Sicurezza
UNA VIA A GIORGIO ALMIRANTE? SINDACO, CI RIPENSI E DICA NO
Il comitato provinciale dell’Associazione nazionale partigiani chiede al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, di opporsi alla richiesta della Lega Nord di intitolare una via a Giorgio Almirante....
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Il comitato provinciale dell’Associazione nazionale partigiani chiede al sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, di opporsi alla richiesta della Lega Nord di intitolare una via a Giorgio Almirante. L’appello – corredato da documenti storiografici – è contenuto in una lunga lettera della quale pubblichiamo qui gli stralci più significativi.
* * *Le scriviamo questa lettera aperta per esprimerLe la nostra ferma contrarietà all’intitolazione di una via di Grosseto a Giorgio Almirante, sollecitandoLe il doveroso ripensamento della disponibilità da Lei accordata sul web. Nel fare ciò siamo mossi indubbiamente dal nostro antifascismo, ma anche da altre considerazioni generali e da dati di fatto inoppugnabili: tutti elementi sui quali vogliamo ragionare pacatamente, fuori da qualsiasi motivazione propagandistica.
Gli spazi pubblici si dedicano a personalità che nella loro vita hanno dato il buon esempio, che hanno incarnato e promosso valori positivi, i quali stimolano la Comunità ad assumere comportamenti costruttivi e virtuosi che la unificano ad un alto livello culturale e di impegno civile. Perciò la toponomastica ha un forte significato simbolico e svolge un compito pedagogico di primo piano.
Il nome di Almirante è invece fortemente divisivo, è inviso ai tantissimi grossetani, anche suoi elettori, che si riconoscono nella democrazia nata dalla Liberazione dal nazifascismo. Infatti egli evoca il fascismo, il periodo più cupo della nostra storia moderna, allorché erano conculcate le libertà individuali e collettive, la dignità della persona era calpestata da una feroce dittatura che finì per trascinarci in una guerra devastante al fianco dei nazisti. Il messaggio che verrebbe trasmesso alla città sarebbe pessimo sul piano etico e culturale e caratterizzerebbe negativamente la Sua amministrazione nell’immediato e nel ricordo dei maremmani.
Della parte avuta da Almirante nella strage della Niccioleta si parla dal giorno del rinvenimento del noto Bando nell’archivio comunale di Massa Marittima. Furono i nazisti ad assassinare gli 84 minatori che presidiavano gli impianti industriali per evitarne la distruzione. Ma essi vi furono indirizzati dai repubblichini locali, sicuramente elettrizzati dall’ordine firmato e diramato – perciò fatto proprio – dal capo di gabinetto del ministro Mezzasoma: Almirante.
Meno indagato, ma non meno grave, è il rapporto di quel bando con l’eccidio di Maiano Lavacchio, a Magliano in Toscana, consumato dai soli repubblichini uccidendo undici giovani uomini e da Lei commemorato nel marzo di quest’anno. Se è vero che la strage avvenne circa due mesi prima della pubblicazione del bando, è altrettanto vero che tramite quel documento veniva ordinato di ripetere quanto avvenuto nella località maremmana ovunque vi fossero sbandati, renitenti alla leva, partigiani. Così Almirante non solo legittimava la carneficina, ma addirittura la assumeva come esempio cui i suoi degni sottoposti avrebbero dovuto ispirarsi.
Ora, signor sindaco, Le domandiamo: come si può anche solo pensare di rendere omaggio pubblico a siffatto personaggio? Non ce ne voglia se, in aggiunta, Le ricordiamo quella lavagna che reca le ultime e drammatiche parole alla mamma di uno dei ragazzi uccisi a Maiano Lavacchio, conservata da oltre mezzo secolo nell’ufficio del sindaco di Grosseto, oggi da lei occupato. Non si può commuoversi davanti a quella testimonianza e al tempo stesso avere parte attiva nella celebrazione di colui che pIaudì al massacro. O lasciare che l’affronto si compia.
