Il Tirreno

Grosseto

Mense, il Comune: «È tutto ok» Una mamma: mio figlio escluso

di Giovanna Mezzana
Mense, il Comune: «È tutto ok» Una mamma: mio figlio escluso

È a regime il sistema di refezione che sospende il servizio pasto a chi non paga I morosi scendono dal 26 per cento all’1,4% ma non mancano le polemiche  

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. È entrato in vigore ieri il nuovo sistema di regolamentazione delle mense scolastiche che prevede – tra altre novità come un controllo più cogente della qualità delle pietanze – che bambini e ragazzini non possano usufruire del servizio se i genitori non sono in regola con il conto pregresso. Se la famiglia non ha pagato quanto il figlio ha consumato lo scorso anno o durante gli anni precedenti, la refezione è sospesa. Da ieri. «Non c’è stato alcun disagio – hanno fatto il punto ieri da Palazzo civico – e nessun bambino è rimasto senza pasto». I genitori che all’entrata a regime della nuova norma non avevano saldato il debito – 56 complessivamente, in tutti gli istituti comprensivi di Grosseto – all’ora della mensa, ieri, «sono andati a prendere i figli a scuola – dettagliano dagli uffici comunali – per portarli a pranzo a casa». Questo è il quadro a cui si aggiunge un’eccezione e una denuncia di una mamma. L’eccezione: un bambino ha usufruito della mensa nonostante i genitori non risultino in regola ma perché questi ultimi «hanno informato la scuola – precisa una nota del Comune – che stanno provvedendo a saldare la quota». L’accusa di una mamma: «Mio figlio ha mangiato il pasto della maestra perché non gliel’hanno dato nonostante io abbia pagato tutto».

Se tu paghi, io mangio. Il nuovo sistema entra a regime – come era prevedibile – tra le contestazioni. «Metodo sciocco, cinico e brutale» l’ha bollato il centrosinistra. L’assessora comunale all’istruzione Chiara Veltroni commenta: «Siamo orgogliosi del risultato raggiunto e le polemiche pretestuose le lasciamo ad altri». E aggiunge: «Sono tante le famiglie che hanno regolarizzato la propria pozione debitoria – commenta – Credo sia innegabile il lavoro che questa amministrazione ha fatto per recuperare somme mai riscosse – continua – e al contempo, per avere rispetto della maggioranza delle famiglie che pagavano regolarmente la propria quota».

Chi si è messo in regola e chi no. Si paga in base al proprio reddito – da 1, 20 euro a 7 euro ed è prevista una decina di scaglioni; fa fede l’Isee, l’indicatore che misura la ricchezza delle famiglie; il servizio è accessorio e non obbligatorio, cioè le famiglie sono libere di usufruirne o meno. Il numero dei morosi, a maggio – i dati arrivano da Palazzo civico – erano 1.042 su circa 4. 000 iscritti al servizio: cioè il 26% dei genitori beneficiava del servizio senza pagarlo. Da ieri i morosi sono scesi dal 26% al 1, 4%: costoro risultano in ritardo sul saldo del pregresso ma il loro debito non sta aumentando in quanto è stato loro impedito di usufruire ulteriormente del servizio.

La denuncia. Per l’amministrazione comunale, dunque, è filato tutto liscio, per una mamma no. «Sabato ho trovato nel diario di mio figlio – racconta una madre – la comunicazione con cui mi informavano che da oggi (ieri, per chi legge) a mio figlio non sarebbe più stato servito il pasto perché sono morosa, ma io ho pagato: tutto. In ritardo, ma ho pagato». La mamma ci mostra i bollettini di pagamento: ha in mano un bollettino per i pasti di ottobre, novembre, dicembre e gennaio saldati per 78 euro il 14 aprile; uno per la mensa di febbraio e marzo pagati 43,02 euro sempre il 14 aprile, uno per la mensa di aprile e maggio saldata il 22 giugno per 40,08 euro; ci mostra anche la ricevuta di consegna della domanda per il trasporto scolastico e la mensa per l’anno scolastico 2017-2018 che le è stata rilasciata dai servizi educativi del Comune il 22 giugno, quando, spiega, avrebbe iscritto il figlio al servizio per il nuovo anno scolastico appena iniziato. Piange la mamma ed è arrabbiata: dalle 9 di ieri – racconta – ha trascorso la mattina a spiegare la situazione alla scuola e ai servizi educativi del Comune per far sì che all’ora di pranzo suo figlio mangiasse. A mensa. «Poi in mattinata – dice – mi ha contattato una maestra che mi ha detto che era tutto ok». Anche dal Comune avrebbe avuto, nel corso della mattinata, la stessa risposta: «Tutto risolto». Poi la doccia fredda dai servizi educativi, a fine mattinata: «Signora, lei è morosa, suo figlio non può mangiare». Ieri il bambino a digiuno non è rimasto: ci ha pensato la maestra, ma per la mamma non finisce qui. «Io ho pagato tutto – dice – mio figlio deve mangiare. A scuola». Abbiamo sottoposto il caso agli uffici comunali che rispondono che «la mamma risulta morosa» e che «i pagamenti non sono in regola, almeno non tutti»; una delle spiegazioni suggerite potrebbe essere quella dell’Isee non presentato nei tempi richiesti che avrebbe fatto slittare la famiglia nello scaglione più alto, da 7 euro a pasto.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web