Il Tirreno

Grosseto

Castagne, segno più: per i produttori inizia la riscossa

di Fiora Bonelli
Castagne, segno più: per i produttori inizia la riscossa

Sull’Amiata il settore reagisce al cinipide ed è in ripresa.  Sani: «Segnali positivi: ora dobbiamo sviluppare la filiera»

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MONTE AMIATA. I castagneti dell’Amiata in produzione del 30% rispetto all’epoca prima del cinipide. L’onorevole Luca Sani in visita nei castagneti di Castel del Piano e Arcidosso, accompagnato dal nuovo segretario del Pd di Castel del Piano Federico Badini e dal presidente dell’associazione castagna Igp Lorenzo Fazzi, commenta senza mezzi termini che «il 2017 è l’anno dell’inizio della riscossa della castanicoltura amiatina. Quest’anno i castagneti raggiungeranno il 30% del loro potenziale produttivo. La strada è tracciata. Possiamo tornare al pieno sfruttamento dei castagneti e strutturare meglio la filiera».

L’osservazione di Sani arriva nel bel mezzo di una castagnatura che per il 2017 sembra impazzita: raccolti striminziti a chi è andata bene, raccolti completamente assenti per altri. Le castagne, le rare volte che ci sono, mostrano tutta la loro bellezza e schiettezza, ma in termini numerici il raccolto è davvero esiguo. Eppure, in confronto al 2016, quando quasi nessuno raccolse castagne e le poche che c’erano erano muffate, «finalmente i castanicoltori dell’Amiata vedono la luce in fondo al tunnel– dice Sani - Quest’anno per la prima volta da quando nel 2010 il Cinipide galligeno ha fatto la propria comparsa, i castagneti hanno ricominciato a essere produttivi in modo apprezzabile. Raggiungendo il 30% del loro potenziale produttivo».

Sani, accompagnato da Badini e Fazzi, ha incontrato i castanicoltori prima in località Vernia e le Piane e poi nella sede della nuova cooperativa dei produttori in località Pergole (Arcidosso), dove c’è l’impianto di selezione e trasformazione del prodotto. Cooperativa nata nel 2016, che riunisce 11 soci di cui Lorenzo Fazzi è il presidente.

«Sull’Amiata – aggiunge Sani – il comparto castanicolo copre una superficie di quasi 3.000 ettari e occupa circa 2.000 persone, con una cinquantina di aziende specializzate. Nei momenti migliori ciò ha garantito fatturato per sei milioni di euro. L’obiettivo è di tornare a quei livelli e superarli. Il contrasto biologico al cinipide galligeno attraverso il lancio del Torymus sta dando i primi tangibili risultati, dopo che grazie ai finanziamenti di Mipaaf e Regione sono stati investiti più di 130.000 euro da parte dell’Unione dei comuni e dell’associazione dei castanicoltori. Certo – aggiunge Sani – c’è ancora molto da fare. Il Torymus, al momento, a seconda delle zone, ha raggiunto una copertura delle aree coltivate a castagno che va dal 40 al 60%, e quindi vanno completate le operazioni di insediamento dell’antagonista naturale del cinipide. Poi dobbiamo migliorare le tecniche di contrasto alla muffa delle castagne e va tenuto conto che quest’anno la siccità ha ridotto di un terzo le dimensioni della Bastarda rossa e dei Marroni, che comunque sono belli e di ottima qualità». Sani auspica che «la filiera castanicola sia inserita nella nuova programmazione comunitaria. Un lavoro che a Bruxelles è già stato avviato e sul quale Governo e Parlamento siamo fortemente impegnati». «Questo incontro – sottolinea da parte sua il giovane segretario del Pd Federico Badini – fa parte di una campagna di ascolto delle istanze dei protagonisti economici sul nostro territorio. Ed è la conseguenza della rilevanza che il comparto castanicolo ha nel nostro tessuto economico locale».


 

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