amiatina, a cavallo tra Albinia e Magliano in Toscana – e creatore del Botanical Dry Garden, che significa orto botanico asciutto, cioè un giardino che per essere rigoglioso, fiorito e bellissimo non ha bisogno di essere irrigato.
Agostini con la moglie Roberta e un team di collaboratori ha ricreato in piazza del Popolo un teatro sullo stile di quello che si apre nel cuore del loro Botanical Dry Garden, quello sull’Amiatina. C’è una grande quinta di cipressi che disegna lo spazio del teatro, il palco sullo sfondo e le sedute fatte con il materiale di recupero delle serre della Mates. «Al Comune ho chiesto – dice Agostini – che qui si possano esibire giovani. Con musica, performance, ma anche solo per parlare: di loro o ciascuno di sé. Vorrei che fosse “trattato” come un’agorà. Ci tengo, insomma, a che venga “usato”». Vuoi entrare nell’agorà? Basta iscriversi in una lista tenuta a Palazzo civico.
E allora entriamo nel Giardino della Musica. A sinistra dell’ingresso, c’è un salotto (che potrà essere utilizzato anche in caso di pioggia). Cammini sul ghiaino in mezzo a cuscini e ciuffi di piante e fiori mediterranei: e sarai travolto da un insolito giardino (dal titolo del progetto). Esplosioni musicali ti colgono all’improvviso. Salotti con bracieri accesi ti invitano alla seduta. Non resisti dal guardare dentro ad uno scrigno segreto che di notte si illuminerà: è l’installazione di un artista milanese, è un curioso pentagramma dove al posto delle note ci sono le piante e che custodisce piantine (fiorite) di erodium manescavii.
Qua e là si muovono pennacchi rosa: è il pennisetum setaceum, una delle tante meraviglie che la Natura ci regala. E poi c’è l’arpa: è stata installata un’arpa eolica orientata verso i venti dominanti e quando Eolo soffierà sulla laguna, dall’arpa si liberano suoni dolcissimi. E qui probabilmente ti fermerai, in silenzio: “perché dove le parole finiscono, comincia la musica”, così si legge in uno dei tanti aforismi disseminanti nel Giardino.
Chi ha avuto la fortuna di entrare nel Botanical Dry Garden di Luca e Roberta – quello sull’Amiatina – in piazza del Popolo riconoscerà la cifra: in miniatura. Facciamo un passo indietro, torniamo a luglio, quando il giardino asciutto venne inaugurato durante una straordinaria serata in cui all’improvviso spuntò l’attore Alessandro Gassmann, amico ed estimatore dell’orto botanico asciutto. Chiudi gli occhi: dal ruscello si alza il gracchiare delle ranocchie, dai cipressi sale la musica del violino; e mentre calchi il morbido tappeto erboso, ti viene in mente il carme di Catullo a Fabullo: pregherai gli dei che ti facciano tutto naso. Apri gli occhi e ti viene un incontenibile desiderio di lasciarti andare su uno dei tanti cuscini fatti da un’incredibile varietà di piante. Il Botanical Dry Garden, con il suo anfiteatro, è un concerto di sensi.
È il Giardino della Musica (così l’ha battezzato l’assessora Maddalena Ottali) cresciuto – in otto giorni di duro lavoro – in riva alla laguna e che verrà inaugurato oggi alle 18. È un dono (nel senso vero del termine, cioè a costo zero) per la città-culla dei fenicotteri rosa. Arriva da Luca Agostini, amministratore dello storico vivaio “Mates Piante” – che si trova lungo l’Amiatina, a cavallo tra Albinia e Magliano in Toscana – e creatore del Botanical Dry Garden, che significa orto botanico asciutto, cioè un giardino che per essere rigoglioso, fiorito e bellissimo non ha bisogno di essere irrigato.
Agostini con la moglie Roberta e un team di collaboratori ha ricreato in piazza del Popolo un teatro sullo stile di quello che si apre nel cuore del loro Botanical Dry Garden, quello sull’Amiatina. C’è una grande quinta di cipressi che disegna lo spazio del teatro, il palco sullo sfondo e le sedute fatte con il materiale di recupero delle serre della Mates. «Al Comune ho chiesto – dice Agostini – che qui si possano esibire giovani. Con musica, performance, ma anche solo per parlare: di loro o ciascuno di sé. Vorrei che fosse “trattato” come un’agorà. Ci tengo, insomma, a che venga “usato”». Vuoi entrare nell’agorà? Basta iscriversi in una lista tenuta a Palazzo civico.
E allora entriamo nel Giardino della Musica. A sinistra dell’ingresso, c’è un salotto (che potrà essere utilizzato anche in caso di pioggia). Cammini sul ghiaino in mezzo a cuscini e ciuffi di piante e fiori mediterranei: e sarai travolto da un insolito giardino (dal titolo del progetto). Esplosioni musicali ti colgono all’improvviso. Salotti con bracieri accesi ti invitano alla seduta. Non resisti dal guardare dentro ad uno scrigno segreto che di notte si illuminerà: è l’installazione di un artista milanese, è un curioso pentagramma dove al posto delle note ci sono le piante e che custodisce piantine (fiorite) di erodium manescavii.
Qua e là si muovono pennacchi rosa: è il pennisetum setaceum, una delle tante meraviglie che la Natura ci regala. E poi c’è l’arpa: è stata installata un’arpa eolica orientata verso i venti dominanti e quando Eolo soffierà sulla laguna, dall’arpa si liberano suoni dolcissimi. E qui probabilmente ti fermerai, in silenzio: “perché dove le parole finiscono, comincia la musica”, così si legge in uno dei tanti aforismi disseminanti nel Giardino.
Chi ha avuto la fortuna di entrare nel Botanical Dry Garden di Luca e Roberta – quello sull’Amiatina – in piazza del Popolo riconoscerà la cifra: in miniatura. Facciamo un passo indietro, torniamo a luglio, quando il giardino asciutto venne inaugurato durante una straordinaria serata in cui all’improvviso spuntò l’attore Alessandro Gassmann, amico ed estimatore dell’orto botanico asciutto. Chiudi gli occhi: dal ruscello si alza il gracchiare delle ranocchie, dai cipressi sale la musica del violino; e mentre calchi il morbido tappeto erboso, ti viene in mente il carme di Catullo a Fabullo: pregherai gli dei che ti facciano tutto naso. Apri gli occhi e ti viene un incontenibile desiderio di lasciarti andare su uno dei tanti cuscini fatti da un’incredibile varietà di piante. Il Botanical Dry Garden, con il suo anfiteatro, è un concerto di sensi.
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