Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore, un altro altolà dal Tar

di Paola Villani
Inceneritore, un altro altolà dal Tar

Emissioni di diossina: dopo gli sforamenti del 2013 la Provincia riautorizzò l’impianto. Per i giudici salute non tutelata

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FOLLONICA. «Un consistente livello di esposizione della popolazione coinvolta dall’impianto, livello di esposizione che non è stato valutato e considerato adeguatamente in sede di rilascio dell’autorizzazione». E ancora: «Gli inquinanti che sono stati emessi in maniera significativa dalle industrie presenti sul territorio risultano idrocarburi, policiclici aromatici e diossine, la cui sorgente emissiva più importante è l’inceneritore».

Il Comune di Follonica vince al Tar il ricorso contro la Provincia di Grosseto per la concessione nel 2013 delle autorizzazioni alla Scarlino Energia. Ma più che una vittoria la sentenza ha il sapore di una grande sconfitta: in più punti i giudici del Tar sottolineano infatti la mancanza in tutti questi anni di un’indagine epidemiologica. «Assume, infatti, valenza assorbente quanto meno la circostanza che lo stato di salute delle popolazioni coinvolte e le condizioni dei corpi idrici presenti nell’area interessata dallo stabilimento in questione non siano stati convenientemente disaminati e considerati, con conseguente sussistenza al riguardo dei dedotti vizi di difetto di istruttoria e di motivazione». Così spiegano dal tribunale amministrativo toscano.

La causa risale al 2013 quando il Comune di Follonica decise di presentare ricorso al Tar per contrastare la decisione della Provincia di Grosseto di concedere nuovamente il nulla osta alla Scarlino Energia dopo il fermo disposto in conseguenza del rilievo di Arpat del maggio di quell’anno di sforamento dei limiti di emissione delle diossine previsti nell’Autorizzazione ambientale integrata (Aia) rilasciata nel 2012 e anch’essa impugnata dal Comune di Follonica con ricorso accolto dal Consiglio di Stato nel 2015. «Inoltre, da elementi ben più recenti (nota dell’Asl 9), consta che “gli inquinanti che sono stati emessi in maniera significativa dalle industrie presenti sul territorio risultano idrocarburi, policiclici aromatici e diossine, la cui sorgente emissiva industriale più importante è l’inceneritore di Scarlino Energia” - si legge nella sentenza - Pertanto, a fronte delle numerose e documentate circostanze di sforamento dei vari valori di riferimento per l’inquinamento, sia dell’aria che dei corpi idrici, l’affermazione di carattere generale del soggetto proponente l’iniziativa (secondo la quale “nella sostanza non verranno apportate sostanziali modifiche ai processi degli impianti come attualmente configurati”) doveva essere seguita da una specifica attività istruttoria, in ordine agli effettivi agenti inquinanti già presenti e alla potenziale incidenza che su di essi si sarebbe potuta riscontrare a seguito dello svolgimento dell’attività».

I giudici accolgono l’istanza del Comune in merito all’assenza di uno studio epidemiologico adeguato perché i dati proposti dall’azienda sono vecchi e non possono essere raffrontati con quelli ricavati dall’indagine dell’Asl, che comprende il periodo 2000-2009. «Indagine che l’Asl definisce peraltro non ottimale e dalla quale si rileva che nel lasso di tempo considerato sussisterebbe un incremento del 36% dei tumori alla vescica per la popolazione maschile e del 117% per quella femminile, oltreché un sensibile incremento di nascite premature e di ricoveri per linfoma non-Hodgkin». Anche tutta l’istruttoria relativa al Canale Solmine va considerata inadeguata. «Ancora una volta il Tar conferma le nostre preoccupazioni» dice il sindaco Andrea Benini. «Più che una vittoria è un triste segnale che non è stata al tempo tutelata la salute pubblica», ribatte Mario Monciatti, presidente del Comitato per il No all’inceneritore.

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