Gioco
le altre retribuzioni
Oltre 140.000 euro lordi per i tre revisori dei conti
GROSSETO. Sono mesi ormai che Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, si fa portavoce delle istanze di tanti Comuni (non solo quelli piccoli) che devono ribaltare sui cittadini i costi del piano dei...
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GROSSETO. Sono mesi ormai che Luigi Bellumori, sindaco di Capalbio, si fa portavoce delle istanze di tanti Comuni (non solo quelli piccoli) che devono ribaltare sui cittadini i costi del piano dei rifiuti, le scelte di gestione di Sei Toscana, gli effetti del bando finito sub judice. «Siamo arrivati al colmo - attacca Bellumori - e qualcosa deve cambiare al più presto, altrimenti salta il banco. Ogni giorno arrivano a noi sindaci informazioni e notizie che sono tutt’altro che tranquillizzanti. Parlarne nell’assemblea dell’Ato è impossibile perché non viene convocata… Anche il dibattito su questa storia dei compensi è avvenuto solo sui giornali». Bellumori è arrabbiato. Lui usa espressioni più colorite: «La tariffa che paghiamo è abnorme rispetto al servizio che riceviamo e i Comuni con le discariche e gli impianti non hanno alcun interesse a cambiare questa situazione, meno che mai a fare i cani da guardia».
Adesso, dopo il caso della delibera che stabiliva l’aumento delle retribuzioni per gli amministratori, emerge anche un’altra perla: i compensi dei tre membri del collegio dei revisori - Maurizio Cerofolini, Alessandro Manetti e Marco Turchi - ammonterebbe a 141 mila euro lordi (centomila netti, confermano da Sei Toscana) e i tre professionisti ne avrebbero richiesti altri 120 mila per attività extra previste dal codice civile, cioè attestazioni e lavoro supplementare, in parte da legare agli approfondimenti compiuti dai commissari Anac. Sia chiaro: è tutto legittimo e corretto, ma guardando gli importi di altri collegi sindacali (come quello di Acquedotto del Fiora o della società fiorentina Alia Servizi Ambientali) si scopre che certe retribuzioni sono il doppio o il triplo di ciò che ricevono i colleghi in società simili.
La parola torna a Bellumori: «Mi dicono che certi compensi (molto importanti) vengono fissati dall’assemblea dei soci al momento della nomina. Sulle richieste supplementari meglio non commenti. Comunque non voglio star qui a dire: è troppo, è poco, non è meritato. Però devo saperle queste cose, voglio avere più strumenti per controllare; oggi, come sindaco, non li possiedo. E’ stato creato un sistema, complesso, avvitato su se stesso. So di non dire cose nuove: il controllo della parte politica attraverso l’assemblea e il consiglio direttivo di Ato è qualcosa che il legislatore deve ritarare. Il potere di controllo di noi sindaci è zero. Anzi, no, mi correggo: il potere di controllo di alcuni sindaci è zero, ad altri va bene così...» (g.b.)
Adesso, dopo il caso della delibera che stabiliva l’aumento delle retribuzioni per gli amministratori, emerge anche un’altra perla: i compensi dei tre membri del collegio dei revisori - Maurizio Cerofolini, Alessandro Manetti e Marco Turchi - ammonterebbe a 141 mila euro lordi (centomila netti, confermano da Sei Toscana) e i tre professionisti ne avrebbero richiesti altri 120 mila per attività extra previste dal codice civile, cioè attestazioni e lavoro supplementare, in parte da legare agli approfondimenti compiuti dai commissari Anac. Sia chiaro: è tutto legittimo e corretto, ma guardando gli importi di altri collegi sindacali (come quello di Acquedotto del Fiora o della società fiorentina Alia Servizi Ambientali) si scopre che certe retribuzioni sono il doppio o il triplo di ciò che ricevono i colleghi in società simili.
La parola torna a Bellumori: «Mi dicono che certi compensi (molto importanti) vengono fissati dall’assemblea dei soci al momento della nomina. Sulle richieste supplementari meglio non commenti. Comunque non voglio star qui a dire: è troppo, è poco, non è meritato. Però devo saperle queste cose, voglio avere più strumenti per controllare; oggi, come sindaco, non li possiedo. E’ stato creato un sistema, complesso, avvitato su se stesso. So di non dire cose nuove: il controllo della parte politica attraverso l’assemblea e il consiglio direttivo di Ato è qualcosa che il legislatore deve ritarare. Il potere di controllo di noi sindaci è zero. Anzi, no, mi correggo: il potere di controllo di alcuni sindaci è zero, ad altri va bene così...» (g.b.)
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