Il Tirreno

Grosseto

«No a via Almirante» anche da Spi e Anpi

«No a via Almirante» anche da Spi e Anpi

Un documento del direttivo dei pensionati Cgil invita il Comune a ripensarci. Alle 17 a Follonica conferenza con Rocchi

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GROSSETO. No all’intitolazione di una via a Giorgio Almirante. Questa volta è il sindacato pensionati Spi Cgil a rivolgere formalmente la richiesta all’Amministrazione comunale di Grosseto.

Lo fa con un ordine del giorno approvato all’unanimità dai 43 membri del comitato direttivo provinciale che, presente la segretaria regionale Daniela Cappelli, si è riunito per discutere di questo argomento. Dopo aver ascoltato un excursus storico della professoressa Luciana Rocchi, ex direttrice dell’Isgrec, sul ruolo di Giorgio Almirante come capo di gabinetto del ministero dell’interno della Repubblica sociale italiana.

«La memoria di Giorgio Almirante – sottolinea l’ordine del giorno approvato dallo Spi Cgil – è legata alle leggi raziali del regime fascista e al ruolo di funzionario della Rsi, che lo videro promotore di persecuzioni e feroci violenze. Per questo motivo riteniamo inaccettabile che gli venga dedicata una strada pubblica, e chiediamo al Comune di recedere da questo proposito». Tanto più – aggiunge lo Spi – che viviamo una «fase storica che vede il pericoloso riaffacciarsi di razzismi nemmeno troppo striscianti. La figura di Almirante, in questo senso, rappresenta il contrario dei modelli culturali che andrebbero proposti come esempio alle giovani generazioni».

Anche oggi si parlerà del no all’intitolazione di una strada ad Almirante. Se ne parlerà, per iniziativa dell’Anpi Follonica, nel corso di una conferenza in programma alle 17 al Casello idraulico di via Roma, a Follonica appunto. Saranno presenti il sindaco Andrea Benini e ancora Luciana Rocchi, con una memoria inerente alla marcia su Roma del 1922 (il 28 ottobre) “fra storia nazionale e storia locale”. I responsabili dell’associazione intestata a Virio Ranieri, morto per la liberazione di Follonica dall’oppressione nazifascista, sempre in questo periodo hanno scritto una lettera al sindaco di Grosseto per manifestare la loro contrarietà ad intestare, una strada del capoluogo, al fascista Almirante. L’allora Capo gabinetto del ministro Mezzasoma firmò nel 1944 un bando con il quale, tra l’altro, si ordinava «la fucilazione nella schiena, di quanti non si presentavano ai posti militari e di polizia italiani e germanici», per la continuazione della dittatura”.



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