Il Tirreno

Grosseto

«Non ho sporto querela ma la politica è ben altro»

di Pierluigi Sposato
«Non ho sporto querela ma la politica è ben altro»

Il volantino sulle «mafie», al processo Cerulli testimonia la consigliera Canalicchio Ferrini: «Non c’era nulla di offensivo». Il giudice ammonisce la moglie del sindaco

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PORTO S.STEFANO. «Mi fu chiesto di sporgere querela a proposito di quel volantino, ma io non la feci perché per me la politica è ben altro. Però non ci sono rimasta bene. Io ho fatto diverse campagne elettorali ma non ho mai visto un volantino così. Anche perché mio padre è siciliano e quel riferimento alle ‘mafie’ è quanto di più lontano dai miei principi». Parole di Maria Rosa Canalicchio, consigliera di opposizione a Monte Argentario (eletta con “Verso il futuro” di Sandrelli - è rimasta l’unica in quel gruppo), chiamata a testimoniare dalla difesa del sindaco Arturo Cerulli, imputato per diffamazione per un volantino a sua firma comparso nella campagna elettorale del 2013.

Udienza che ha messo fine alla fase istruttoria, quella di ieri, prima della discussione che si terrà a marzo. Udienza di nuovo vivace, sia dentro sia fuori. Dentro, perché il giudice Andrea Stramenga ha richiamato una delle persone presenti tra il pubblico che stava effettuando riprese a udienza in corso senza autorizzazione (era la moglie di Cerulli) ammonendola a non pubblicarne comunque il contenuto. Fuori, perché il clima di tensione che si respira dall’inizio del processo (e anche da prima) non subisce allentamenti e basta poco perché le polveri si riaccendano, dal punto di vista verbale. Quelle «mafie di terra e di mare» additate da Cerulli in occasione del comizio di Matteo Renzi nel maggio 2013 sono l’oggetto del processo: a chi si riferiva il sindaco poi rieletto? A coloro che hanno poi sporto querela?

«A nessuno in particolare, non era un attacco personale» dice la prima testimone sentita, Silvia Ferrini, presidente del consiglio comunale, anche lei convocata dalla difesa. Chiede l’avvocato Gianni Giorgi: quali erano i temi della campagna elettorale? «Trasparenza, legalità, gare pubbliche per i pontili, demolizione degli abusi in Feniglia». E «mafie»? «Era quello che era sempre successo all’Argentario, non come in Sicilia, certo. Ma io in quel volantino non ci trovai nulla di offensivo. Nessun destinatario, si parlava del malcostume». Rispondendo al pm onorario Alessandro Bonasera, Ferrini dice: «Condivisi quel volantino sul mio profilo Facebook». E questa affermazione scatena uno dei due avvocati di parte civile, Michelina Suriano: «Condividere è reato!». Poi a varie domande Ferrini risponde con «non ricordo», anche quando le viene chiesto del contenuto dell’ordine del giorno del consiglio comunale che nel 2014 trattò questo argomento. «Non sono reticente, non ricordo e basta», replica quando Suriano incalza.

Respinto il deposito difensivo di un’altra querela in qualche modo attinente al volantino, il giudice fissa per marzo l’udienza finale. In quel momento Cerulli si avvicina a Stramenga, il giudice lo rimanda indietro, l’avvocato Giorgi spiega: «Cerulli vuole chiedere se potrà parlare». L’imputato lo può fare, con dichiarazioni spontanee, fino a poco prima che il giudice si ritiri per il verdetto; lo prevede il codice. Il sindaco si è già fatto interrogare durante il processo. «Vuole l’ultima parola, come fa anche in consiglio comunale» chiosa chi lo conosce. C’è soltanto da aspettare.

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