Il Tirreno

Grosseto

l’appello del comitato 

«Serve un’alternativa all’incenerimento»

«Serve un’alternativa all’incenerimento»

SCARLINOUn appello rivolto agli amministratori, non solo di Scarlino e Follonica che sono i maggiormente interessati, ma a di tutto il comprensorio e della provincia. Un appello per far decollare «l’a...

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SCARLINO
Un appello rivolto agli amministratori, non solo di Scarlino e Follonica che sono i maggiormente interessati, ma a di tutto il comprensorio e della provincia. Un appello per far decollare «l’alternativa all’incenerimento, cioè la raccolta differenziata di qualità e il recupero di materie, che come abbiamo più volte dimostrato sulla base di realtà già operanti da molti anni in altre province, produrrebbe più occupazione, riducendo le tariffe e migliorando l’ambiente». . Tanto chiede il Comitato per il No all’inceneritore di Scarlino, ora che i movimenti in Sei Toscana offrono prospettive in cui l’impianto può tornare ad accendere i forni. Parole dirette ai sindaci ovviamente, e non all’azienda, dato che, tengono a precisare dal Comitato, un’azienda ha tutto il diritto di proporre soluzioni impiantistiche gradite all’azienda stessa. L’invito a superare l’incenerimento, affinché se ne facciano portavoci, è rivolto ai sindaci. «Il sedicesimo Rapporto Rifiuti Urbani del ministero dell’Ambiente – dice il Comitato a sostegno della sua tesi – afferma quanto già certificato da anni, ossia che “i risultati dell’indagine mostrano che, per tutte le classi di popolazione analizzate, all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata, alla quale è legata una diminuzione importante della quantità di rifiuti pro capite smaltiti in discarica ed un aumento generale della percentuale di rifiuti avviati al trattamento meccanico-biologico, diminuisce il costo totale pro capite annuo». Da qui l’invito ai Comuni. «Possibile che questi amministratori provinciali non sappiano che, oltre ai costi della raccolta, ci sono anche le mancate spese di smaltimento, le quali vanno a ridurre i costi totali, come pure la vendita delle materie raccolte, che vanno anch’esse a ridurre i costi complessivi delle differenziate? – conclude il Comitato – Allora auspichiamo che le amministrazioni più consapevoli e informate, come quella di Follonica, facciano valere la verità, raccontata dai fatti ormai storici, ma sicuramente anche contemporanei, registrati annualmente dal ministero dell’Ambiente, sia nell’assemblea Ato che nelle sedi provinciali e regionali, apparentemente meno informate».

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