Il Tirreno

Grosseto

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Approdi, il futuro è la dismissione

di Andrea Capitani

La società non può continuare a esistere così. Si aprono due ipotesi

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MONTE ARGENTARIO. Argentario Approdi, il futuro si chiama dismissione. Destino ormai segnato per la società partecipata, controllata per il 78% dal Comune e per il resto da soggetti privati che non potrà continuare a esistere nella stessa maniera in cui avviene da oltre 20 anni.

Come noto, secondo il decreto legislativo emanato dal governo nel 2016 e corretto il 9 giugno di quest’anno, le società partecipate come Argentario Approdi non potranno continuare a vivere sotto questa forma. «Attualmente, per via di alcune norme, “vivacchia” - sottolinea il sindaco Arturo Cerulli - Se fosse stata totalmente pubblica sarebbe stata più funzionale al Comune. Il tentativo di renderla tale però è fallito. Non si è riusciti mai a farla decollare. Quest’anno ha avuto un aumento di produttività viste le tante barche arrivate, ma è difficile arrivare ai cinquecentomila euro di fatturato richiesti dallo Stato, quindi stiamo andando verso la dismissione». Vista l’impossibilità di essere acquisita totalmente dal Comune, dunque, per il sindaco non c’è altra soluzione che dismetterla ed, eventualmente, trasformarla in qualcosa di più funzionale. «Questo sarà però compito della prossima amministrazione - dice - . Già a suo tempo fu ricapitalizzata con l’immobile di Santa Liberata e l’area del capannone Varoli, che potrebbe essere strategica per il porto. La legge nazionale ci sta obbligando a dismetterla, anche all’ultimo consiglio comunale abbiamo deciso che questa società andrà in quella direzione».

Quindi via alle due ipotesi. «Una è di dividerla in due società - propone Cerulli - , mettendo da una parte la quota privata e da una parte quella pubblica, svincolandoci dai privati. Oppure fare una società che gestisca il capitale immobiliare e l’altra il capitale liquido e la gestione della banchina. L’indirizzo dato alla dirigenza è di espletare tutte le pratiche nell’ottica della dismissione, perché non ci sono altre strade».

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