Il Tirreno

Grosseto

«Rianimiamo questa città di morti viventi sveglia solo il giovedì»

di Pierluigi Sposato
«Rianimiamo questa città di morti viventi sveglia solo il giovedì»

Il pittore Nardini chiede iniziative culturali e turistiche «Le Mura? Trascurate. Per noi giovani erano tutto»

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GROSSETO. «Lo sa come dico io? Io dico che Grosseto è la città dei morti viventi: il giovedì o comunque quando ci sono manifestazioni come quella di oggi, Piazze d’Europa, sembra una città vera. Ma per il resto...»

Maurizio Nardini, pittore e artigiano, si siede al tavolo del bar Perugina, che ieri ha ospitato una nuova tappa di “Caffè Tirreno”, e parla. Vorrebbe una città diversa, più vitale. E chi non la vorrebbe? «È trasandata, abbandonata a sé. Eppure ce ne sono di settori da valorizzare, dall’edilizia al turismo culturale». Nardini sembra però sconsolato quando pensa al progetto che dovrebbe essere di cardine, quello del recupero delle Mura medicee: «Non torneranno più quelle di una volta. Sa perché? Perché prima, quando noi eravamo ragazzi, le Mura erano tutto: per i poveri come noi erano il passatempo. Oggi tutti hanno l’auto, tutti vanno altrove...». Illuminazione («sono settanta anni che le Mura sono al buio»), passeggiata archeologica: tutto nel mondo dei progetti che tardano a trovare attuazione. «Cosa ci andrebbero a fare i grossetani sulle Mura?».

Progetti culturali. Nardini ci tiene. Pesca dalla memoria la vicenda di quella pala di uno dei Di Giovanni che una volta era alla Grancia e che «da venti anni non è più lì. Ne ha parlato anche Vittorio Sgarbi: è a Siena? È ancora in restauro? Non credo. E perché non ci diamo da fare per farla tornare a Grosseto? Anzi, avrei anche una collocazione: alla chiesa dei Bigi. Lì, del resto, ce n’era una tanti anni fa: non di grandissimo valore ma si può ancora vedere al Cottolengo dove è stata trasferita».

Opere d’arte da recuperare, monumenti da valorizzare: «Ah sì, a me piace l’idea di creare il giardino archeologico nell’area dell’ex ospedale Misericordia in via Ginori, hanno fatto bena buttare giù quella parte pericolante: però serve cura per la guardiola di ingresso, in stile liberty. Va chiusa, va protetta, sennò tutti entrano e ci fanno i loro comodi».

Nardini ha la sua bottega lì vicino, alle spalle di piazza San Francesco: «Ecco, qui adesso c’è un bar, hanno fatto bene ad aprirlo. Però non si può considerare quella piazza come un campo di calcio o comunque darle una destinazione impropria...» dice riferendosi all’utilizzo che ne viene fatto comunemente. «Spazi verdi per giocare a pallone ce ne sono, anche vicini».

Il pittore è un fiume in piena. E chi lo conosce non è sorpreso. Dall’elenco dei suoi desideri esce fuori anche la questione arredi: «Le fioriere. Ce n’erano tante per la città ed erano anche curate. Erano state disposte in vari punti. Vanno recuperate. Sa che fine hanno fatto adesso? Sono sparpagliate per ogni dove. Ce ne sono due dalle parti della curva di via Manetti. Cosa ci vorrebbe a rimetterle in sesto?».

Buona accoglienza, offerte culturali per i turisti: così, secondo Nardini, si potrebbe far uscire Grosseto dal cliché di “città dei morti viventi” che lui ha creato. Inevitabile parlare di nuovo delle Mura medicee, il cerchio si chiude: «La Fortezza non è sfruttata per come dovrebbe. È una ricchezza immensa, un tesoro che altrove avrebbero utilizzato come una miniera d’oro. Ma se lo immagina lei se una costruzione di questo genere esistesse a Rimini? E invece a Rimini non ce l’hanno. Ce l’abbiamo noi. Facciamo di tutto perché diventi un segno caratteristico, perché diventi qualcosa di importante anche altrove e la gente venga qui a vederla. E la trovi aperta. Ora è trascurata al punto che ci cresce anche una pianta di fico...»

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