Lutto
Borghi lascia il partito «Nuova associazione»
di Gabriele Baldanzi
Trentacinque i fondatori, nome probabile “Per Grosseto”
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GROSSETO. L’ex vicesindaco Paolo Borghi, per oltre 15 anni fabbrica di consenso in città e nelle frazioni, esce dal Pd. Non ha rinnovato l’iscrizione per il 2017 e ha scelto di non partecipare ai congressi in corso, seppure ne avesse titolo, in forza del tesseramento 2016.
Borghi ha scelto di tenere un profilo basso, di non parlare in questa delicata fase in cui sono maturate le candidature di Gesuè Ariganello per il livello provinciale e di Leonardo Culicchi per la segreteria comunale. «Sono stato chiamato, ma ho preferito non intervenire e non dare alibi o sponde ad alcuno. La prossima settimana spiegherò come e dove intendo impegnarmi in futuro».
Ci vuole anticipare qualcosa?
«Daremo vita a una nuova associazione politica. Siamo 35 fondatori, tra cui diversi uomini e donne che fanno parte del Pd. Il mio contributo per la città in cui vivo passerà da questo nuovo soggetto politico. Gli aderenti sono, al momento, poco meno di duecento».
È vero che si chiamerà “Per Grosseto”?
«Non mi faccia dire tutto adesso. Non è neanche giusto nei confronti degli altri fondatori. Faremo una conferenza stampa e spiegheremo cosa vogliamo fare, dove vogliamo andare. Prima della fine dell’anno faremo un evento con un ospite importante. Sarà il battesimo dell’associazione».
Chi l’ha cercata in vista dei congressi?
«Tanti. Sanno che nel 2016 molte tessere erano a me riconducibili e magari temevano qualche sorpresa…».
Il suo rapporto con Culicchi?
«Non ci sentiamo da tempo. Lo stimo e gli auguro di fare bene; spero soprattutto che abbia autonomia, ma il clima non è buono e questa ripartenza, con certe premesse, a me personalmente non mi convince».
In pratica ha lasciato il partito ai suoi nemici…
«Non è vero. Gesuè Ariganello, o lo stesso Leonardo Culicchi, non sono miei nemici. È vero invece che per tanto tempo il collante di alcuni gruppi è stato proprio Borghi, il nemico da combattere, il male da eliminare. Adesso sono curioso di vedere dove conducono il partito e quale sarà il prossimo obiettivo. Ripeto: al Pd auguro ogni bene, ma resto perplesso. È uno stato d’animo che posso permettermi».
La sensazione è che si faccia la guardia al barile vuoto.
«In effetti ci sono ancora dei giapponesi, personaggi che pensano che vincere un congresso, a ogni costo, sia il prologo a chissà quale successo o premio. Poi capiranno che non c’è più nulla da spartire e che c’è solo da farsi un mazzo grande così, perché il Pd a Grosseto è ridotto ai minimi termini».
Parlano di oltre mille iscritti.
«Bah, alla fine vediamo quanti e chi ha partecipato ai congressi. A Braccagni hanno votato in 12; oggi (ieri) al Pace numeri – mi dicono – di poco superiori: una quarantina di persone in un quartiere di 20.000 abitanti. Un congresso comunale con 2-300 partecipanti si può anche venderlo come una grandiosa ripartenza, ma io qualche domanda me la farei».
Quanto le costa questo passo indietro?
«Non è un passo indietro. Però è vero che la politica è per me una passione, ha sempre fatto parte della mia vita e oggi andare a Piazze d’Europa, anziché nei circoli a discutere una mozione o una candidatura, mi fa una strana sensazione. Ma sono lutti che si elaborano (sorride)».
Qual è stato l’errore più grande commesso dal Pd grossetano negli ultimi 18 mesi? «Non aver mai esaminato le ragioni della sconfitta del giugno 2016. Quella responsabilità nessuna la vuole. Più facile dire: colpa di Borghi! Il fatto che spesso si siano aperte discussioni sui social anziché negli organismi dimostra che c’è un desiderio di dibattito, ma nel Pd è stato negato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Borghi ha scelto di tenere un profilo basso, di non parlare in questa delicata fase in cui sono maturate le candidature di Gesuè Ariganello per il livello provinciale e di Leonardo Culicchi per la segreteria comunale. «Sono stato chiamato, ma ho preferito non intervenire e non dare alibi o sponde ad alcuno. La prossima settimana spiegherò come e dove intendo impegnarmi in futuro».
Ci vuole anticipare qualcosa?
«Daremo vita a una nuova associazione politica. Siamo 35 fondatori, tra cui diversi uomini e donne che fanno parte del Pd. Il mio contributo per la città in cui vivo passerà da questo nuovo soggetto politico. Gli aderenti sono, al momento, poco meno di duecento».
È vero che si chiamerà “Per Grosseto”?
«Non mi faccia dire tutto adesso. Non è neanche giusto nei confronti degli altri fondatori. Faremo una conferenza stampa e spiegheremo cosa vogliamo fare, dove vogliamo andare. Prima della fine dell’anno faremo un evento con un ospite importante. Sarà il battesimo dell’associazione».
Chi l’ha cercata in vista dei congressi?
«Tanti. Sanno che nel 2016 molte tessere erano a me riconducibili e magari temevano qualche sorpresa…».
Il suo rapporto con Culicchi?
«Non ci sentiamo da tempo. Lo stimo e gli auguro di fare bene; spero soprattutto che abbia autonomia, ma il clima non è buono e questa ripartenza, con certe premesse, a me personalmente non mi convince».
In pratica ha lasciato il partito ai suoi nemici…
«Non è vero. Gesuè Ariganello, o lo stesso Leonardo Culicchi, non sono miei nemici. È vero invece che per tanto tempo il collante di alcuni gruppi è stato proprio Borghi, il nemico da combattere, il male da eliminare. Adesso sono curioso di vedere dove conducono il partito e quale sarà il prossimo obiettivo. Ripeto: al Pd auguro ogni bene, ma resto perplesso. È uno stato d’animo che posso permettermi».
La sensazione è che si faccia la guardia al barile vuoto.
«In effetti ci sono ancora dei giapponesi, personaggi che pensano che vincere un congresso, a ogni costo, sia il prologo a chissà quale successo o premio. Poi capiranno che non c’è più nulla da spartire e che c’è solo da farsi un mazzo grande così, perché il Pd a Grosseto è ridotto ai minimi termini».
Parlano di oltre mille iscritti.
«Bah, alla fine vediamo quanti e chi ha partecipato ai congressi. A Braccagni hanno votato in 12; oggi (ieri) al Pace numeri – mi dicono – di poco superiori: una quarantina di persone in un quartiere di 20.000 abitanti. Un congresso comunale con 2-300 partecipanti si può anche venderlo come una grandiosa ripartenza, ma io qualche domanda me la farei».
Quanto le costa questo passo indietro?
«Non è un passo indietro. Però è vero che la politica è per me una passione, ha sempre fatto parte della mia vita e oggi andare a Piazze d’Europa, anziché nei circoli a discutere una mozione o una candidatura, mi fa una strana sensazione. Ma sono lutti che si elaborano (sorride)».
Qual è stato l’errore più grande commesso dal Pd grossetano negli ultimi 18 mesi? «Non aver mai esaminato le ragioni della sconfitta del giugno 2016. Quella responsabilità nessuna la vuole. Più facile dire: colpa di Borghi! Il fatto che spesso si siano aperte discussioni sui social anziché negli organismi dimostra che c’è un desiderio di dibattito, ma nel Pd è stato negato».
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