Il Tirreno

Grosseto

«Il Parco avrebbe dovuto recintare la strada»

di Gabriele Baldanzi
«Il Parco avrebbe dovuto recintare la strada»

Si schianta con l’auto contro un cinghiale, il giudice di pace dà ragione all’automobilista  

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GROSSETO. Quasi tutte le strade provinciali – in Maremma e sull’Amiata – sono a rischio di incidente con animali selvatici. Si vedono cartelli ovunque. Eppure la puntuale segnalazione del pericolo di attraversamento di animali non basta più, così come non basta la cosiddetta “presunzione di conoscenza dei luoghi” dell’automobilista indigeno, tale da escludere in capo a Regione, Provincia, Comuni ed Enti Parco il dovere del risarcimento.

L’avvocato Luigi Rossi del Foro di Napoli, segnala alla redazione una recentissima sentenza civile del Giudice di Pace di Grosseto in materia di risarcimento dei danni nel caso di scontro con la fauna selvatica. Una questione che Il Tirreno porta avanti da un paio d’anni al fianco di Claudio Ceroni, politico di lungo corso, ex vicesindaco del Comune di Cinigiano, già amministratore di società pubbliche e private. Il caso segnalato dall’avvocato Rossi è quello di un automobilista che stava percorrendo la strada di Spergolaia che collega Alberese a Marina di Alberese, quando impattò un cinghiale riportando diversi danni alla vettura.

Il Parco regionale della Maremma era l’ente convenuto nel giudizio. «Si sono costituiti con una lunga memoria difensiva scrive il legale – tentando di sottrarsi alla responsabilità civile e adducendo l’impossibilità di poter mettere in sicurezza il tratto stradale, in quanto “incompatibile” con non meglio definite esigenze della fauna selvatica».

Di fronte a questa eccezione (una delle svariate formulate dal Parco) la difesa dell’uomo che era rimasto coinvolto nel sinistro ha dimostrato come tale impossibilità – a recintare compiutamente la strada – sia stata “inesistente e pretestuosa”, visto che lo stesso Parco, nella medesima arteria, ma solo nel tratto finale, abbia predisposto invece steccati e recinti proprio per evitare o ridurre il rischio dell’attraversamento degli animali. «In sintesi – sono ancora parole dell’avvocato – abbiamo dimostrato come il Parco abbia preferito proteggere i fondi piuttosto che l’intera arteria stradale. Il Giudice di Pace ha accolto positivamente la dimostrazione, sulla scorta di ulteriori elementi probatori, e ha anche accertato la scarsa cura e scarsa manutenzione dell’unica strada di accesso al mare».

Ma c’è di più. Il giudice ha smontato il binomio natura/assenza di responsabilità e a monte del giudizio ha evidenziato la difficoltà di individuare il riparto di competenze tra Regione, Provincia, Comuni ed Enti Parco.

Per la cronaca, nella causa in questione, all’automobilista è stato assegnato un concorso di colpa del dieci per cento per aver viaggiato a velocità maggiore di quella consentita (40 km/h anziché 30 Km/h), «ma sicuramente – conclude l’avvocato Luigi Rossi – la decisione finale rappresenta un importante accertamento di responsabilità e cristallizza il diritto ad essere risarciti tutte le volte in cui gli animali attraversino la sede stradale favoriti dall’assenza di barriere protettive o dalla presenza di vegetazione non curata, a nulla rilevando, in tali limiti, lo spirito “naturalistico” del luogo o la presenza di abbondante segnaletica di pericolo».

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