Il dolore
«Un invaso alla Bartolina» Il comitato scrive a Marras
di Alfredo Faetti
Gessi rossi, il capogruppo Pd in Regione pronto ad incontrare gli ambientalisti La decisione sul sito di stoccaggio verrà presa soltanto dopo la Via
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GAVORRANO. Il Comitato chiama, Firenze risponde. L’appello lanciato in mattinata dal Comitato per la Difesa del Fiume Bruna al capogruppo in Regione Leonardo Marras è stato subito accolto dall’ex presidente della Provincia, che ha invitato i rappresentanti per discutere della cava della Bartolina come prossimo sito per accogliere i gessi rossi della Tioxide.
Un’ipotesi che il Comitato vuole scongiurare a tutti i costi. «L’ipotesi Bartolina ha un pessimo rapporto rischi/benefici, e tale scelta non può essere delegata ad un semplice responso tecnico – scrive il Comitato a Marras – Le rivolgiamo un appello perché lei è un importante politico della zona e perché si è sempre occupato di Tioxide e Solmine, conosce bene la questione, e sostiene giustamente che non si butta niente». Immediata la risposta: «C’è la mia piena disponibilità ad incontrarci e confrontarci su un tema tanto delicato quanto importante per il futuro del nostro territorio», dice il capogruppo.
Il tono conviviale tra le due parti nasconde però tutte le insidie del percorso che dovrà portare alla scelta del prossimo sito dei gessi rossi, su cui stanno discutendo varie forze politiche e non.
Il Comitato del Bruna, ad esempio, spinge perché alla Bartolina anziché i gessi venga realizzato il lago-invaso già annunciato a suo tempo. «Perché rischiare di buttare via importanti pezzi di turismo e di agricoltura e soprattutto di ambiente? – si chiede il Comitato nel suo appello – Perché buttare via il più grande invaso idrico della zona, già pronto, progettato, autorizzato? Nella zona il fatturato di agricoltura e turismo è di gran lunga più importante di quello dell’industria, ed i ricavati restano tutti nel territorio, non vanno in qualche paese fiscalmente generoso».
Le preoccupazioni al riguardo sono molte per gli aderenti al Comitato. «Noi andremo comunque per la nostra strada, in tutte le sedi, almeno finché non arriverà un chiaro segnale dagli enti preposti – conclude l’appello – e ci auguriamo che ciò avvenga il prima possibile, perché confidiamo nel buon senso delle amministrazioni locali, e anche nel suo buon senso sugli sprechi; non esiste ad oggi un bene più prezioso dell’acqua».
«Le preoccupazioni che ho letto sono tutte legittime – è la risposta di Marras – Le ascolterò con interesse e proverò a portare anche il mio punto di vista sull’argomento: non ho alcuna certezza, ma tendo a fidarmi dei percorsi tecnico-scientifici portati avanti negli anni». Ovvero, spiega il capogruppo, le rassicurazioni saranno quelle contenute nella Via. «La scelta definitiva del sito sarà fatta solo a conclusione dei procedimenti di Via», dice appunto Marras. Ma al Comitato questo potrebbe non bastare. «Non è una Via che ci proteggerà dalle possibili conseguenze, la Via protegge solo dalle responsabilità, anche Fukushima aveva la sua bella Via», si legge nell’appello. Divergenze che verranno alla luce durante l’incontro annunciato.
Un’ipotesi che il Comitato vuole scongiurare a tutti i costi. «L’ipotesi Bartolina ha un pessimo rapporto rischi/benefici, e tale scelta non può essere delegata ad un semplice responso tecnico – scrive il Comitato a Marras – Le rivolgiamo un appello perché lei è un importante politico della zona e perché si è sempre occupato di Tioxide e Solmine, conosce bene la questione, e sostiene giustamente che non si butta niente». Immediata la risposta: «C’è la mia piena disponibilità ad incontrarci e confrontarci su un tema tanto delicato quanto importante per il futuro del nostro territorio», dice il capogruppo.
Il tono conviviale tra le due parti nasconde però tutte le insidie del percorso che dovrà portare alla scelta del prossimo sito dei gessi rossi, su cui stanno discutendo varie forze politiche e non.
Il Comitato del Bruna, ad esempio, spinge perché alla Bartolina anziché i gessi venga realizzato il lago-invaso già annunciato a suo tempo. «Perché rischiare di buttare via importanti pezzi di turismo e di agricoltura e soprattutto di ambiente? – si chiede il Comitato nel suo appello – Perché buttare via il più grande invaso idrico della zona, già pronto, progettato, autorizzato? Nella zona il fatturato di agricoltura e turismo è di gran lunga più importante di quello dell’industria, ed i ricavati restano tutti nel territorio, non vanno in qualche paese fiscalmente generoso».
Le preoccupazioni al riguardo sono molte per gli aderenti al Comitato. «Noi andremo comunque per la nostra strada, in tutte le sedi, almeno finché non arriverà un chiaro segnale dagli enti preposti – conclude l’appello – e ci auguriamo che ciò avvenga il prima possibile, perché confidiamo nel buon senso delle amministrazioni locali, e anche nel suo buon senso sugli sprechi; non esiste ad oggi un bene più prezioso dell’acqua».
«Le preoccupazioni che ho letto sono tutte legittime – è la risposta di Marras – Le ascolterò con interesse e proverò a portare anche il mio punto di vista sull’argomento: non ho alcuna certezza, ma tendo a fidarmi dei percorsi tecnico-scientifici portati avanti negli anni». Ovvero, spiega il capogruppo, le rassicurazioni saranno quelle contenute nella Via. «La scelta definitiva del sito sarà fatta solo a conclusione dei procedimenti di Via», dice appunto Marras. Ma al Comitato questo potrebbe non bastare. «Non è una Via che ci proteggerà dalle possibili conseguenze, la Via protegge solo dalle responsabilità, anche Fukushima aveva la sua bella Via», si legge nell’appello. Divergenze che verranno alla luce durante l’incontro annunciato.
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