La manifestazione
tribunale
Sospeso uno “sfratto” dal Poggio
Il giudice ha accolto il ricorso di un 64enne contro il Coeso
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GROSSETO. Il giudice Giulia Conte ha sospeso lo “sfratto” dal Poggio di Roselle di un uomo di 64 anni che avrebbe dovuto lasciare l’alloggio entro la fine di questo mese, in forza di una determina dirigenziale di settembre. “Inaudita altera parte” (e cioè senza aver sentito l’amministrazione) il giudice ha accolto il ricorso d’urgenza dell’uomo e del suo difensore, l’avvocato Emiliano Goracci, «considerato - scrive la dottoressa Conte - che la disponibilità di un’abitazione, per persona indigente, attiene alla tutela dei beni primari e che nel caso in esame l’esecuzione del rilascio arrecherebbe al ricorrente un danno non monetizzabile». Dunque, provvedimento sospeso e udienza di merito fissata tra 15 giorni. Fino a quella data l’uomo non si muoverà dall’abitazione.
L’uomo aveva fatto ricorso contro il Coeso, chiedendo l’annullamento della determina. Aveva ricordato che, dal 2015, l’alloggio era stato assegnato a lui e ai suoi familiari, dopo uno sfratto per morosità incolpevole da un altro appartamento. A lui, disoccupato e poi anche beneficiario della esenzione del pagamento mensile di una somma per affitto-spese, era stata concessa una proroga fino al maggio 2017. Inoltre, l’uomo non ha pensione e sopravvive insieme alla moglie grazie al pacco fornito dalla Caritas, considerato comunque insufficiente. Anche perché l’uomo è gravemente malato.
In considerazione di tutti questi motivi, il legale si è opposto all’esecuzione dello sfratto, lamentando tra l’altro le difformità di legge che sarebbero emerse nell’iter. Perché, secondo l’avvocato Goracci, i tre motivi invocati dall’amministrazione a giustificazione del provvedimento non sussisterebbero: vi sarebbe stata una disparità di trattamento, visto che ci sono altri inquilini che vivono negli alloggi emergenziali anche da dieci anni e che non sono decaduti dal beneficio; i lavori di ristrutturazione iniziati nel complesso interessano al momento solo il piano terra e arriveranno verosimilmente all’ultimo (dove l’uomo ha l’alloggio) soltanto fra due-tre anni e dunque restare nell’appartamento non creerebbe intralcio al cantiere; e poi perché, sempre secondo l’avvocato Goracci, Coeso sapeva (l’uomo l’aveva comunicato ai primi del mese di luglio) che non sarebbe stato presente in certi giorni dell’anno e proprio in quei giorni era invece stata spedita a casa sua (nessuno era presente e la raccomandata non poteva essere contestata) la nota in cui si intimava il rilascio. Indicato come arbitrario l’insieme dei comportamenti tenuti, l’uomo e il suo avvocato hanno presentato ricorso, chiedendo al giudice – in sede di udienza di merito – di chiedere chiarimenti ai responsabili del procedimento. In quella circostanza sarà possibile anche per Coeso esporre le ragioni del proprio operato.
Pierluigi Sposato
L’uomo aveva fatto ricorso contro il Coeso, chiedendo l’annullamento della determina. Aveva ricordato che, dal 2015, l’alloggio era stato assegnato a lui e ai suoi familiari, dopo uno sfratto per morosità incolpevole da un altro appartamento. A lui, disoccupato e poi anche beneficiario della esenzione del pagamento mensile di una somma per affitto-spese, era stata concessa una proroga fino al maggio 2017. Inoltre, l’uomo non ha pensione e sopravvive insieme alla moglie grazie al pacco fornito dalla Caritas, considerato comunque insufficiente. Anche perché l’uomo è gravemente malato.
In considerazione di tutti questi motivi, il legale si è opposto all’esecuzione dello sfratto, lamentando tra l’altro le difformità di legge che sarebbero emerse nell’iter. Perché, secondo l’avvocato Goracci, i tre motivi invocati dall’amministrazione a giustificazione del provvedimento non sussisterebbero: vi sarebbe stata una disparità di trattamento, visto che ci sono altri inquilini che vivono negli alloggi emergenziali anche da dieci anni e che non sono decaduti dal beneficio; i lavori di ristrutturazione iniziati nel complesso interessano al momento solo il piano terra e arriveranno verosimilmente all’ultimo (dove l’uomo ha l’alloggio) soltanto fra due-tre anni e dunque restare nell’appartamento non creerebbe intralcio al cantiere; e poi perché, sempre secondo l’avvocato Goracci, Coeso sapeva (l’uomo l’aveva comunicato ai primi del mese di luglio) che non sarebbe stato presente in certi giorni dell’anno e proprio in quei giorni era invece stata spedita a casa sua (nessuno era presente e la raccomandata non poteva essere contestata) la nota in cui si intimava il rilascio. Indicato come arbitrario l’insieme dei comportamenti tenuti, l’uomo e il suo avvocato hanno presentato ricorso, chiedendo al giudice – in sede di udienza di merito – di chiedere chiarimenti ai responsabili del procedimento. In quella circostanza sarà possibile anche per Coeso esporre le ragioni del proprio operato.
Pierluigi Sposato
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