Il Tirreno

Grosseto

Picchiò la madre per i soldi

Francesca Gori
Picchiò la madre per i soldi

Condannato a due anni di carcere: aveva subito un intervento alla testa ma era capace di intendere

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FOLLONICA. Il giudice per l’udienza preliminare Marco Mezzaluna ha condannato un uomo, che oggi ha 57 anni, a due anni di carcere e 800 euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare, con la sospensione condizionale della pena.

Tutto è cominciato dopo che l’uomo, che viveva con la madre ultranovantenne, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico alla testa. Fino ad allora, la sua vita e quella della donna, erano scorse senza grandi scossoni. Poi però, quell’intervento aveva cambiato la loro esistenza: l’uomo era diventato violento e aveva cominciato a picchiare la madre che era dovuta ricorrere anche alle cure del pronto soccorso. Il motivo era sempre lo stesso: l’uomo voleva soldi, e voleva che la donna glieli desse ogni volta che ne aveva bisogno.

Minacce di morte, sputi, calci e pugni, tirate di capelli: il cinquantasettenne più volte aveva messo le mani addosso alla donna, le aveva tirato oggetti e sigarette accese, aveva spaccato i suppellettili della loro abitazione, aveva danneggiato i televisori, i telefoni, i vasi, le lampade che stavano sul comodino. Una volta, le aveva messo un cuscino sul volto, premendolo e dicendole che la sua fine sarebbe stata quella di morire ammazzata. Morire per mano dell’uomo.

La donna, che ha 92 anni, più volte era stata costretta sotto minaccia di essere picchiata di nuovo o di essere ammazzata, a rivolgersi alla filiale della sua banca per ottenere un anticipo sulla pensione che avrebbe riscosso qualche giorno dopo.

Ad aprile del 2014, dopo quasi un anno e mezzo d’inferno, l’anziana era tornata in banca e aveva raccontato quello che le stava accadendo e perché avrebbe dovuto prendere quei soldi prima del tempo. Una funzionaria dell’ufficio aveva segnalato questa situazione ai carabinieri che sono intervenuti subito e arrestando il cinquantasettenne, dopo che la madre, distrutta da questa situazione, aveva raccontato tutto ai militari.

L’uomo, difeso dall’avvocato Marco De Stasio, è stato condannato: secondo il perito del tribunale infatti, quando ha compiuto quegli atti era capace di intendere e volere.


 

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