Il Tirreno

Grosseto

Sub morti alle Formiche Assoluzione per Lucciola

Chiuso il procedimento anche per la amministratrice della srl che gestiva l’attività La stessa Procura aveva sollecitato il proscioglimento: «Non ci sono stati reati»

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GROSSETO. Sorride, finalmente, Daniela Lucciola. Un sorriso nervoso, inizialmente, e poi più convinto. È stata assolta dal giudice Gian Marco De Vincenzi, con la formula dubitativa del secondo comma ma è stata assolta. Sono le 14 e Daniela abbraccia Andrea Montrone mentre esce dall’aula al terzo piano del Tribunale. Atto finale del processo per la morte dei tre sub umbri, Fabio Giaimo, Gianluca Trevani ed Enrico Cioli, avvenuta il 10 agosto 2014 nel mare delle Formiche di Grosseto, intossicati da quel monossido di carbonio che in quelle bombole ricaricate dal diving di Talamone non doveva esserci affatto. Lucciola era finita sotto inchiesta - ma in un secondo momento - per le responsabilità di gestione della Underwater Activity srl, di cui era amministratrice di diritto; le sue responsabilità erano state escluse all’udienza preliminare e il giudice aveva pronunciato un non luogo a procedere; la Cassazione l’aveva messa però di nuovo sul banco degli imputati. Nuova udienza preliminare, rinvio a giudizio e quindi processo.

Un’assoluzione la cui strada era stata aperta nel marzo scorso dalle richieste di proscioglimento, appunto, del pm Arianna Ciavattini: «Non ho ravvisato condotte né omissive né commissive», aveva detto. La certezza è arrivata però soltanto ieri dalle parole del giudice, dopo che nella precedente udienza i suoi difensori, Riccardo Lottini e Romano Lombardi, si erano comunque spesi per dimostrare il ruolo meramente formale di Lucciola nell’attività del diving esercitate materialmente da Montrone (quel giorno con la collaborazione di Maurizio Agnaletti) e per sottolineare che Lucciola non era mai stata a conoscenza del potenziale pericolo rappresentato dalla ricarica delle bombole. Uno insistendo sulla ricostruzione “emozionale” di quanto avvenuto, l’altro soffermandosi sui punti in diritto, i due difensori avevano concluso nell’udienza precedente per la completa estraneità della donna.

Nel dicembre dell’anno scorso il processo a Montrone e Agnaletti si era concluso davanti al giudice Giovanni Muscogiuri (che si era poi dovuto dichiarare incompatibile nel processo contro Lucciola) con un patteggiamento da 2 anni, preceduto da un’iniziativa risarcitoria e dalla esclusione delle aggravanti. Motivazioni entro novanta giorni.

Pierluigi Sposato

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