Il Tirreno

Grosseto

Fermo pesca per 30 barche Il settore è in difficoltà

di Andrea Capitani
Fermo pesca per 30 barche Il settore è in difficoltà

All’Argentario le attività a strascico riprenderanno dopo il ponte di novembre C’è chi approfitta per fare manutenzioni. «Ma a livello economico ne risentiamo»

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MONTE ARGENTARIO. «Attendiamo ancora i soldi dello scorso fermo pesca». Per i pescatori a strascico della flotta argentarina – si contano circa 30 imbarcazioni, due terzi a Porto Santo Stefano e il resto a Porto Ercole – il mese di ottobre significa terra. Potranno tornare in mare dopo il ponte di Ognissanti, i primi del mese di novembre, senza quindi poter beneficiare dei proventi del mare. E in molti si chiedono se questo fermo, che viene attuato per comparti territoriali, «sia veramente a carattere biologico, quindi per la riproduzione».

Per qualcuno il fermo è doveroso, perché «la mancanza del pesce è dovuta soprattutto all’inquinamento causato dalla presenza di moltissime persone che vanno in mare. Poi c’è chi lo vuole e chi no – racconta qualche pescatore –, ma la differenza quando torniamo in mare la vediamo. Stiamo ancora aspettando il rimborso dello scorso anno da parte del Ministero dei Trasporti, che è tra i 600 e gli 800 euro a marinaio». Per altri, invece, il fermo «serve solo per fare i lavori di manutenzione alle barche, sia in cantiere dove vengono sistemate le carene che a bordo, dove si può verniciare e fare altri lavori di sistemazione». Non tutti sono sulla stessa lunghezza d’onda.

«Noi stiamo facendo manutenzione – spiega Giovanni Russo, titolare di Atlantic – Cambiamo qualche pezzo rovinato, ripariamo le reti e ciò che riusciamo a fare in terra. Però a livello economico ne risentiamo, perché la barca se non lavora non guadagna. Non siamo contrari al fermo, ma ci servirebbe almeno un minimo dallo Stato per ripagare le spese, visto che non possiamo andare in mare. Un mese che non lavoriamo sicuramente giova alla fauna marina, ma andrebbe fatto in modo diverso. Adesso sia il Tirreno che l’Adriatico sono divisi in due. Un piccolo ripopolamento gli altri anni lo abbiamo notato. Le reti a strascico, invece, non rovinano per niente il fondale, quindi in questo caso è ininfluente».

E i cittadini cosa trovano in tavola durante il fermo pesca? Con i pescherecci in porto, sono le barche della piccola pesca che, con tramagli, lampare, palamiti, pesci spada e altri tipi di cattura, mantengono i banchi del pesce ancora ben forniti. «Il pesce di tramaglio arriva giornalmente – spiega Roberto Di Roberto, titolare di una pescheria – Quel che riguarda gamberetti, calamari, seppie, cicale e via discorrendo, ovvero il ricavato della pesca a strascico, lo facciamo arrivare dall’Adriatico, in attesa che il fermo finisca. Invece ricciole, saraghi, orate e altri pesci ci sono sempre, così come i polpi». Spesso la gente si domanda da dove arrivi il pesce o se sia congelato o meno. «Basta che uno ne capisca un po’ – prosegue – e vede che è tutta roba fresca e, al 90%, locale. Poi basta vedere quando rientrano coi tramaglini la sera. Se la frittura non c’è si possono poi mangiare altre cose. Inoltre a Civitavecchia adesso si pesca, e da lì è giusto un’ora di tragitto». E i prezzi? «Sono praticamente invariati – conclude – Forse solo i gamberi costano un po’ di più essendocene di meno rispetto al solito. Comunque il fermo pesca dovrebbe servire per il ripopolamento, ma secondo me non serve poi a molto, anche gli altri anni non abbiamo notato grosse differenze. Bisogna tutelare le zone di pesca: se qualcuno è beccato a pescare sotto-costa dev’essere sanzionato, perché lo strascico deve avvenire oltre 1, 5 miglia dalla costa e col fondale superiore a 50 metri».

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