Il dolore
Follonica sotto choc «Ma non c’è degrado»
Mafia ed estorsioni, il sindaco Benini scosso dal blitz
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FOLLONICA. Da due giorni una nuova parola, che nuova non è purtroppo, fa parte del vocabolario dei follonichesi: mafia.
Se prima era qualcosa di lontano, qualcosa di cui si sentiva parlare in televisione, a scuola o si leggeva in un libro, o ricorreva in eventi di presentazioni di libri o film, dall’altro giorno pure la città del golfo deve fare i conti con quello che la Direzione investigativa antimafia di Firenze ha identificato come un sistema malavitoso che farebbe di minacce ed estorsioni la sua forza.
A Follonica non si parlava d’altro ieri: l’arresto del commercialista Evans Capuano e del suo braccio destro Angelo Murè, imprenditore di origini catanesi - sospettati di estorsione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso (nel suo complesso l’inchiesta di carabinieri e guardia di finanza fa riferimento anche ad altre persone e ad altre accuse, come quelle di furto, lesioni personali e danneggiamento seguito da incendio) - ha chiaramente suscitato la reazione degli abitanti del golfo, che si sono trovati di fronte ad una vicenda con gravi risvolti. Per la strada, al bar, di fronte alle locandine delle edicole, i follonichesi non hanno mancato di commentare quanto accaduto mercoledì nella loro città.
Il commercialista è un volto noto, tutti in un modo o nell’altro sanno chi è e molti sono stati o sono attualmente suoi clienti. «C’era da aspettarselo«. In tanti dicono che a Follonica tutti si immaginavano che prima o poi sarebbero scattate le manette per il professionista, già in passato coinvolto in una vicenda giudiziaria, accusato di non aver dichiarato al fisco una parcella da circa 280.000 euro. «Non siamo immuni dalla mafia, adesso è palese». «Dobbiamo parlarne sempre affinché fatti simili non accadano più». Questi (e altri anche più diretti) alcuni dei commenti apparsi sui social network a seguito della notizia dell’arresto.
La maggior parte dei cittadini però ha preferito non utilizzare Facebook per lasciare la propria visione della faccenda, forse perché stavolta la posta in gioco è davvero molto alta. Una brutta aria si respira girando per le strade, sicuramente i follonichesi questa vicenda se la ricorderanno per molto, molto tempo e c’è chi è pronto a scommettere che sia solo l’inizio di un’inchiesta che farà presto uscire allo scoperto molto altro ancora.
Anche il sindaco Andrea Benini all’indomani della notizia è ancora profondamente scosso. «La prima cosa che mi viene da dire è che abbiamo piena fiducia nel lavoro degli organi inquirenti. Mercoledì mattina a Follonica le istituzioni c’erano e hanno dato prova delle loro grandi capacità», dice il primo cittadino. E quando gli viene chiesto se Follonica non è più l’isola felice del passato, Benini risponde che isola felice la sua città non è mai stata. «Sarebbe ipocrita dire che tutto va bene – dichiara ancora – Detto questo però, neppure viviamo una situazione di degrado, non siamo alla deriva da permettere il proliferare di certi sistemi. Dobbiamo mantenere alto il senso di responsabilità e non lasciare mai che atteggiamenti poco chiari siano presi come normalità. Servono ancora gli anticorpi per difendersi, lavoreremo per uno sviluppo culturale in questo senso, ma non siamo allo sbando».
Se prima era qualcosa di lontano, qualcosa di cui si sentiva parlare in televisione, a scuola o si leggeva in un libro, o ricorreva in eventi di presentazioni di libri o film, dall’altro giorno pure la città del golfo deve fare i conti con quello che la Direzione investigativa antimafia di Firenze ha identificato come un sistema malavitoso che farebbe di minacce ed estorsioni la sua forza.
A Follonica non si parlava d’altro ieri: l’arresto del commercialista Evans Capuano e del suo braccio destro Angelo Murè, imprenditore di origini catanesi - sospettati di estorsione aggravata dall’utilizzo del metodo mafioso (nel suo complesso l’inchiesta di carabinieri e guardia di finanza fa riferimento anche ad altre persone e ad altre accuse, come quelle di furto, lesioni personali e danneggiamento seguito da incendio) - ha chiaramente suscitato la reazione degli abitanti del golfo, che si sono trovati di fronte ad una vicenda con gravi risvolti. Per la strada, al bar, di fronte alle locandine delle edicole, i follonichesi non hanno mancato di commentare quanto accaduto mercoledì nella loro città.
Il commercialista è un volto noto, tutti in un modo o nell’altro sanno chi è e molti sono stati o sono attualmente suoi clienti. «C’era da aspettarselo«. In tanti dicono che a Follonica tutti si immaginavano che prima o poi sarebbero scattate le manette per il professionista, già in passato coinvolto in una vicenda giudiziaria, accusato di non aver dichiarato al fisco una parcella da circa 280.000 euro. «Non siamo immuni dalla mafia, adesso è palese». «Dobbiamo parlarne sempre affinché fatti simili non accadano più». Questi (e altri anche più diretti) alcuni dei commenti apparsi sui social network a seguito della notizia dell’arresto.
La maggior parte dei cittadini però ha preferito non utilizzare Facebook per lasciare la propria visione della faccenda, forse perché stavolta la posta in gioco è davvero molto alta. Una brutta aria si respira girando per le strade, sicuramente i follonichesi questa vicenda se la ricorderanno per molto, molto tempo e c’è chi è pronto a scommettere che sia solo l’inizio di un’inchiesta che farà presto uscire allo scoperto molto altro ancora.
Anche il sindaco Andrea Benini all’indomani della notizia è ancora profondamente scosso. «La prima cosa che mi viene da dire è che abbiamo piena fiducia nel lavoro degli organi inquirenti. Mercoledì mattina a Follonica le istituzioni c’erano e hanno dato prova delle loro grandi capacità», dice il primo cittadino. E quando gli viene chiesto se Follonica non è più l’isola felice del passato, Benini risponde che isola felice la sua città non è mai stata. «Sarebbe ipocrita dire che tutto va bene – dichiara ancora – Detto questo però, neppure viviamo una situazione di degrado, non siamo alla deriva da permettere il proliferare di certi sistemi. Dobbiamo mantenere alto il senso di responsabilità e non lasciare mai che atteggiamenti poco chiari siano presi come normalità. Servono ancora gli anticorpi per difendersi, lavoreremo per uno sviluppo culturale in questo senso, ma non siamo allo sbando».
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