Il Tirreno

Grosseto

Gli antichi seccatoi tornano a vivere

di Giulia Sili
Gli antichi seccatoi tornano a vivere

L’anziano proprietario ha insegnato il mestiere a un gruppo di giovani: le castagne vengono trattate come nel 1700

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MONTIERI. Piccoli edifici in pietra del 1700 immersi nel bosco di castagni: i seccatoio, un tempo risorsa fondamentale della montagna, oggi tornano in vita grazie alla passione di alcuni ragazzi che nel Comune di Montieri hanno scelto di riscoprire una tradizione antica.

Non si può improvvisare: il lavoro è lungo e delicato, il risultato è una farina di castagne che, dai dolci ai piatti salati, sempre di più sta tornando presente nella cucina locale. Per essiccare i frutti autunnali servono dai 40 ai 60 giorni, il fuoco va acceso nella camera bassa mentre al piano superiore, separate da una grata in legno, vengono sistemate le castagne appena raccolte. Il fuco è l’ingrediente principale: deve essere di legno di castagno ma non deve avere fiamma viva per non rendere amara e scura la farina, serve quindi costante controllo per tutto il procedimento che dura molti giorni – ogni mattina è necessario preparare e ravvivare il tutto – e una volta terminata l’essiccazione si procede alla trebbiatura. Sono tre i seccatoio che ad oggi sono tornati a funzionare tra le varie frazioni del Comune e uno di questi è gestito da quello che si sta costituendo come “progetto di cooperativa di comunità”: un modello di organizzazione sociale in cui i cittadini si riscoprono produttori e fruitori di beni e servizi; un organismo, nato nell’Appennino Tosco emiliano, utile in quei luoghi dove lo spopolamento ha contribuito alla perdita dei servizi. Sono ragazzi di Pisa, Siena, Massa Marittima e Milano che si sono trasferiti a Montieri e da quest’anno hanno preso in gestione il vecchio seccatoio di Pietro Persiani, ristrutturato nel 2006 grazie al contributo dell’Associazione Castagna Alta Maremma.

È stato lo stesso anziano proprietario ad insegnare ai giovani i trucchi del mestiere: «Da quest’anno abbiamo noi la gestione completa del seccatoio – spiegano – Ci occupiamo del fuoco, della qualità delle castagne e della trebbiatura. Ci teniamo che a Gerfalco si produca farina di ottima qualità». C’è poi il seccatoio di Travale anche questo gestito da giovani della zona e quello di Boccheggiano, tenuto in vita da alcuni anni dal fornaio Andrea Montomoli che con la sua farina di castagne realizza una linea di prodotti conosciuti in tutto il territorio. «Fino a qualche anno fa questo mestiere non esisteva più – spiega il sindaco Nicola Verruzzi – ma questa ripresa dell’attività denota che sta tornando in auge un settore interessante. Noi cerchiamo di favorirlo tramite il premio nazionale delle farine che raduna i castanicoltori da molte parti d’Italia, c’è poi il progetto in collaborazione con l’associazione la Castagna per favorire la presa in carico dei castagneti abbandonati. Tutte queste iniziative hanno contribuito a riattivare una tradizione ma anche una possibile economia».

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