Gioco
Tragedia Erasmus, le famiglie «L’autista era cardiopatico»
GAVORRANO. Fu «la stanchezza dell’autista» e, nonostante ciò, «la sua decisione di non fermarsi» ma procedere nel tragitto alla guida del pullman la causa del tragico incidente che si verificò in...
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GAVORRANO. Fu «la stanchezza dell’autista» e, nonostante ciò, «la sua decisione di non fermarsi» ma procedere nel tragitto alla guida del pullman la causa del tragico incidente che si verificò in Catalogna e nel quale morirono tredici studentesse universitarie iscritte al programma Erasmus, tra le quali la gavorranese Elena Mestrini. È quanto sostengono i genitori delle ragazze che a distanza di tanti mesi dalla tragedia accendono anche un faro sullo stato di salute del guidatore del mezzo.
«L’autista del pullman dell’Erasmus non decise di fermarsi nonostante l’insorgere dei primi sintomi di stanchezza – è il punto di vista espresso dai familiari – e così mise in pericolo l’incolumità di decine di persone a bordo». Secondo i familiari quello fu «un difetto di diligenza, reso ancor più grave dal fatto che lo stesso autista è risultato affetto in passato da una cardiopatia ischemica per esiti di legionellosi». È quanto le famiglie delle giovani morte tragicamente in Spagna evidenziano – tramite i propri legali – basandosi sulle indagini dei mossos d’esquadra. E lo fanno nel ricorso depositato contro l’archiviazione del giudice Eduardo Josè Navarro del tribunale di Amposta.
Per i legali delle vittime italiane le testimonianze dei passeggeri superstiti e gli accertamenti dei mossos d’esquadra dimostrano che «la causa dell’incidente è imputabile alla stanchezza e alla sonnolenza dell’autista».
«Gli accertamenti tecnici – continuano ancora gli avvocati dei familiari delle vittime– escludono avarie al sistema meccanico e ai freni del bus. Per le famiglie, dunque, ci furono colpa grave e negligenza dell’autista e il processo va riaperto».
È una lunga battaglia quella che stanno conducendo anche il padre e la madre di Elena che, insieme ai familiari delle altre giovani morte durante un soggiorno Erasmus, da tempo si oppongono all’archiviazione del caso.
Anche gli amici della giovane gavorranese non l’hanno mai dimenticata: al liceo scientifico di Follonica, la scuola in cui Elena si diplomò, c’è una targa dedicata alla giovane. Non solo: sono state istituite anche due borse di studio da 500 euro a ragazzi meritevoli nel corso dei cinque anni, sempre in ricordo di lei.
«L’autista del pullman dell’Erasmus non decise di fermarsi nonostante l’insorgere dei primi sintomi di stanchezza – è il punto di vista espresso dai familiari – e così mise in pericolo l’incolumità di decine di persone a bordo». Secondo i familiari quello fu «un difetto di diligenza, reso ancor più grave dal fatto che lo stesso autista è risultato affetto in passato da una cardiopatia ischemica per esiti di legionellosi». È quanto le famiglie delle giovani morte tragicamente in Spagna evidenziano – tramite i propri legali – basandosi sulle indagini dei mossos d’esquadra. E lo fanno nel ricorso depositato contro l’archiviazione del giudice Eduardo Josè Navarro del tribunale di Amposta.
Per i legali delle vittime italiane le testimonianze dei passeggeri superstiti e gli accertamenti dei mossos d’esquadra dimostrano che «la causa dell’incidente è imputabile alla stanchezza e alla sonnolenza dell’autista».
«Gli accertamenti tecnici – continuano ancora gli avvocati dei familiari delle vittime– escludono avarie al sistema meccanico e ai freni del bus. Per le famiglie, dunque, ci furono colpa grave e negligenza dell’autista e il processo va riaperto».
È una lunga battaglia quella che stanno conducendo anche il padre e la madre di Elena che, insieme ai familiari delle altre giovani morte durante un soggiorno Erasmus, da tempo si oppongono all’archiviazione del caso.
Anche gli amici della giovane gavorranese non l’hanno mai dimenticata: al liceo scientifico di Follonica, la scuola in cui Elena si diplomò, c’è una targa dedicata alla giovane. Non solo: sono state istituite anche due borse di studio da 500 euro a ragazzi meritevoli nel corso dei cinque anni, sempre in ricordo di lei.
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