Il Tirreno

Grosseto

Preziosi arredi alla Casa museo

Preziosi arredi alla Casa museo

Sono stati raccolti e donati da un grossetano la cui nonna era originaria di Monticello Amiata

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MONTICELLO AMIATA. Pregevole donazione per la Casa museo di Monticello Amiata. Il presidente Franco Cherubini ringrazia il benefattore.

«La collezione degli arredi che possiamo trovare nella nostra Casa museo – spiega Cherubini – quest’anno si arricchisce per opera di una importante donazione da parte di Tarquinio Tarquini, di Grosseto, che ricordando le origini monticellesi della nonna, Maria Terni, nata nel nostro paese nel 1879, ed appassionato conservatore e collezionista di quelle suppellettili e quegli oggetti che un tempo erano di uso comune ma poi dimenticati, ha voluto lasciare tutto alla Casa museo di Monticello insieme a effetti personali legati alla propria famiglia affinché trovassero in questo luogo la giusta collocazione e valorizzazione».

Tarquini ha regalato alla casa museo un vero patrimonio, preziosa testimonianza materiale di un tempo andato: mobili e suppellettili varie, come oggetti in uso nella cucina, nella camera, nella stalla, strumenti musicali e quadri contenenti foto e documenti vari ricercate e gelosamente conservate nel corso della sua vita. «È bello ricevere in dono e poter conservare cose alle quali una persona ha dedicato una parte importante della sua esistenza per raccoglierle e mantenerle con amore e dedizione e che ha deciso di distaccarsene per donarle al museo di un paese nel quale non era mai stato ma dal quale derivano le origini della nonna paterna: un legame di sangue con questa terra. L’associazione culturale Casa museo di Monticello ringrazia sentitamente il signor Tarquinio, si impegna a conservare questo patrimonio di oggetti contestualizzandoli all’interno della casa e dando loro la giusta valorizzazione», annota il presidente Cherubini.

La Casa museo di Monticello nei suoi oltre trenta anni di attività è diventata un punto di riferimento per antropologi e storici e si è sviluppata negli spazi e nella collezione di oggetti che ne hanno potenziato l’arredamento valorizzando tutte quegli, oggetti utili ed indispensabili sino ad alcuni decenni fa e mano a mano dismessi e dimenticati, ma che fanno parte della cultura e della tradizione amiatina: sono legate ad un modo di vivere dettato dalle cadenze delle stagioni e dalle semplici risorse che la terra poteva offrire e «raccontano un modo di vivere legato al quotidiano popolare», chiude Cherubini.

Fiora Bonelli

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