Il Tirreno

Grosseto

«Dammi i soldi o ti picchio» Condannato a sei anni

di Francesca Gori
«Dammi i soldi o ti picchio» Condannato a sei anni

Aveva venduto hashish a un minorenne e il ragazzino non aveva pagato il debito “Babbo coraggio” si era presentato ai finanzieri facendo arrestare un trentatreenne 

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GROSSETO. «Ti conviene pagare, perché le persone che devono ricevere i soldi potrebbero farti male». Comincia con l’avvertimento di un ragazzino l’incubo di un adolescente che si è trovato in una faccenda più grossa di lui. Una storia fatta di 10 grammi di hashish, 100 euro da pagare che sono diventate 200, di minacce, telefonate e messaggi e finita con l’arresto di un uomo che è stato condannato dal giudice Marco Mezzaluna a sei anni di carcere e a una multa di 1.500 euro oltre alle spese processuali e di custodia cautelare.

Tutto era cominciato prima di Natale del 2015 quando uno studente di una scuola superiore, ancora minorenne, aveva acquistato da un coetaneo, anche lui studente di un altro istituto superiore, dieci grammi di hashish per 100 euro. I soldi non ce li aveva subito ma, pur sapendo di non poter riuscire a rientrate in tempi brevi di quel debito, aveva deciso di comprare lo stesso quella droga. Dietro al ragazzino, che veniva utilizzato da “galoppino” per questo tipo di cessioni (e che è stato denunciato al tribunale dei minori), c’era un trentatreenne romano che vive a Braccagni. Quando Giuliano Fenici si è accorto che il ragazzino non riusciva a recuperare quei soldi, decide di entrare in azione direttamente, minacciando il ragazzino, andando nel paese dove viveva e parlando con i suoi amici per fargli arrivare messaggi chiari, scrivendogli su Whatsapp. «Domani ti vengo a casa quanto è vero che esiste Dio domani ti faccio ammazzare di botte da uno della tua stessa età dato che fai il furbo con uno più grande di te», gli aveva scritto. Poi le richieste di pagamento, anziché al ragazzino, erano state rivolte al padre: «Tuo figlio ha un debito con me di 200 euro. Da cosa nasce questo debito te lo fai spiegare da tuo figlio». E ancora, una volta avvicinato l’uomo: «Sono io quello che deve prendere i soldi. Ti conosco e so anche il tuo indirizzo di casa. Se il ragazzo non paga deve pagare il padre e anche di più. Ed è meglio pagare piuttosto che far capitare poi cose brutte. Tuo figlio non deve nemmeno più venire in città perché non sarebbero solo schiaffi ma di più».

Il padre del giovane, dopo l’ennesima minaccia ricevuta decise di presentarsi alla guardia di finanza di Grosseto, raccontando quello che stava succedendo a lui e a suo figlio. Le fiamme gialle, la vigilia di Natale, decisero di mettere la parola fine a questa situazione e chiesero all’uomo di fissare un appuntamento con Fenici al distributore Tamoil di Braccagni dopo aver fotocopiato e contrassegnato due banconote da 100 euro che avrebbe dovuto consegnare a Fenici. Ma quando l’uomo, insieme al ragazzino che era con lui e a un altro minorenne si sono avvicinati al padre del giovane per prendere i soldi, sono intervenuti i finanzieri che hanno arrestato Fenici.

L’uomo, difeso dall’avvocato Alessia Massai, ha cercato di discolparsi durante l’udienza che si è celebrata con il rito abbreviato, spiegando che la somma che aveva chiesto al ragazzino gli era dovuta come risarcimento per alcuni lavori che aveva dovuto fare nella sua abitazione a seguito di un danneggiamento subito. Ma il ragazzino non si era mai avvicinato all’abitazione dell’uomo e anche la sua compagna e il proprietario della ditta indicata da Fenici come esecutrice di quei lavori, hanno negato questa circostanza.

Il sostituto procuratore Arianna Ciavattini aveva chiesto la condanna a 8 anni, tre mesi e 10 giorni oltre alla multa di 1.500 euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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