Proteste
Aumenti ai manager, Sei Toscana ci ripensa
Dopo la pioggia di critiche seguita all’annuncio di compensi lievitati per 120.000 euro, l’assemblea dei soci fa dietrofront
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GROSSETO. Tre righe – non una di più – per annunciare il dietrofront: «L’assemblea dei soci di Sei Toscana, riunitasi giovedì 26 ottobre 2017, ha deciso di revocare la delibera dello scorso 11 settembre, confermando il budget complessivo di remunerazione degli incarichi percepiti dagli amministratori della società, in complessivi 180.000 euro lordi all’anno».
Lo stringato comunicato stampa non riporta alcuna spiegazione su cosa abbia spinto le dodici società che costituiscono Sei Toscana a fare retromarcia sugli aumenti, che sarebbero stati di 120.000 euro, né Sei Toscana lo specifica a precisa richiesta telefonica.
Di certo, però, la bufera politica e mediatica che si è sollevata dopo la decisione degli stessi soci nell’assemblea dell’11 settembre pare aver toccato le corde dei soci, che sono Sta spa, Siena Ambiente spa (i due soci che insieme detengono il 51,3 per cento delle quote) Aisa. spa, Casentino servizi srl, Cooplat società cooperativa, Coseca spa, Crcm srl, Csai spa, Ecolat srl, La Castelnuovese ocietà cooperativa, Revet spa, Unieco società cooperativa.
Il budget massimo per i compensi degli amministratori è fissato in 180.000 euro all’anno. Gli aumenti erano stati così previsti: 50.000 euro per il presidente (che al momento della nomina ha rinunciato al previsto rimborso spese forfettario), 29.000 per l’amministratore delegato, 36.000 complessivi per i vicepresidenti (18.000 a testa). C’erano poi i gettoni di presenza per la partecipazione ai consigli d’amministrazione (300 euro) per ognuno dei membri del cda fino a un massimo di 5.000 ciascuno. Al presidente sarebbe stato inoltre destinato un premio di 20.000 euro al raggiungimento di determinati risultati, per il quale non era prevista la corresponsione.
Già i primi di ottobre, nel pieno delle polemiche, il cda aveva frenato sulla decisione, non apportando alcun cambiamento alla remunerazione degli incarichi percepiti dai consiglieri, dal presidente e dall’amministratore delegato.
In quell’occasione il cda aveva congelato la delibera e richiesto ai soci di esprimersi attraverso una nuova delibera. Nel frattempo critiche erano piovute da sindaci, partiti e associazioni di categoria. «Ciò che chiede il management, da pochi mesi insediato, non mi pare in linea con i vincoli del commissariamento imposto da Anac», aveva fatto notare il primo cittadino di Capalbio Luigi Bellumori, chiedendo la rivisitazione del contratto.
Lo stringato comunicato stampa non riporta alcuna spiegazione su cosa abbia spinto le dodici società che costituiscono Sei Toscana a fare retromarcia sugli aumenti, che sarebbero stati di 120.000 euro, né Sei Toscana lo specifica a precisa richiesta telefonica.
Di certo, però, la bufera politica e mediatica che si è sollevata dopo la decisione degli stessi soci nell’assemblea dell’11 settembre pare aver toccato le corde dei soci, che sono Sta spa, Siena Ambiente spa (i due soci che insieme detengono il 51,3 per cento delle quote) Aisa. spa, Casentino servizi srl, Cooplat società cooperativa, Coseca spa, Crcm srl, Csai spa, Ecolat srl, La Castelnuovese ocietà cooperativa, Revet spa, Unieco società cooperativa.
Il budget massimo per i compensi degli amministratori è fissato in 180.000 euro all’anno. Gli aumenti erano stati così previsti: 50.000 euro per il presidente (che al momento della nomina ha rinunciato al previsto rimborso spese forfettario), 29.000 per l’amministratore delegato, 36.000 complessivi per i vicepresidenti (18.000 a testa). C’erano poi i gettoni di presenza per la partecipazione ai consigli d’amministrazione (300 euro) per ognuno dei membri del cda fino a un massimo di 5.000 ciascuno. Al presidente sarebbe stato inoltre destinato un premio di 20.000 euro al raggiungimento di determinati risultati, per il quale non era prevista la corresponsione.
Già i primi di ottobre, nel pieno delle polemiche, il cda aveva frenato sulla decisione, non apportando alcun cambiamento alla remunerazione degli incarichi percepiti dai consiglieri, dal presidente e dall’amministratore delegato.
In quell’occasione il cda aveva congelato la delibera e richiesto ai soci di esprimersi attraverso una nuova delibera. Nel frattempo critiche erano piovute da sindaci, partiti e associazioni di categoria. «Ciò che chiede il management, da pochi mesi insediato, non mi pare in linea con i vincoli del commissariamento imposto da Anac», aveva fatto notare il primo cittadino di Capalbio Luigi Bellumori, chiedendo la rivisitazione del contratto.
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