Il Tirreno

Grosseto

«Culicchi non è un candidato unitario»

di Gabriele Baldanzi
«Culicchi non è un candidato unitario»

Sensi, già consigliere comunale e voce critica del Pd, si sfila dalla maggioranza. «Sosterrò il segretario Ariganello»

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GROSSETO. «Non è affatto unitaria la candidatura di Leonardo Culicchi a segretario comunale del Pd. Non basta definirlo tale sui giornali, nelle conferenze stampa, nelle riunioni autoreferenziali, perché qualcosa che unitario non è, diventi tale. Non funziona così». L’avvocato Christian Sensi, già consigliere comunale, dirigente del partito fin da giovanissimo, presidente in carica di Arci, è da anni una delle voci critiche del Pd locale. Nel passaggio congressuale che si consumerà tra oggi e domani, si sfila rispetto alla maggioranza.

Ma la mozione Orlando sostiene Culicchi o no?

«La mozione Orlando a Grosseto ha più anime. L’ex coordinatrice Anna Guidoni, dimessasi a giugno, salvo poi continuare a rappresentare la mozione, e altri come l’ex sindaco Loriano Valentini, Claudio Boccini, Alessandra Milli, hanno fatto da subito un percorso per convergere su Culicchi. Non ci sono state riunioni, passaggi, discussioni per coinvolgere tutti. Loro hanno deciso che la mozione Orlando andava con Culicchi. Punto. Tutti gli altri avrebbero dovuto adeguarsi dichiarando che chi era arrivato prima andava valorizzato. In politica, però, non si ragiona per esclusione ma per inclusione: noi ci saremmo anche adeguati perché l’unità è importante, bastava discutere insieme il metodo»

E lei non si è adeguato...

«Non al loro “prendere o lasciare”. Non solo io, però. Siamo in diversi e manifesteremo il nostro dissenso nei congressi. Non faccio nomi perché non serve fare la lista di chi sta con me o contro di me».

A questo punto cos’è accaduto?

«Dopo che avevo espresso il mio dissenso, di merito e metodo, coi compagni della mozione, il discorso si è spostato nel partito e mi è stato esplicitamente detto che non ero gradito, non ero affidabile e non c’era posto per me nell’assemblea comunale. Lista chiusa, senza la nostra componente. E va anche bene, basta che si sappia che l’unitarietà non c’è. L’unità c’è se la pratichi, non se la dichiari».

Lei farà parte di altri organismi?

«Se sono disponibili a fare un ragionamento complessivo sull’unità del partito sì; se qualcuno impone le condizioni - mentre la casa brucia e stiamo perdendo consenso - no».

Cosa le contestano?

«Le solite cose. Di fare politica su Facebook, danni, esercitare pressioni. Non hanno capito che le discussioni le porto sui social perché non sono fatte negli organismi».

Il Pd sta iniziando un nuovo corso. Lei quindi sarà fuori.

«Resto iscritto, ci mancherebbe. Sarò una mosca bianca in un partito dove i tesserati sono praticamente tutti dirigenti. Comunque fuori – se vuole scriverlo - sono rimasti in tanti: non si è perso solo Paolo Borghi, che storicamente non è mai stato mio amico, ma anche decine di persone che erano vicine a lui, in una resa dei conti che adesso, tra macerie e lacerazioni, vede prevalere coloro che a Grosseto hanno perso tutto: prima nel 1997 e poi nel 2016».

Si riferisce a Valentini?

«Non solo a lui, c’è anche qualche altro cervellone, che si crede Kissinger, senza aver mai indovinato una scelta. Personaggi che continuano ad avere un’immeritata agibilità politica pur avendo perso tutto, sempre».

È un no definitivo a Culicchi?

«Ci sono 24 ore per ragionare. Ad oggi il nostro no significa che non c’è unità perché il candidato non è stato inclusivo come prometteva. Mi piacerebbe sentire da lui un ragionamento politico come fino a ora non è stato».

Sosterrà il segretario provinciale Gesuè Ariganello?

«Certo, avevo perplessità su come diventò segretario. Ha mostrato indipendenza e capacità di lavorare».

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