Sicurezza
l’interrogatorio
Capuano risponde al giudice
Il pm chiede che il commercialista e Murè non vengano scarcerati
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FOLLONICA. Ieri mattina si sono trovati davanti al giudice per le indagini preliminari Francesco Bagnai per l’interrogatorio di garanzia. Il commercialista Evans Capuano e Angelo Murè, indicato dalla Procura come il suo braccio destro nella gestione e nella risoluzione di “affari sporchi” sono ancora in carcere, dove sono stati accompagnati mercoledì scorso su ordine dello stesso gip.
Il commercialista ha deciso di rispondere alle domande del giudice, mentre Murè si è avvalso della facoltà di non rispondere. i due sono rinchiusi nel carcere di Sollicciano con l’accusa di estorsione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso, furto, lesioni personali e danneggiamento.
Capuano ha risposto alle domande del gip, l’altro si avvalso della facoltà di non rispondere. I difensori hanno chiesto la revisione della misura cautelare: hanno insomma chiesto che i due uomini vengano scarcerati ed eventualmente sottoposti a misure attenuate, come i domiciliari.
Il giudice per le indagini preliminari si è riservato la decisione, mentre il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Firenze Giuseppina Mione che ha seguito le indagine insieme al collega della Procura di Grosseto Marco Nassi ha espresso parere negativo alla scarcerazione anche considerando la gravità dei fatti contestati sui quali stanno proseguendo le indagini.
Indagini che sono state portate avanti dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri insieme alla guardia di finanza, e che riguardano una serie di episodi di estorsione commessi ai danni di un imprenditore che aveva preso in affitto tre capannoni di proprietà di una società che fa capo al commercialista Capuano. Il giudice per le indagini preliminari però, nell’ordinanza di custodia cautelare, ha citato anche altri fatti accaduti tra Grosseto e Follonica che potrebbero essere ricondotti allo stesso Capuano e ai suoi “collaboratori”: una scia di auto e scooter dati alle fiamme che il commercialista si sarebbe lasciato dietro le spalle per i motivi più vari: per farsi lasciare libero un altro capannone, proprio come sarebbe successo con l’imprenditore che era in affitto da lui ma anche per rispondere al no della sua ex amante, che aveva deciso di non riprendere la relazione interrotta tempo prima per l’arrivo di un’altra donna. Che si trattasse di affari o di batticuori insomma, il commercialista originario dell’isola d’Elba non avrebbe accettato il fatto di sentirsi dire di no. E per ottenere quello che voleva - è la tesi della Procura - avrebbe utilizzato ogni mezzo: le botte, gli incendi, i furti. Per intimidire chi aveva qualcosa a che fare con lui. (f.g.)
Il commercialista ha deciso di rispondere alle domande del giudice, mentre Murè si è avvalso della facoltà di non rispondere. i due sono rinchiusi nel carcere di Sollicciano con l’accusa di estorsione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso, furto, lesioni personali e danneggiamento.
Capuano ha risposto alle domande del gip, l’altro si avvalso della facoltà di non rispondere. I difensori hanno chiesto la revisione della misura cautelare: hanno insomma chiesto che i due uomini vengano scarcerati ed eventualmente sottoposti a misure attenuate, come i domiciliari.
Il giudice per le indagini preliminari si è riservato la decisione, mentre il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Firenze Giuseppina Mione che ha seguito le indagine insieme al collega della Procura di Grosseto Marco Nassi ha espresso parere negativo alla scarcerazione anche considerando la gravità dei fatti contestati sui quali stanno proseguendo le indagini.
Indagini che sono state portate avanti dagli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri insieme alla guardia di finanza, e che riguardano una serie di episodi di estorsione commessi ai danni di un imprenditore che aveva preso in affitto tre capannoni di proprietà di una società che fa capo al commercialista Capuano. Il giudice per le indagini preliminari però, nell’ordinanza di custodia cautelare, ha citato anche altri fatti accaduti tra Grosseto e Follonica che potrebbero essere ricondotti allo stesso Capuano e ai suoi “collaboratori”: una scia di auto e scooter dati alle fiamme che il commercialista si sarebbe lasciato dietro le spalle per i motivi più vari: per farsi lasciare libero un altro capannone, proprio come sarebbe successo con l’imprenditore che era in affitto da lui ma anche per rispondere al no della sua ex amante, che aveva deciso di non riprendere la relazione interrotta tempo prima per l’arrivo di un’altra donna. Che si trattasse di affari o di batticuori insomma, il commercialista originario dell’isola d’Elba non avrebbe accettato il fatto di sentirsi dire di no. E per ottenere quello che voleva - è la tesi della Procura - avrebbe utilizzato ogni mezzo: le botte, gli incendi, i furti. Per intimidire chi aveva qualcosa a che fare con lui. (f.g.)
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