Nell’incontro che abbiamo avuto nello scorso marzo ci disse di essere persona che sa ascoltare e riflettere su quanto sente. Ne aspettiamo la prova.
Flavio Agresti
Presidente
comitato provinciale Anpi
“Norma Parenti” Grosseto
* * *Le scriviamo questa lettera aperta per esprimerLe la nostra ferma contrarietà all’intitolazione di una via di Grosseto a Giorgio Almirante, sollecitandoLe il doveroso ripensamento della disponibilità da Lei accordata sul web. Nel fare ciò siamo mossi indubbiamente dal nostro antifascismo, ma anche da altre considerazioni generali e da dati di fatto inoppugnabili: tutti elementi sui quali vogliamo ragionare pacatamente, fuori da qualsiasi motivazione propagandistica.
Gli spazi pubblici si dedicano a personalità che nella loro vita hanno dato il buon esempio, che hanno incarnato e promosso valori positivi, i quali stimolano la Comunità ad assumere comportamenti costruttivi e virtuosi che la unificano ad un alto livello culturale e di impegno civile. Perciò la toponomastica ha un forte significato simbolico e svolge un compito pedagogico di primo piano.
Il nome di Almirante è invece fortemente divisivo, è inviso ai tantissimi grossetani, anche suoi elettori, che si riconoscono nella democrazia nata dalla Liberazione dal nazifascismo. Infatti egli evoca il fascismo, il periodo più cupo della nostra storia moderna, allorché erano conculcate le libertà individuali e collettive, la dignità della persona era calpestata da una feroce dittatura che finì per trascinarci in una guerra devastante al fianco dei nazisti. Il messaggio che verrebbe trasmesso alla città sarebbe pessimo sul piano etico e culturale e caratterizzerebbe negativamente la Sua amministrazione nell’immediato e nel ricordo dei maremmani.
Della parte avuta da Almirante nella strage della Niccioleta si parla dal giorno del rinvenimento del noto Bando nell’archivio comunale di Massa Marittima. Furono i nazisti ad assassinare gli 84 minatori che presidiavano gli impianti industriali per evitarne la distruzione. Ma essi vi furono indirizzati dai repubblichini locali, sicuramente elettrizzati dall’ordine firmato e diramato – perciò fatto proprio – dal capo di gabinetto del ministro Mezzasoma: Almirante.
Meno indagato, ma non meno grave, è il rapporto di quel bando con l’eccidio di Maiano Lavacchio, a Magliano in Toscana, consumato dai soli repubblichini uccidendo undici giovani uomini e da Lei commemorato nel marzo di quest’anno. Se è vero che la strage avvenne circa due mesi prima della pubblicazione del bando, è altrettanto vero che tramite quel documento veniva ordinato di ripetere quanto avvenuto nella località maremmana ovunque vi fossero sbandati, renitenti alla leva, partigiani. Così Almirante non solo legittimava la carneficina, ma addirittura la assumeva come esempio cui i suoi degni sottoposti avrebbero dovuto ispirarsi.
Ora, signor sindaco, Le domandiamo: come si può anche solo pensare di rendere omaggio pubblico a siffatto personaggio? Non ce ne voglia se, in aggiunta, Le ricordiamo quella lavagna che reca le ultime e drammatiche parole alla mamma di uno dei ragazzi uccisi a Maiano Lavacchio, conservata da oltre mezzo secolo nell’ufficio del sindaco di Grosseto, oggi da lei occupato. Non si può commuoversi davanti a quella testimonianza e al tempo stesso avere parte attiva nella celebrazione di colui che pIaudì al massacro. O lasciare che l’affronto si compia.
Nell’incontro che abbiamo avuto nello scorso marzo ci disse di essere persona che sa ascoltare e riflettere su quanto sente. Ne aspettiamo la prova.
Flavio Agresti
Presidente
comitato provinciale Anpi
“Norma Parenti” Grosseto
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