Il Tirreno

Grosseto

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A zig zag tra le buche dell’Aurelia sud

di Francesca Ferri
Dossi, buche, crepe: ecco l'Aurelia a sud di Grosseto (foto Enzo Russo)
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Dossi, buche, crepe: ecco l'Aurelia a sud di Grosseto (foto Enzo Russo)

Tra Grosseto e Fonteblanda è un alternarsi di (pochi) tratti decenti e (molti) in pessime condizioni. E una selva di cartelli

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GROSSETO. Il proposito era quello di prendere a campione un tratto di Aurelia a sud di Grosseto, tra il capoluogo e Fonteblanda, e di contare le buche sull’asfalto per avere un’idea di cosa significhi guidare qui, nella strada che più di ogni altra in provincia fa registrare incidenti e morti, in attesa che ci si decida a dare agli automobilisti una strada sicura.

Una, due, tre buche... L’impresa si rivela impossibile, tanti sono i dislivelli, le crepe, i dossi.

Alla fine per avere un’idea di cosa significhi transitare in questi 48 chilometri (24 verso sud e altrettanti per tornare in città), basta contare i cartelli che segnalano la strada deformata – quelli triangolari con la doppia cunetta – che spuntano dappertutto, appena dopo un incrocio, sul ciglio della strada, attaccati a un palo. Come se, anche chi dovrebbe sistemare l’asfalto, abbia gettato la spugna e, invece di metter mano alle buche, abbia piantato un cartello. E pace.

Il percorso di esplorazione dell’Aurelia parte lasciando Grosseto da sud. Il primo tratto è la provinciale Spadino. Asfalto decente, a parte una scacchiera di tombini, alcuni infossati, e qualche toppa prima del ponte.

L’ingresso nell’Aurelia dà il “benvenuto” con due cartelli che non promettono niente di buono: il primo segnala dossi, il secondo la fine della quattro corsie. E pazienza se questa è l’arteria principale lungo costa.

Prima della curva c’è il primo cartello di strada dissestata (per i successivi tre chilometri) su sfondo arancione, ma non c’è nessun cantiere aperto e i chilometri dissestati si riveleranno molti di più. Qualche toppa sull’asfalto, ed ecco un cartello gemello. Sarà così per tutto il viaggio. Delle buche in mezzo alla corsia portano alla curva poco prima dell’uscita per Alberese Rispescia, poi l’asfalto migliora.

Al chilometro 173 e 6 la prima piazzola. Per questa, e le successive, vien da sperare che non si buchi mai una ruota: sporcizia ovunque, asfalto scrostato. Insomma: non un bel posto dove fermarsi. L’occhio cade però sullo scalino che separa il fondo stradale e il livello della piazzola, circa 10 centimetri più in basso. È il segno evidente di varie stratificazioni di asfalto, che però non sono servite a garantire agli automobilisti una strada liscia.

Rientrando in carreggiata, si viene accolti dall’immancabile cartello di strada dissestata, seguito da uno che indica strada sdrucciolevole per pioggia e attraversamento animali selvatici. Da fare gli scongiuri.

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Il viaggio procede verso Fonteblanda con alterna fortuna, tra tratti migliori e peggiori. La solita giungla di cartelli di strada dissestata, da cantiere e no, e il guard rail a singhiozzo. La strada peggiora di netto poco prima do Fonteblanda. Anche lo spartitraffico è davvero malmesso.

Non va meglio una volta rientrati sull’Aurelia, verso Grosseto.

La corsia nord sembra messa anche peggio. L’asfalto non è sciupato solo al centro della strada, ma anche ai bordi. E non ci sono solo buche e crepe, ma avvallamenti che fanno sussultare gli ammortizzatori. Poco prima del km 160 c’è pure un vecchio cippo chilometrico scalzato e rovesciato a bordo strada.

Il colpo d’occhio è desolante, per non parlare della scomodità del viaggio, e cozza con il meraviglioso panorama intorno. I monti dell’Uccellina a sinistra, le colline a destra. Possibile che la strada per un tale paradiso sia così malconcia? Ma il peggio deve venire. I tre cartelli che indicano le uscite per il Parco della Maremma sono sbiaditi, sporchi: illeggibili. Si vedono bene, invece, quelli che – ancora – segnalano la strada dissestata. Al chilometro 164, addirittura, uno di quelli da cantiere è montato su un palo fisso. Viene da pensare che lo stesso modello su sfondo bianco fosse finito, tanti erano i punti pericolosi da segnalare.

Il rientro a Grosseto non è meno spiacevole, con l’asfalto sulla rampa che è un gruviera.

Finalmente, però, la città. Ma che città? Se sfugge il piccolo cartello appena dopo il ponte, infatti, si arriva alle Quattro strade dove campeggia l’enorme braccio che un tempo sorreggeva la scritta Grosseto. Il cartello non c’è più, la megastruttura sì. E, sotto, l’asfalto cittadino, anch’esso con le buche e buchette. Ma questo è un altro viaggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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