Proteste
Niente mensa per più di cento bambini
di Giovanna Mezzana
Sono i figli dei genitori che non hanno saldato il conto degli anni passati: da lunedì non potranno più usufruire dei pasti
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GROSSETO. Se i genitori non pagano, il bambino non mangia. Sono più di un centinaio gli allievi degli istituti comprensivi di Grosseto (scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di primo grado) che da lunedì non potranno pranzare alla mensa perché la famiglia non ha saldato il conto dell’anno passato o degli anni precedenti. È quanto prevede il regolamento del servizio di refezione scolastica approvato dal consiglio comunale a maggio dopo l’inserimento di alcune novità rispetto al vecchio regime: per esempio, l’iscrizione del bambino al servizio mensa non avviene d’ufficio da un anno all’altro (come accadeva prima), ma piuttosto è vincolata al pagamento delle quote degli anni precedenti, qualora la famiglia non avesse regolarmente provveduto. A cinque mesi dall’annuncio della mini rivoluzione, dopo due posticipi del termine delle iscrizioni – dal 31 luglio al 30 settembre e poi dal 30 settembre al 12 ottobre – e numerosi solleciti, la serranda si abbassa: chi è dentro mangia, chi è fuori forse non digiuna ma comunque non pranza alla mensa.
Come funziona. Il singolo pasto giornaliero ha un costo che varia da 1,20 euro a 7 euro – ed è prevista una decina di scaglioni – a secondo del cosiddetto Isee, l’indicatore che misura la ricchezza di una famiglia; ci sono anche casi in cui il bambino non paga affatto: se per esempio la famiglia è seguita dai servizi sociali. Il nuovo regolamento prevede che l’iscrizione (obbligatoria annualmente) al servizio mensa sia vincolata al saldo del conto pregresso. Escogitato dalla giunta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna anche per evitare che la gestione del servizio (che ha evidentemente dei costi) finisca fuori controllo, il nuovo sistema funziona: «Sono molte le famiglie che nelle ultime settimane si sono messe in regola – nota Chiara Veltroni, assessora ai servizi educativi del comune di Grosseto – Chi non lo è rappresenta un numero esiguo, circa il 2-3% sul totale degli iscritti»; e visto che tra materne, elementari e medie di tutta Grosseto sono circa 4.000 i bambini e i ragazzini iscritti, se fossero il 3% sarebbero 120.
Debiti e rate. Il diktat “se babbo non paga, tu non mangi” a primavera fece discutere. Dal centrosinistra si storse pure il naso. «Da lunedì i bambini le cui famiglie non sono in regola con il pagamento del servizio non possono usufruire della mensa – conferma l’assessora – ma questo lo diciamo da cinque mesi, tant’è che tante famiglie nel frattempo hanno regolarizzato la loro posizione». C’è chi ha pagato tutto il pregresso in una soluzione unica e chi ha optato per un piano di rientro, grazie alla chance della rateizzazione. La platea di chi ha usufruito del servizio come fosse stato gratis è variegata: c’è chi non ha o non aveva pagato un intero anno di pasti consumati dal figlio, chi addirittura due. E teniamo conto che la stragrande maggioranza dei genitori paga una volta ogni trenta giorni e che il cosiddetto “tempo prolungato” non è un obbligo, ma una scelta della famiglia.
E ora? Da lunedì il rischio di esclusione diventa realtà. In teoria non ci sono più margini per dire “scusate, eccomi qua”; il termine delle iscrizioni è stato posticipato per due volte e il servizio mensa è già attivo da due settimane: gli uffici comunali restano comunque aperti per valutare i singoli casi. La patata bollente della gestione degli esclusi passa ora alle maestre e agli insegnanti; all’istituto comprensivo Grosseto 1, per esempio, i collaboratori dell’ufficio di presidenza ci dicono che «si atterranno alle indicazioni del Comune».
Come funziona. Il singolo pasto giornaliero ha un costo che varia da 1,20 euro a 7 euro – ed è prevista una decina di scaglioni – a secondo del cosiddetto Isee, l’indicatore che misura la ricchezza di una famiglia; ci sono anche casi in cui il bambino non paga affatto: se per esempio la famiglia è seguita dai servizi sociali. Il nuovo regolamento prevede che l’iscrizione (obbligatoria annualmente) al servizio mensa sia vincolata al saldo del conto pregresso. Escogitato dalla giunta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna anche per evitare che la gestione del servizio (che ha evidentemente dei costi) finisca fuori controllo, il nuovo sistema funziona: «Sono molte le famiglie che nelle ultime settimane si sono messe in regola – nota Chiara Veltroni, assessora ai servizi educativi del comune di Grosseto – Chi non lo è rappresenta un numero esiguo, circa il 2-3% sul totale degli iscritti»; e visto che tra materne, elementari e medie di tutta Grosseto sono circa 4.000 i bambini e i ragazzini iscritti, se fossero il 3% sarebbero 120.
Debiti e rate. Il diktat “se babbo non paga, tu non mangi” a primavera fece discutere. Dal centrosinistra si storse pure il naso. «Da lunedì i bambini le cui famiglie non sono in regola con il pagamento del servizio non possono usufruire della mensa – conferma l’assessora – ma questo lo diciamo da cinque mesi, tant’è che tante famiglie nel frattempo hanno regolarizzato la loro posizione». C’è chi ha pagato tutto il pregresso in una soluzione unica e chi ha optato per un piano di rientro, grazie alla chance della rateizzazione. La platea di chi ha usufruito del servizio come fosse stato gratis è variegata: c’è chi non ha o non aveva pagato un intero anno di pasti consumati dal figlio, chi addirittura due. E teniamo conto che la stragrande maggioranza dei genitori paga una volta ogni trenta giorni e che il cosiddetto “tempo prolungato” non è un obbligo, ma una scelta della famiglia.
E ora? Da lunedì il rischio di esclusione diventa realtà. In teoria non ci sono più margini per dire “scusate, eccomi qua”; il termine delle iscrizioni è stato posticipato per due volte e il servizio mensa è già attivo da due settimane: gli uffici comunali restano comunque aperti per valutare i singoli casi. La patata bollente della gestione degli esclusi passa ora alle maestre e agli insegnanti; all’istituto comprensivo Grosseto 1, per esempio, i collaboratori dell’ufficio di presidenza ci dicono che «si atterranno alle indicazioni del Comune».
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