Il dolore
In restauro la torre di Lazzaretti
Monte Labro, primo stralcio da 45.000 euro per il progetto realizzato dall’architetto Franza
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MONTE AMIATA. Sono partiti da qualche giorno i lavori di restauro e messa in sicurezza del complesso della torre, della strada e dei ruderi edificati a Monte Labro nella seconda metà del 1800 da David Lazzaretti il profeta dell’Amiata.
Il progetto, realizzato dallo studio dell’architetto Gabriele Franza, è stato approvato dalla Soprintendenza ai beni architettonici e i lavori sono stati aggiudicati alla ditta di Alessandro Piccionetti. «Si tratta - spiega l’architetto Franza - di interventi di ripristino e messa in sicurezza della torre circolare e dei ruderi della chiesa e dell’eremo. I lavori interesseranno anche parte del tratto di strada di accesso alla torre che ha maggiore pendenza e che per questo risulta pericolosa e saranno apposte delle barriere che guardano verso il precipizio».
«Questo è il primo stralcio di lavori- aggiunge il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini - per un importo di 45.000 euro e naturalmente questo è solo il primo step, perché contiamo poi di proseguire i ripristini di tutto il complesso». La prima pietra della torre fu posta 14 luglio 1869 e alla costruzione parteciparono 70 volontari e alcuni scalpellini. Davide Lazzaretti che dirigeva i lavori pensò una torre con una circonferenza di 33 braccia e alta 15 metri con tre celle sovrapposte di forma circolare. All’esterno una cordonata a spirale.
Ciò che più colpisce della torre, murata a secco, è il suo mimetismo con la roccia di Monte Labro, quasi fosse un tutt’uno con il sasso perlaceo del monte. Secondo la simbologia di David la Torre doveva essere la rocca inespugnabile contro i mostri della terra e i demoni dell’inferno e simbolo della nuova alleanza fra gli uomini e Dio. La Chiesa, con le simbologie giurisdavidiche scolpite su pietra, fu consacrata il 12 maggio 1872 e uscendo dal sacro edificio si poteva agevolmente scendere nella grotta che si apre sotto la torre. Una grotta uguamente simbolica, una “santa caverna” elemento di congiunzione fra cielo, terra e mondo sotterreneo.
Sull’altare della chiesa era venerata la Madonna delle conferenze, opera di Filippo Corsini, oggi nel museo dedicato a David Lazzaretti al castello Aldobrandesco. E infine l’eremo (concluso nel 1875) che avrebbe dovuto ospitare gli eremiti penitenzieri.
Il complesso degli edifici fu oggetto di un importante progetto di recupero nel 2003-2004. Il progetto fu redatto dal geometra Giorgio Fatarella e dagli architetti Gabriele Franza e Nello Nanni, e da essi donato al Comune di Arcidosso. La progettazione consistette nel risanamento, consolidamento e restauro della Torre, della chiesa e dell'eremo. Il valore per la sua realizzazione fu di circa 130.000 euro, 100.000 dei quali ottenuti grazie ad un contributo della Fondazione del Monte dei Paschi. Adesso si torna a mettere mano a un sito di grande valore culturale per la storia di Arcidosso e che sta ultimamente riaprendosi all’interesse di molti grazie anche alla operazione di Simone Cristicchi che sta portando nei teatri italiani la storia del barrocciaio di Monte Labro e grazie al lavoro continuo del centro studi Lazzaretti e degli studiosi locali (Nello Nanni, Roberto Magnani, Paolo Lorenzoni, Giorgio Fatarella, Francesco Bardelli, Emilio Sarti e altri ancora), che non hanno mai trascurato di approfondire la storia in parte tuttora misteriosa di questo personaggio così affascinante del Monte Amiata. I lavori di restauro che sono in corso saranno conclusi alla fine del prossimo gennaio.
Fiora Bonelli
Il progetto, realizzato dallo studio dell’architetto Gabriele Franza, è stato approvato dalla Soprintendenza ai beni architettonici e i lavori sono stati aggiudicati alla ditta di Alessandro Piccionetti. «Si tratta - spiega l’architetto Franza - di interventi di ripristino e messa in sicurezza della torre circolare e dei ruderi della chiesa e dell’eremo. I lavori interesseranno anche parte del tratto di strada di accesso alla torre che ha maggiore pendenza e che per questo risulta pericolosa e saranno apposte delle barriere che guardano verso il precipizio».
«Questo è il primo stralcio di lavori- aggiunge il sindaco di Arcidosso Jacopo Marini - per un importo di 45.000 euro e naturalmente questo è solo il primo step, perché contiamo poi di proseguire i ripristini di tutto il complesso». La prima pietra della torre fu posta 14 luglio 1869 e alla costruzione parteciparono 70 volontari e alcuni scalpellini. Davide Lazzaretti che dirigeva i lavori pensò una torre con una circonferenza di 33 braccia e alta 15 metri con tre celle sovrapposte di forma circolare. All’esterno una cordonata a spirale.
Ciò che più colpisce della torre, murata a secco, è il suo mimetismo con la roccia di Monte Labro, quasi fosse un tutt’uno con il sasso perlaceo del monte. Secondo la simbologia di David la Torre doveva essere la rocca inespugnabile contro i mostri della terra e i demoni dell’inferno e simbolo della nuova alleanza fra gli uomini e Dio. La Chiesa, con le simbologie giurisdavidiche scolpite su pietra, fu consacrata il 12 maggio 1872 e uscendo dal sacro edificio si poteva agevolmente scendere nella grotta che si apre sotto la torre. Una grotta uguamente simbolica, una “santa caverna” elemento di congiunzione fra cielo, terra e mondo sotterreneo.
Sull’altare della chiesa era venerata la Madonna delle conferenze, opera di Filippo Corsini, oggi nel museo dedicato a David Lazzaretti al castello Aldobrandesco. E infine l’eremo (concluso nel 1875) che avrebbe dovuto ospitare gli eremiti penitenzieri.
Il complesso degli edifici fu oggetto di un importante progetto di recupero nel 2003-2004. Il progetto fu redatto dal geometra Giorgio Fatarella e dagli architetti Gabriele Franza e Nello Nanni, e da essi donato al Comune di Arcidosso. La progettazione consistette nel risanamento, consolidamento e restauro della Torre, della chiesa e dell'eremo. Il valore per la sua realizzazione fu di circa 130.000 euro, 100.000 dei quali ottenuti grazie ad un contributo della Fondazione del Monte dei Paschi. Adesso si torna a mettere mano a un sito di grande valore culturale per la storia di Arcidosso e che sta ultimamente riaprendosi all’interesse di molti grazie anche alla operazione di Simone Cristicchi che sta portando nei teatri italiani la storia del barrocciaio di Monte Labro e grazie al lavoro continuo del centro studi Lazzaretti e degli studiosi locali (Nello Nanni, Roberto Magnani, Paolo Lorenzoni, Giorgio Fatarella, Francesco Bardelli, Emilio Sarti e altri ancora), che non hanno mai trascurato di approfondire la storia in parte tuttora misteriosa di questo personaggio così affascinante del Monte Amiata. I lavori di restauro che sono in corso saranno conclusi alla fine del prossimo gennaio.
Fiora Bonelli
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