Lutto
Estorsione e usura: più reati in Maremma
L’allarme lanciato da Confesercenti riguarda soprattutto gli imprenditori e i commercianti, stabili i furti e le rapine
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GROSSETO . Estorsione e usura sono due tra i reati in aumento in provincia. Reati che per la maggior parte riguardano imprenditori e commercianti, mentre va meglio sul fronte dei furti e delle rapine. Sono numeri, quelli messi in fila uno dietro all’altro da Confesercenti che ha analizzato la situazione provincia per provincia. Grosseto compresa.
Ad incidere sulle imprese sono alcuni reati tipici, che purtroppo sono in aumento: se, infatti, in generale, i reati denunciati in provincia di Grosseto sono in diminuzione passando da 42,6 a 41,2 ogni mille abitanti (dopo gli anni della crisi che ha acuito la vulnerabilità economica dei cittadini e incrementato significativamente il numero di reati contro il patrimonio, si segnala, infatti, un miglioramento del livello complessivo di sicurezza sul territorio), ad aumentare sono invece i reati di estorsione ed usura che passano da 1,1 a 1,4 ogni 10.000 abitanti. Aumenta anche la contraffazione dei marchi, sempre in Maremma passa da 2,2 a 2,4 ogni 10 mila abitanti. Stabili invece furti e rapine negli esercizi commerciali (1 ogni 100 negozi).
Un capitolo a parte merita invece il tema della giustizia lumaca, che incide tantissimo per le imprese. Ogni anno le aziende italiane spendono 3 miliardi di euro di costi legali e amministrativi solo per i contenziosi in materia di lavoro. Il procedimento civile per il primo grado di giudizio dura 564 giorni, contro i 274 della Francia e i 272 della Spagna. Ritardi che tendono ad aumentare per i gradi successivi: si arriva addirittura a 1.188 giorni per il terzo grado, contro i 333 della Francia, i 350 della Scozia, i 316 della Spagna e addirittura 90 del Portogallo.
Dati ancor più preoccupanti se si valuta quel che succede in Italia, dove si registra una giustizia a due velocità: secondo i dati elaborati nel rapporto Cer-Eures per Confesercenti, si va dai 543 giorni della regione più efficiente, ai 1813 di quella meno rapida, con un divario di 1270 giorni, mentre a livello provinciale questa differenza raggiunge i 5.814 giorni (con una forbice che va da 422 a 6.236 giorni). «La lentezza della giustizia sembra accompagnare il divario di sviluppo che continua a caratterizzare l’economia italiana - dice Giovanni Caso, presidente di Confesercenti - penalizzando la competitività della nostra economia».
Secondo uno studio di Banca d'Italia, se la lunghezza dei processi si riducesse della metà, le imprese più piccole riuscirebbero ad aumentare il numero degli occupati, in media, del 10%. Per tutti questi motivi Confesercenti chiede che la riforma della giustizia entri al più presto nell'agenda di Governo. Confesercenti mette infatti sul tavolo le proprie richieste: una redistribuzione degli uffici sul territorio, un efficientamento del Tribunale delle imprese, i cui tempi di risoluzione vanno allungandosi e avvicinandosi a quelli ordinari, una maggior informatizzazione, e un intervento volto a snellire i procedimenti per i contenziosi lavorativi prevedendo una specializzazione ulteriore del giudice del lavoro, con una divisione netta tra giudici che si occupano di contenzioso giuslavoristico e quelli, invece, dedicati al contenzioso previdenziale.
«Una giustizia lenta e poco efficiente è, assieme alla difficoltà di accesso al credito - aggiunge Caso - uno dei fardelli più grossi con cui si debbono confrontare le imprese e che pesa come un macigno sullo sviluppo della nostra economia». (f.g.)
Ad incidere sulle imprese sono alcuni reati tipici, che purtroppo sono in aumento: se, infatti, in generale, i reati denunciati in provincia di Grosseto sono in diminuzione passando da 42,6 a 41,2 ogni mille abitanti (dopo gli anni della crisi che ha acuito la vulnerabilità economica dei cittadini e incrementato significativamente il numero di reati contro il patrimonio, si segnala, infatti, un miglioramento del livello complessivo di sicurezza sul territorio), ad aumentare sono invece i reati di estorsione ed usura che passano da 1,1 a 1,4 ogni 10.000 abitanti. Aumenta anche la contraffazione dei marchi, sempre in Maremma passa da 2,2 a 2,4 ogni 10 mila abitanti. Stabili invece furti e rapine negli esercizi commerciali (1 ogni 100 negozi).
Un capitolo a parte merita invece il tema della giustizia lumaca, che incide tantissimo per le imprese. Ogni anno le aziende italiane spendono 3 miliardi di euro di costi legali e amministrativi solo per i contenziosi in materia di lavoro. Il procedimento civile per il primo grado di giudizio dura 564 giorni, contro i 274 della Francia e i 272 della Spagna. Ritardi che tendono ad aumentare per i gradi successivi: si arriva addirittura a 1.188 giorni per il terzo grado, contro i 333 della Francia, i 350 della Scozia, i 316 della Spagna e addirittura 90 del Portogallo.
Dati ancor più preoccupanti se si valuta quel che succede in Italia, dove si registra una giustizia a due velocità: secondo i dati elaborati nel rapporto Cer-Eures per Confesercenti, si va dai 543 giorni della regione più efficiente, ai 1813 di quella meno rapida, con un divario di 1270 giorni, mentre a livello provinciale questa differenza raggiunge i 5.814 giorni (con una forbice che va da 422 a 6.236 giorni). «La lentezza della giustizia sembra accompagnare il divario di sviluppo che continua a caratterizzare l’economia italiana - dice Giovanni Caso, presidente di Confesercenti - penalizzando la competitività della nostra economia».
Secondo uno studio di Banca d'Italia, se la lunghezza dei processi si riducesse della metà, le imprese più piccole riuscirebbero ad aumentare il numero degli occupati, in media, del 10%. Per tutti questi motivi Confesercenti chiede che la riforma della giustizia entri al più presto nell'agenda di Governo. Confesercenti mette infatti sul tavolo le proprie richieste: una redistribuzione degli uffici sul territorio, un efficientamento del Tribunale delle imprese, i cui tempi di risoluzione vanno allungandosi e avvicinandosi a quelli ordinari, una maggior informatizzazione, e un intervento volto a snellire i procedimenti per i contenziosi lavorativi prevedendo una specializzazione ulteriore del giudice del lavoro, con una divisione netta tra giudici che si occupano di contenzioso giuslavoristico e quelli, invece, dedicati al contenzioso previdenziale.
«Una giustizia lenta e poco efficiente è, assieme alla difficoltà di accesso al credito - aggiunge Caso - uno dei fardelli più grossi con cui si debbono confrontare le imprese e che pesa come un macigno sullo sviluppo della nostra economia». (f.g.)
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