Lutto
Castagne poche ma buone La raccolta segna un -30%
di Fiora Bonelli
Siccità e cinipide frenano la produzione amiatina che però regge in qualità Il Consorzio Procram soddisfatto: è la strada giusta per commercializzare l’Igp
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MONTE AMIATA. Castagne poche ma buone. Nuovo consorzio di produttori in funzione per una prova generale. Finisce in Amiata oggi, come da tradizione secolare, la stagione della raccolta di castagne, con un prodotto che quest’anno si stima sotto il 30% della produzione consueta, con rari castagneti che hanno fruttificato come a Macchie, Salaiola, Santa Fiora e alcune zone alte di Castel del Piano come la Vernia e altre dove i castanicoltori non hanno preso se non poco o niente.
Un prodotto che nonostante la siccità e il cinipide è stato buono, con solo qualche muffa nella parte finale della raccolta. Lorenzo Fazzi, il presidente dell’associazione castagna Igp del Monte Amiata che è anche presidente del neoconsorzio Procam, fa un primo bilancio, soprattutto riguardo all’andamento del consorzio stesso. «L’intenzione del consorzio di produttori – dice – è quello di commercializzare la castagna del Monte Amiata in prima persona, con l’obiettivo di passare anche alla fase della trasformazione in loco». La cooperativa agricola di produttori castanicoli amiatini, la Procam, formata al momento da 11 persone rappresentative di tutto il territorio castanicolo della montagna è nata ad Arcidosso lo scorso 22 aprile. Già l’autunno scorso alcuni castanicoltori avevano l’intenzione di stringere un patto consortile o cooperativistico per evitare in qualche modo il pericolo e la confusione sui mercati fra la castagna amiatina e altre tipologie di prodotto, magari estero. Si era allora lanciata l’idea di provare con un consorzio o una cooperativa che potesse poi lanciare direttamente sul mercato il marrone dell’Amiata. Adesso il proposito è diventato realtà e per cominciare, 11 produttori si sono messi insieme e hanno fondato una cooperativa con sede legale presso l’Associazione castagna del Monte Amiata a San Lorenzo di Arcidosso.
«Quest’anno – commenta Fazzi – abbiamo fatto la prima prova. Siamo stati operativi dal 15 ottobre e purtroppo il prodotto non era nella quantità consueta. La siccità e il cinipide hanno bloccato la produzione che alla fine della castagnatura presentava pure qualche muffa. Ma a noi premeva sperimentare se il consorzio avrebbe funzionato. È andata bene, nel senso che abbiamo provato macchinari, acquistato sacchetti, capito come muoverci. È stata la prova del nove e abbiamo pareggiato nei costi e nei ricavi. Crediamo che questa sia la strada buona per commercializzare soprattutto l’Igp. Infatti la novità vera di questa cooperativa è che per la prima volta in assoluto i produttori amiatini ci mettono la faccia e senza delegare altri si ripromettono di piazzare sul mercato il prodotto, specie quello Igp e biologico. Siccome fino a questo momento il marchio ha combinato poco sul mercato -dice - vogliamo dare vita a una commercializzazione più strutturata. E vogliamo anche dare certezza assoluta che quel che commercializziamo è un prodotto amiatino». Intanto Fazzi, come presidente dell’associazione castagna Igp Amiata, sta preparando un convegno che si terrà a fine novembre, con argomenti precisi: il clima, le muffe e i terreni castanicoli. «Bisogna muoversi su questi argomenti – dice Fazzi – se vogliamo tutelare il nostro patrimonio ambientale fra i più preziosi».
Un prodotto che nonostante la siccità e il cinipide è stato buono, con solo qualche muffa nella parte finale della raccolta. Lorenzo Fazzi, il presidente dell’associazione castagna Igp del Monte Amiata che è anche presidente del neoconsorzio Procam, fa un primo bilancio, soprattutto riguardo all’andamento del consorzio stesso. «L’intenzione del consorzio di produttori – dice – è quello di commercializzare la castagna del Monte Amiata in prima persona, con l’obiettivo di passare anche alla fase della trasformazione in loco». La cooperativa agricola di produttori castanicoli amiatini, la Procam, formata al momento da 11 persone rappresentative di tutto il territorio castanicolo della montagna è nata ad Arcidosso lo scorso 22 aprile. Già l’autunno scorso alcuni castanicoltori avevano l’intenzione di stringere un patto consortile o cooperativistico per evitare in qualche modo il pericolo e la confusione sui mercati fra la castagna amiatina e altre tipologie di prodotto, magari estero. Si era allora lanciata l’idea di provare con un consorzio o una cooperativa che potesse poi lanciare direttamente sul mercato il marrone dell’Amiata. Adesso il proposito è diventato realtà e per cominciare, 11 produttori si sono messi insieme e hanno fondato una cooperativa con sede legale presso l’Associazione castagna del Monte Amiata a San Lorenzo di Arcidosso.
«Quest’anno – commenta Fazzi – abbiamo fatto la prima prova. Siamo stati operativi dal 15 ottobre e purtroppo il prodotto non era nella quantità consueta. La siccità e il cinipide hanno bloccato la produzione che alla fine della castagnatura presentava pure qualche muffa. Ma a noi premeva sperimentare se il consorzio avrebbe funzionato. È andata bene, nel senso che abbiamo provato macchinari, acquistato sacchetti, capito come muoverci. È stata la prova del nove e abbiamo pareggiato nei costi e nei ricavi. Crediamo che questa sia la strada buona per commercializzare soprattutto l’Igp. Infatti la novità vera di questa cooperativa è che per la prima volta in assoluto i produttori amiatini ci mettono la faccia e senza delegare altri si ripromettono di piazzare sul mercato il prodotto, specie quello Igp e biologico. Siccome fino a questo momento il marchio ha combinato poco sul mercato -dice - vogliamo dare vita a una commercializzazione più strutturata. E vogliamo anche dare certezza assoluta che quel che commercializziamo è un prodotto amiatino». Intanto Fazzi, come presidente dell’associazione castagna Igp Amiata, sta preparando un convegno che si terrà a fine novembre, con argomenti precisi: il clima, le muffe e i terreni castanicoli. «Bisogna muoversi su questi argomenti – dice Fazzi – se vogliamo tutelare il nostro patrimonio ambientale fra i più preziosi».
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