Sicurezza
Processo Pandora 1 I giochi sono fatti Ora la parola al pm
di Pierluigi Sposato
Le ultime due testimonianze hanno chiuso l’istruttoria La prossima settimana le richieste della Procura
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. I giochi sono chiusi. Chi doveva parlare ha parlato. Chi doveva schierare i consulenti lo ha fatto. Chi doveva consegnare documenti ha tempo eventualmente un’altra settimana. Chi doveva chiedere approfondimenti lo ha fatto. Pandora 1 (truffa alle assicurazioni) si avvia davvero verso la conclusione, dopo che ieri pomeriggio sono state respinte dal Tribunale (Giovanni Puliatti presidente, Gian Marco De Vincenzi e Andrea Stramenga) le ultime cinque richieste difensive. Niente perizie, niente nuovi accertamenti: la fase istruttoria è terminata e dalla prossima settimana l’accusa potrà formulare le sue conclusioni.
È stato l’avvocato Cristiano Conte, difensore del dottor Aristodemo Cavero cui è intestato il fascicolo con 49 imputati, a chiedere ai giudici maggiori certezze sull’incontro che Paolo Palumbo aveva raccontato di aver avuto con il suo assistito in un ristorante (giorno esatto e persone presenti) e sui tabulati telefonici di quel periodo per le conversazioni tra i due; a chiedere di convocare un testimone per un sinistro, per chiedere se conosce il medico; a sollecitare un’ulteriore perizia per capire se le sigle su certi documenti, che il grafologo di parte ha escluso siano di Cavero, possano essere riferibili a Palumbo. Il pm Marco Nassi ha respinto tutte queste richieste (e un’altra dell’avvocato Carlo Valle a proposito di quanto riferito in aula a gennaio dall’ispettore della polizia stradale Luca Ciani) ritenendole prive del requisito della necessità. E di questo parere è stato anche il collegio che, rientrato dalla camera di consiglio, ha giudicato non necessari ulteriori accertamenti. Ci sono anche motivi tecnici, hanno spiegato i giudici, anche considerato il periodo trascorso (l’incontro al ristorante sarebbe dell’ottobre 2008). Il quesito grafologico andava formulato estendendo la perizia. E la richiesta di sentire un testimone doveva essere fatta a tempo debito. L’istruttoria, hanno stabilito ancora i giudici, ha poi già assolto al quesito dell’avvocato Valle.
L’udienza di ieri è vissuta sulle testimonianze di due liquidatrici di assicurazione, Silvia Boni (Ugf) e Annalisa Bolognesi (Direct Line), cui l’avvocato Conte ha chiesto chiarimenti a proposito dei versamenti in favore delle persone che avevano denunciato di essere rimaste coinvolte in incidenti. In sostanza, il legale ha voluto capire da quali documenti finiti nel fascicolo si capisce che i versamenti erano stati effettuati. Boni ha spiegato che per importi non rilevanti (e in questo caso c’erano cifre tra i 200 e i 600 euro) non viene rilasciata quietanza. Bolognesi ha rimandato alle competenze dell’ufficio contabilità la parola finale sulla liquidazione, anche se alcune schede della sua compagnia una traccia del versamento è ricavabile. Nel corso dell’inchiesta gli investigatori avevano accertato che le liquidazioni avvenivano prevalentemente se non esclusivamente con assegni circolari, che potevano non essere stati versati nei conti correnti degli interessati perché magari convertiti direttamente in contante.
Istruttoria chiusa, adesso l’attenzione si sposta sulle richieste dell’accusa.
È stato l’avvocato Cristiano Conte, difensore del dottor Aristodemo Cavero cui è intestato il fascicolo con 49 imputati, a chiedere ai giudici maggiori certezze sull’incontro che Paolo Palumbo aveva raccontato di aver avuto con il suo assistito in un ristorante (giorno esatto e persone presenti) e sui tabulati telefonici di quel periodo per le conversazioni tra i due; a chiedere di convocare un testimone per un sinistro, per chiedere se conosce il medico; a sollecitare un’ulteriore perizia per capire se le sigle su certi documenti, che il grafologo di parte ha escluso siano di Cavero, possano essere riferibili a Palumbo. Il pm Marco Nassi ha respinto tutte queste richieste (e un’altra dell’avvocato Carlo Valle a proposito di quanto riferito in aula a gennaio dall’ispettore della polizia stradale Luca Ciani) ritenendole prive del requisito della necessità. E di questo parere è stato anche il collegio che, rientrato dalla camera di consiglio, ha giudicato non necessari ulteriori accertamenti. Ci sono anche motivi tecnici, hanno spiegato i giudici, anche considerato il periodo trascorso (l’incontro al ristorante sarebbe dell’ottobre 2008). Il quesito grafologico andava formulato estendendo la perizia. E la richiesta di sentire un testimone doveva essere fatta a tempo debito. L’istruttoria, hanno stabilito ancora i giudici, ha poi già assolto al quesito dell’avvocato Valle.
L’udienza di ieri è vissuta sulle testimonianze di due liquidatrici di assicurazione, Silvia Boni (Ugf) e Annalisa Bolognesi (Direct Line), cui l’avvocato Conte ha chiesto chiarimenti a proposito dei versamenti in favore delle persone che avevano denunciato di essere rimaste coinvolte in incidenti. In sostanza, il legale ha voluto capire da quali documenti finiti nel fascicolo si capisce che i versamenti erano stati effettuati. Boni ha spiegato che per importi non rilevanti (e in questo caso c’erano cifre tra i 200 e i 600 euro) non viene rilasciata quietanza. Bolognesi ha rimandato alle competenze dell’ufficio contabilità la parola finale sulla liquidazione, anche se alcune schede della sua compagnia una traccia del versamento è ricavabile. Nel corso dell’inchiesta gli investigatori avevano accertato che le liquidazioni avvenivano prevalentemente se non esclusivamente con assegni circolari, che potevano non essere stati versati nei conti correnti degli interessati perché magari convertiti direttamente in contante.
Istruttoria chiusa, adesso l’attenzione si sposta sulle richieste dell’accusa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
