La manifestazione
Il grande cuore di Massimo
Donate le cornee e i tessuti dell’uomo morto a caccia, oggi i funerali all’Arcille
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CAMPAGNATICO. Massimo Pallari aveva un cuore grande, così come quello dei suoi familiari che lo hanno visto andare via così, all’improvviso, durante una battuta di caccia. Massimo aveva solo 56 quando un malore fulminante lo ha ucciso mentre era in un capanno su un albero, a cinque metri di altezza: da ieri però, la sua morte potrà tornare ad essere vita e speranza per chi riceverà le sue cornee e i suoi tessuti. I familiari dell’uomo, operaio edile alla Perna Palazzesi alle Trasubbie, hanno deciso di autorizzare l’espianto, così come avrebbe voluto lui.
Era un uomo con un cuore grande Pallari. Appassionato cacciatore, mercoledì mattina era nel bosco delle Spiaggiole con il figlio Carlo, trent’anni, con il cognato Roberto Panfi e con due amici Graziano Bigozzi e Morando Bartolini. Lo hanno visto accasciarsi all’improvviso e hanno dato subito l’allarme al 118: i sanitari, insieme ai vigili del fuoco, hanno portato giù il cinquantaseienne. Le sue condizioni erano disperate: è morto poco dopo, nonostante i tentativi di rianimazione. La sua famiglia, la moglie Anna Naldi, i figli Carlo e Nico, non hanno avuto alcun dubbio sul da farsi e hanno autorizzato l’espianto. L’ultimo atto di generosità di un uomo che aveva dedicato la sua vita al lavoro, alla famiglia, e alla caccia. Ed è proprio la famiglia a voler ringraziare i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri che sono intervenuti subito, oltre alle persone che si trovavano lì vicine e che hanno fatto di tutto per aiutare Massimo negli ultimi momenti di vita.
Il magistrato non ha disposto l’autopsia: Pallari è stato ucciso da un malore. Ieri pomeriggio, dopo l’espianto al Misericordia, la salma del cinquantaseienne è stata restituita ai familiari e oggi alle 15, alla chiesa dell’Arcille, si svolgeranno i funerali. La comunità di Granaione, dove l’uomo viveva nel suo podere con la famiglia è in lutto. Resterà il ricordo della sua bontà e della speranza che ha lasciato alle persone che riceveranno i suoi organi.
Francesca Gori
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Era un uomo con un cuore grande Pallari. Appassionato cacciatore, mercoledì mattina era nel bosco delle Spiaggiole con il figlio Carlo, trent’anni, con il cognato Roberto Panfi e con due amici Graziano Bigozzi e Morando Bartolini. Lo hanno visto accasciarsi all’improvviso e hanno dato subito l’allarme al 118: i sanitari, insieme ai vigili del fuoco, hanno portato giù il cinquantaseienne. Le sue condizioni erano disperate: è morto poco dopo, nonostante i tentativi di rianimazione. La sua famiglia, la moglie Anna Naldi, i figli Carlo e Nico, non hanno avuto alcun dubbio sul da farsi e hanno autorizzato l’espianto. L’ultimo atto di generosità di un uomo che aveva dedicato la sua vita al lavoro, alla famiglia, e alla caccia. Ed è proprio la famiglia a voler ringraziare i sanitari del 118, i vigili del fuoco e i carabinieri che sono intervenuti subito, oltre alle persone che si trovavano lì vicine e che hanno fatto di tutto per aiutare Massimo negli ultimi momenti di vita.
Il magistrato non ha disposto l’autopsia: Pallari è stato ucciso da un malore. Ieri pomeriggio, dopo l’espianto al Misericordia, la salma del cinquantaseienne è stata restituita ai familiari e oggi alle 15, alla chiesa dell’Arcille, si svolgeranno i funerali. La comunità di Granaione, dove l’uomo viveva nel suo podere con la famiglia è in lutto. Resterà il ricordo della sua bontà e della speranza che ha lasciato alle persone che riceveranno i suoi organi.
Francesca Gori
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