Proteste
Peep Pizzetti, scintille tra sindaco e M5s
di Francesca Ferri
Dopo l’invito dei grillini a non versare il maxiconguaglio, botta e risposta sulla richiesta di saldare i 6,9 milioni di euro
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GROSSETO. Che l’idillio fosse finito, e a colpi di insulti, i grossetani se n’erano accorti a marzo. Quella volta tra il sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna e il Movimento 5 stelle volarono stracci sulla gestione dei rifiuti, sulla quale appena un anno prima, in preballottaggio, pentastellati e allora candidato sindaco del centrodestra erano andati a braccetto. Ieri anche l’altro tema su cui c’era intesa tra Vivarelli Colonna e grillini è saltato. E con termini altrettanto veementi da parte del primo.
Il tema è quello del Peep Pizzetti e dei 6,9 milioni di euro che circa trecento famiglie e otto cooperative edilizie sono chiamate a pagare per il conguaglio dei terreni, espropriati alle sorelle Cavalli sottocosto rispetto al valore, poi riconosciuto dalla Corte d’Appello.
La vicenda si trascina dal 2008 e, ora che la scadenza è arrivata, il M5s, che sotto la passata amministrazione – sempre dall’opposizione – ha fatto del Peep Pizzetti uno dei cavalli di battaglia, invita i cittadini a non pagare.
Vivarelli Colonna si rivolge ai cinquestelle accusandoli di «ormai conclamata ignoranza e incompetenza», di «istigare i cittadini a commettere un reato» e attribuendo loro «una vera e propria pericolosità sociale». L’invito a non pagare è, per il sindaco, «una soluzione chiaramente contro la legge».
Vivarelli Colonna ricorda le nove ordinanze con le quali il Consiglio di Stato ha respinto le istanze cautelari proposte dalla società cooperativa edilizia La Prima Casa e da alcuni assegnatari degli immobili Peep inseriti nei lotti realizzati dalla società. Ricorda poi che «le sentenze del Tar impugnate in questi ricorsi» definendole «pertanto esecutive» e questo conferisce, secondo il sindaco, al Comune «l’obbligo di procedere alla relativa esecuzione così come statuito nelle ordinanze del Consiglio di Stato medesime». Le altre cinque cooperative edilizie (Comit, Cograe, Etrusca, La Nuova Grosseto, l’Eclisse e Serenissima) – prosegue la nota del Comune – «hanno rinunciato all’istanza cautelare. Il Comune pertanto ha il preciso obbligo, sancito dal giudice di legittimità, di procedere al recupero dei conguagli e delle spese di giudizio, verificandosi altrimenti un danno erariale a carico della intera collettività, che sarebbe sanzionato dalla Corte dei Conti; quest’ultima, infatti, procederà senz’altro nei prossimi tempi a indagine sui recuperi effettuati dall’amministrazione».
«Affermare che nessun giudice ha imposto di pagare è come dire che i cittadini pagano le tasse solo se lo dice una sentenza passata in giudicato – commenta Fabrizio Rossi, assessore alle Aree Peep –: una aberrazione dal punto di vista giuridico e costituzionale. Si continua a fuorviare i cittadini, ma al momento l’unica cosa certa è che in molti casi chi ha fatto ricorso ha perduto in primo grado e ha dovuto pagare anche le spese legali sostenute dal Comune». Due giorni fa Rossi aveva definito «insensato invitare alla disobbedienza fiscale».
A queste accuse, però, il M5s non ci sta. «Le tasse sono un obbligo che grava sui cittadini, mentre qui il Comune sta chiedendo di pagare un conguaglio, che è un corrispettivo di natura civilistica, un obbligo che grava eventualmente su qualcuno sulla base di un contratto. È cosa ben diversa», dice Claudio Fiori, attivista del M5s. «La differenza è che mentre le tasse le devi pagare, i corrispettivi no – prosegue – quindi non stiamo invitando a disobbedire e non incitiamo a un reato, ma diciamo ai cittadini: non pagate perché secondo noi non avete l’obbligo di farlo». Un chiarimento, conclude Fiori, che «può forse chiarire anche le incomprensioni del sindaco che ha un assessore che confonde tasse e corrispettivi».
Il tema è quello del Peep Pizzetti e dei 6,9 milioni di euro che circa trecento famiglie e otto cooperative edilizie sono chiamate a pagare per il conguaglio dei terreni, espropriati alle sorelle Cavalli sottocosto rispetto al valore, poi riconosciuto dalla Corte d’Appello.
La vicenda si trascina dal 2008 e, ora che la scadenza è arrivata, il M5s, che sotto la passata amministrazione – sempre dall’opposizione – ha fatto del Peep Pizzetti uno dei cavalli di battaglia, invita i cittadini a non pagare.
Vivarelli Colonna si rivolge ai cinquestelle accusandoli di «ormai conclamata ignoranza e incompetenza», di «istigare i cittadini a commettere un reato» e attribuendo loro «una vera e propria pericolosità sociale». L’invito a non pagare è, per il sindaco, «una soluzione chiaramente contro la legge».
Vivarelli Colonna ricorda le nove ordinanze con le quali il Consiglio di Stato ha respinto le istanze cautelari proposte dalla società cooperativa edilizia La Prima Casa e da alcuni assegnatari degli immobili Peep inseriti nei lotti realizzati dalla società. Ricorda poi che «le sentenze del Tar impugnate in questi ricorsi» definendole «pertanto esecutive» e questo conferisce, secondo il sindaco, al Comune «l’obbligo di procedere alla relativa esecuzione così come statuito nelle ordinanze del Consiglio di Stato medesime». Le altre cinque cooperative edilizie (Comit, Cograe, Etrusca, La Nuova Grosseto, l’Eclisse e Serenissima) – prosegue la nota del Comune – «hanno rinunciato all’istanza cautelare. Il Comune pertanto ha il preciso obbligo, sancito dal giudice di legittimità, di procedere al recupero dei conguagli e delle spese di giudizio, verificandosi altrimenti un danno erariale a carico della intera collettività, che sarebbe sanzionato dalla Corte dei Conti; quest’ultima, infatti, procederà senz’altro nei prossimi tempi a indagine sui recuperi effettuati dall’amministrazione».
«Affermare che nessun giudice ha imposto di pagare è come dire che i cittadini pagano le tasse solo se lo dice una sentenza passata in giudicato – commenta Fabrizio Rossi, assessore alle Aree Peep –: una aberrazione dal punto di vista giuridico e costituzionale. Si continua a fuorviare i cittadini, ma al momento l’unica cosa certa è che in molti casi chi ha fatto ricorso ha perduto in primo grado e ha dovuto pagare anche le spese legali sostenute dal Comune». Due giorni fa Rossi aveva definito «insensato invitare alla disobbedienza fiscale».
A queste accuse, però, il M5s non ci sta. «Le tasse sono un obbligo che grava sui cittadini, mentre qui il Comune sta chiedendo di pagare un conguaglio, che è un corrispettivo di natura civilistica, un obbligo che grava eventualmente su qualcuno sulla base di un contratto. È cosa ben diversa», dice Claudio Fiori, attivista del M5s. «La differenza è che mentre le tasse le devi pagare, i corrispettivi no – prosegue – quindi non stiamo invitando a disobbedire e non incitiamo a un reato, ma diciamo ai cittadini: non pagate perché secondo noi non avete l’obbligo di farlo». Un chiarimento, conclude Fiori, che «può forse chiarire anche le incomprensioni del sindaco che ha un assessore che confonde tasse e corrispettivi».
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