Il Tirreno

Grosseto

Per Chiara ed Enrico un pazzo matrimonio tra ‘800 e fantasy

In sala consiliare si celebrano le prime nozze steampunk Un’esplosione di creatività vittoriana mista a fantascienza

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GROSSETO. Agghindati con uno stravagante vestiario rétro misto a dettagli futuristici, hanno varcato la porta della sala consiliare di Grosseto dicendo sì. A unirsi in nozze per il primo matrimonio steampunk maremmano sono stati Chiara Toniolo, 28 anni, ed Enrico Contu, 29.

Entrambi grossetani e con il talento creativo nel sangue, i due sposi vantano esperienze nel settore dell’arte e della grafica e una passione viscerale per questo genere fantascientifico in voga anche alle fiere del fumetto e sempre più seguito in tutt’Italia, che ora sbarca in Maremma per queste prime incredibili nozze celebrate dal vicesindaco Luca Agresti. Lei modella per il liceo artistico, lui laureando a Firenze in architettura.

Vicino al Duomo, sotto il Comune, a pochi passi dalle architetture di palazzo Aldobrandeschi, approdano entrambi alle 11. Prima l’inebriante stravaganza di Chiara col suo corpetto viola su di una gonna bianca. Poi lui, vestito di nero e con la tuba in testa, che la raggiunge e le schiocca i primi baci davanti a una folla festosa di parenti e amici che aumenta sempre di più. Neppure loro si sottraggono al richiamo dello steampunk e arrivano al matrimonio in abiti neri. Cappelli (tube) nera in testa agli uomini molti dei quali con la barba lunga (compreso lo sposo), doppiopetti e orologi a cipolla, papillon e corpetti attillati, antiche catene al collo. E poi lustrini, guanti in alluminio color arancio, occhiali tondi con una montatura nerissima. Il babbo dello sposo arriva con una lampada piantata in testa che lancia una luce abbagliante. Ingranaggi sono cuciti ai vestiti. Fuori dagli schemi, il matrimonio sceglie la location più adatta per sparigliare le carte: gli istituzionalissimi banchi dei consiglieri. La sala consiliare è piena, diventa una festa in costume. Chiara ed Enrico danno l’idea di divertirsi molto. E così gli invitati. Cos’è lo steampunk? «Parte tutto da un genere narrativo», sorride la sposa dopo il sì. «Un genere ibrido tra fantasy e fantascienza» in cui ci si proietta in storie ambientate nel passato, specie nell’Inghilterra vittoriana o nel far west, ma poi si condisce il tutto «con elementi anacronistici e richiami alla fantascienza, alle macchine che perfezionano l’uomo. Abbiamo scoperto tutto a Lucca Comics», dove molte persone si vestono così. Una realtà parallela e alternativa, dominata da tecnologia, meccanismi a vapore, orologeria antica. Centinaia gli accessori addosso agli ospiti e comprati nei mercatini o saccheggiati in casa.

Elisabetta Contu – zia dello sposo – si presenta con una palla di vetro del futuro «che era il pomello di una tenda». Addosso ha una gonna e una borsa strane «fatte da me» come una sarta provetta. Idem la sorella Maria Cristina, anche lei si è cucita cose stravaganti.

Il compagno di Elisabetta, Roberto Lacchini di Porto Santo Stefano, è seriamente agghindato come un perfetto lord e cammina con un bastone.

Lo steampunk approda così anche a Grosseto. O meglio. «Già c’erano stati alcuni casi, ma erano state toccate e fuga – dice lo sposo – Noi vogliamo continuare sul serio». È un modo per esprimersi, creare. Osare. Chiara si è disegnata la gonna e se l’è fatta cucire.

La raggiunge il coniuge con in mano una mano finta. Cos’è? «C’è una caldaia che manda energia a vapore per far muovere l’arto», dice lei legandosi quella caldaia alla schiena per poi infilarsi la mano meccanica come un guanto. Lei e lui si prendono mano per mano (meccanica) e scendono le scale del Comune. «È un prototipo autoprodotto», dice Contu sorridente.

Elisabetta Giorgi

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