La manifestazione
Cocaina sequestrata dopo l’aggressione
Un maresciallo colpito con una pietra: lo straniero arrestato ha patteggiato ed è tornato libero
2 MINUTI DI LETTURA
ORBETELLO. Stavano “difendendo” della droga, della cocaina in particolare, i due stranieri - uno dei quali arrestato - sorpresi dai carabinieri di Orbetello in una zona di macchia di Ansedonia.
Quando i militari, rimasti entrambi feriti (uno alla testa, colpito da una pietra) sono riusciti a fermare Mohamed Musei, 30 anni, cittadino marocchino senza fissa dimora, hanno trovato sette involucri di cellophane contenente la sostanza stupefacente. Sequestrati anche 160 euro in contanti e tre telefoni cellulari. I particolari sono emersi al termine dell’udienza di convalida dell’arresto, che si è svolta davanti al giudice Gian Marco De Vincenzi. Il magistrato ha convalidato il provvedimento chiesto dalla Procura (in aula il viceprocuratore onorario Brogi), poiché sussitono i gravi indizi, e ha anche rilevato la personalità criminale dell’imputato, con vari precedenti. Ma per lui niente carcere (come chiesto dall’accusa), dal momento che, assistito dall’avvocato Silvia Ciampolini, ha chiesto e ottenuto di poter patteggiare ed è tornato libero: 1 anno e 6 mesi per resistenza a pubblico ufficiale con lesioni, e misura del divieto di soggiorno in provincia di Grosseto. Con ammonimento del giudice a non rimettere più piede in Maremma.
L’arresto è avvenuto intorno alle 17 di martedì a conclusione di un servizio antidroga dei militari. La pattuglia aveva notato due persone in atteggiamento sospetto, che si erano date alla fuga una volta visti i carabinieri. Erano state raggiunte e fermate poco dopo. Uno di loro aveva però impugnato una pietra e con questa aveva colpito alla testa il maresciallo, causandogli un trauma cranico e ferite giudicate poi guaribili in dieci giorni. Per soccorrere il collega, il brigadiere aveva lasciato l’altro uomo, che era scappato e non è stato più trovato. Anche il brigadiere era dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso, per le ferite alla mano riportate nella colluttazione in cui i militari erano stati bersagliati da calci e pugni (6 giorni la prognosi per il brigadiere). Dalla perquisizione era poi spuntata fuori la droga.
Musei, che si è fatto assistere da un interprete perché non comprende bene l’italiano, ha preferito non rispondere alle domande del giudice.
Pierluigi Sposato
Quando i militari, rimasti entrambi feriti (uno alla testa, colpito da una pietra) sono riusciti a fermare Mohamed Musei, 30 anni, cittadino marocchino senza fissa dimora, hanno trovato sette involucri di cellophane contenente la sostanza stupefacente. Sequestrati anche 160 euro in contanti e tre telefoni cellulari. I particolari sono emersi al termine dell’udienza di convalida dell’arresto, che si è svolta davanti al giudice Gian Marco De Vincenzi. Il magistrato ha convalidato il provvedimento chiesto dalla Procura (in aula il viceprocuratore onorario Brogi), poiché sussitono i gravi indizi, e ha anche rilevato la personalità criminale dell’imputato, con vari precedenti. Ma per lui niente carcere (come chiesto dall’accusa), dal momento che, assistito dall’avvocato Silvia Ciampolini, ha chiesto e ottenuto di poter patteggiare ed è tornato libero: 1 anno e 6 mesi per resistenza a pubblico ufficiale con lesioni, e misura del divieto di soggiorno in provincia di Grosseto. Con ammonimento del giudice a non rimettere più piede in Maremma.
L’arresto è avvenuto intorno alle 17 di martedì a conclusione di un servizio antidroga dei militari. La pattuglia aveva notato due persone in atteggiamento sospetto, che si erano date alla fuga una volta visti i carabinieri. Erano state raggiunte e fermate poco dopo. Uno di loro aveva però impugnato una pietra e con questa aveva colpito alla testa il maresciallo, causandogli un trauma cranico e ferite giudicate poi guaribili in dieci giorni. Per soccorrere il collega, il brigadiere aveva lasciato l’altro uomo, che era scappato e non è stato più trovato. Anche il brigadiere era dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso, per le ferite alla mano riportate nella colluttazione in cui i militari erano stati bersagliati da calci e pugni (6 giorni la prognosi per il brigadiere). Dalla perquisizione era poi spuntata fuori la droga.
Musei, che si è fatto assistere da un interprete perché non comprende bene l’italiano, ha preferito non rispondere alle domande del giudice.
Pierluigi Sposato
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
