Il Tirreno

Grosseto

Il “guru” degli alberi sentenzia «Tremila pini sono a rischio»

di Giovanna Mezzana
Il “guru” degli alberi sentenzia «Tremila pini sono a rischio»

Spunta l’ipotesi di sostituirli tutti con lecci o con altre varietà più resistenti a smog e siccità  alla luce di uno studio sulle piante ornamentali affidato dalla Giunta al tree climber Ferrari

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GROSSETO. Oggi è un pino l’80% degli alberi che svettano da viali e strade di Grosseto, Marina e Principina: tra un po’ di anni, l’80% del patrimonio verde cittadino potrebbe essere rappresentato da lecci; o, comunque, non da pini. Sarà così se l’Amministrazione comunale darà ascolto a Riccardo Ferrari, il perito agrario e arboricolture grossetano tree worker con certificazione Ue e esperto in tree climbing a cui la giunta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna ha commissionato uno studio, una sorta di libro delle buone pratiche da seguire per piantare, far crescere e prendersi cura degli alberi che adornano la città. L’esperto ha “messo giù” consigli e prescrizioni come l’altolà alla capitozzatura. E ha sentenziato: «Tutti i pini di Grosseto sono a rischio – dice – Non sono necessari ulteriori studi per accertarlo».

«Via i pini». Si tratta di un’affermazione che farà discutere nella misura in cui Palazzo civico intenda farla propria e agire di conseguenza. Parliamo di circa 3.000 alberi della specie pinus pinea (o pino comune), pinete escluse: tanti sono i pini che vennero piantati a partire dagli Anni Cinquanta e sono poi cresciuti a bordo strada e lungo i viali. Il guru degli alberi non lascia la Giunta con il cerino in mano ma fornisce anche una soluzione: «Si può procedere – osserva Ferrari – sostituendoli con piante più adatte alla vita di città, più resistenti agli effetti della siccità e allo smog, che perdono le foglie ma non tutte insieme, e che hanno costi di mantenimento relativamente contenuti: penso, ad esempio, ai lecci». «L’importante è – raccomanda – che la sostituzione avvenga gradualmente, zona per zona, lotto per lotto, altrimenti la perdita del patrimonio verde sarebbe incalcolabile».

Che fare? La palla passa all’Amministrazione che, stando al parere dell’esperto, da qui ai prossimi anni dovrà cominciare a sostituire 3.000 pini con piante più adatte e meno “ingombranti”, sia in termini di rischio per l’incolumità dei cittadini che in termini di spesa per acquisto, messa a dimora, cura e gestione. «L’obiettivo di questa Giunta – dice il sindaco Vivarelli Colonna – è quello di valorizzare le aree alberate della città. È un lavoro che ci impone di fare riferimento al parere degli esperti». Da qui il vademecum di Ferrari: «Dentro questo documento – valuta Riccardo Megale, assessore al decoro urbano e alle manutenzioni – c’è tutto ciò che volevamo. Scegliere la pianta giusta significa valutarne l’utilità per la collettività, l’apporto di ossigeno, la necessità di manutenzione, l’impatto sulle strade delle radici che possono danneggiare l’asfalto».

Nodi e consigli. Nel giro di breve lo studio di Ferrari potrebbe essere divulgato tramite, per esempio, il sito web del Comune. Intanto vediamo – in “pillole” – la filosofia che lo anima calandoci nella realtà autoctona. Prendiamo via Uranio: i residenti si sono divisi tra chi è pro e chi è contro l’abbattimento dei pini, alcuni dei quali sono già stati sostituiti da esemplari di sofora del Giappone. «È bene evitare sia il cinismo per cui, se c’è un problema, taglio senza pensarci – dice l’esperto – ma anche la tendenza ad “umanizzare” gli alberi. Ci sono piante che in alcuni luoghi possono rimanere per sempre senza creare alcun problema, come al Parco Giotto, e piante che prima o poi andranno sostituite se si trovano in zone molto trafficate». La regola ferrea è: «La scelta della specie da piantare – dice Ferrari – deve essere intrapresa in funzione di dove deve essere ubicata la pianta». E la scelta della “pianta giusta” comincia dal vivaio: occhio, amministratori, a scegliere arbusti che ancor prima di essere piantati in città mostrano già qualche pecca. Per curare il verde, poi, mancano gli esperti, le competenze, secondo chi ha redatto lo studio: «Gli alberi non si capitozzano: mai» mette in guardia Ferrari. Che aggiunge: «Tagliare non significa mai curare, si taglia solo per evitare un rischio per i cittadini». Il dado è tratto? Via i pini? Pian, piano, ma via? Vedremo. Intanto, tra un mese verrà presentato il progetto di restyling del verde di via Mascagni.

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