Proteste
Gessi rossi alla Bartolina, no di Lega e Mdp
di Alfredo Faetti
In sintonia Casucci dopo un sopralluogo alla cava e Alcamo: la Regione deve trovare un sito alternativo per lo stoccaggio
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GROSSETO. C’è un fronte politico che si oppone alla cava della Bartolina come prossimo sito destinato ad accogliere i gessi rossi della Huntsman Tioxide. Un asse involontario ma che accomuna le forze sotto la stessa bandiera, che va da Articolo Uno Mdp alla Lega Nord.
Entrambi i soggetti politici sono intervenuti sull’argomento, direttamente dai propri esponenti provinciali e regionali. «Dopo aver attentamente ascoltato i cittadini e i membri del comitato per la difesa del fiume Bruna chiederemo alla nostra rappresentante in consiglio regionale Serena Spinelli e al presidente Enrico Rossi di attivarsi affinché la Regione Toscana compia ogni azione di propria competenza per l’individuazione di un sito alternativo idoneo allo stoccaggio», dice Luca Alcamo per il coordinamento provinciale Mdp, chiamando in causa i suoi referenti a Firenze. Gli stessi che ieri ha inviato il Carroccio, con un sopralluogo del consigliere regionale Marco Casucci direttamente alla cava. «Rimettiamo la palla in mano alla Regione – dice – Non vogliamo rimpalli di responsabilità, la priorità deve essere la salvaguardia del territorio».
La questione gessi rossi è esplosa nella politica ormai, non solo gavorranese (dato che le due cave su cui si sta concentrando l’attenzione, quella della Bartolina e quella della Vallina, rientrano nei confini minerari), ma anche regionale. Negli uffici della giunta di Rossi ci sono già delle interrogazioni a riguardo, tra cui quella dello stesso Casucci. «Deve essere garantita la salvaguardia del bacino del Bruna, fondamentale per l’economica maremmana – dice il leghista – Il comitato mi ha informato poi del progetto di realizzarci un lago, che sarebbe importante nell’impegno contro la siccità, ma anche nella lotta agli incendi. Insomma, parliamo di salvaguardia del territorio e sostegno all’agricoltura», rimarca Casucci fuori dalla cava della Bartolina, accompagnato dal presidente del comitato Massimo Emiliani e dal geologo Luciano Cipriani.
«I gessi sono solubili e una volta attraversati dalla falda andrebbero a contaminarla, magari nel tempo, ma con un inquinamento che può essere molto grande», rimarca quest’ultimo. Posizioni identiche a quelle di Alcamo. «Di tutti i luoghi possibili, una cava già dichiarata permeabile, a due passi da un fiume, che dà acqua a 15. 000 ettari di terreni agricoli ci sembra veramente il meno adatto – dice il coordinatore Mdp – Ed è proprio l’attenzione all’agricoltura che ci impone di far notare un’altra cosa: la necessità che, per la Bartolina, non si devii dal piano di recupero che prevede la trasformazione della stessa in un lago».
Anche perché, ricorda Alcamo, «veniamo da un’estate torrida che ha visto in quella zona gran parte dei raccolti essere distrutti dalla siccità e, in tutta la provincia, un impressionante numero di incendi – continua l’esponente di Mdp – Questo evidenzia l’esigenza di aumentare in modo significativo la quantità di acqua stoccata in invasi durante l’inverno per l’estate».
Da qui la sua conclusione: «la Bartolina, in questo senso, rappresenta un’occasione unica e irripetibile: la Tioxide è una realtà che crea una quantità di posti di lavoro e siamo convinti che sia necessario che, al fine di salvaguardarli, il territorio stesso si faccia carico di trovare la migliore soluzione per lo stoccaggio dei gessi».
Entrambi i soggetti politici sono intervenuti sull’argomento, direttamente dai propri esponenti provinciali e regionali. «Dopo aver attentamente ascoltato i cittadini e i membri del comitato per la difesa del fiume Bruna chiederemo alla nostra rappresentante in consiglio regionale Serena Spinelli e al presidente Enrico Rossi di attivarsi affinché la Regione Toscana compia ogni azione di propria competenza per l’individuazione di un sito alternativo idoneo allo stoccaggio», dice Luca Alcamo per il coordinamento provinciale Mdp, chiamando in causa i suoi referenti a Firenze. Gli stessi che ieri ha inviato il Carroccio, con un sopralluogo del consigliere regionale Marco Casucci direttamente alla cava. «Rimettiamo la palla in mano alla Regione – dice – Non vogliamo rimpalli di responsabilità, la priorità deve essere la salvaguardia del territorio».
La questione gessi rossi è esplosa nella politica ormai, non solo gavorranese (dato che le due cave su cui si sta concentrando l’attenzione, quella della Bartolina e quella della Vallina, rientrano nei confini minerari), ma anche regionale. Negli uffici della giunta di Rossi ci sono già delle interrogazioni a riguardo, tra cui quella dello stesso Casucci. «Deve essere garantita la salvaguardia del bacino del Bruna, fondamentale per l’economica maremmana – dice il leghista – Il comitato mi ha informato poi del progetto di realizzarci un lago, che sarebbe importante nell’impegno contro la siccità, ma anche nella lotta agli incendi. Insomma, parliamo di salvaguardia del territorio e sostegno all’agricoltura», rimarca Casucci fuori dalla cava della Bartolina, accompagnato dal presidente del comitato Massimo Emiliani e dal geologo Luciano Cipriani.
«I gessi sono solubili e una volta attraversati dalla falda andrebbero a contaminarla, magari nel tempo, ma con un inquinamento che può essere molto grande», rimarca quest’ultimo. Posizioni identiche a quelle di Alcamo. «Di tutti i luoghi possibili, una cava già dichiarata permeabile, a due passi da un fiume, che dà acqua a 15. 000 ettari di terreni agricoli ci sembra veramente il meno adatto – dice il coordinatore Mdp – Ed è proprio l’attenzione all’agricoltura che ci impone di far notare un’altra cosa: la necessità che, per la Bartolina, non si devii dal piano di recupero che prevede la trasformazione della stessa in un lago».
Anche perché, ricorda Alcamo, «veniamo da un’estate torrida che ha visto in quella zona gran parte dei raccolti essere distrutti dalla siccità e, in tutta la provincia, un impressionante numero di incendi – continua l’esponente di Mdp – Questo evidenzia l’esigenza di aumentare in modo significativo la quantità di acqua stoccata in invasi durante l’inverno per l’estate».
Da qui la sua conclusione: «la Bartolina, in questo senso, rappresenta un’occasione unica e irripetibile: la Tioxide è una realtà che crea una quantità di posti di lavoro e siamo convinti che sia necessario che, al fine di salvaguardarli, il territorio stesso si faccia carico di trovare la migliore soluzione per lo stoccaggio dei gessi».
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