Il Tirreno

Grosseto

Verso il contratto di distretto agroalimentare

di Enrico Pizzi
Verso il contratto di distretto agroalimentare

La Camera di commercio cerca di intercettare risorse ministeriali e diventa capofila del comitato promotore

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GROSSETO. C’era una volta la Maremma distretto rurale d’Europa. Potrebbe esserci, a breve, la Maremma come capofila del distretto agroalimentare della Toscana del sud. La Camera di commercio di Grosseto lancia l’idea del contratto di distretto per provare a intercettare le risorse che il ministero delle Politiche agricole mette a disposizione da destinare a nuovi investimenti per imprese di trasformazione dei prodotti dell’agricoltura, dell’allevamento e della pesca locali.

Alla fine degli anni Novanta fu il professor Alessandro Pacciani – presente, ieri, in Camera di commercio – a partorire l’idea della Maremma come distretto rurale d’Europa. All’epoca Pacciani, docente dell’Università di Firenze, era assessore provinciale all’agricoltura nella giunta guidata da Stefano Gentili. Ci sono voluti circa vent’anni perché quell’idea iniziasse a mettere le gambe. Ma adesso il precorso ha un’accelerata.

La Camera di commercio della Maremma e del Tirreno – ha spiegato il presidente Riccardo Breda – farà da capofila per la costituzione di un comitato promotore di un contratto di distretto agroalimentare il cui progetto di investimenti dovrà essere presentato entro il 27 novembre.

«Il ministero delle Politiche agricole – dice il capogruppo del Pd in consiglio regionale, Leonardo Marras – ha finalmente abbracciato la cultura del distretto rurale e quindi ha deciso di mettere a disposizione delle risorse che rendano possibile incentivare e stimolare un processo di aggregazione attorno alla trasformazione delle produzioni agricole. E la Regione, nel suo documento strategico, ha dato finalmente spazio all’agroalimentare, non più solo ai distretti industriali tradizionali».

«Il problema che ha la Maremma – ha detto il presidente della commissione agricoltura della Camera, Luca Sani – è di una eccessiva frammentazione della filiera agricola: piccole aziende che spesso non riescono a fare massa rispetto a ciò che il mercato globalizzato richiede, a dare una continuità di fornitura. Il distretto può andare proprio in questa direzione».

Il distretto agroalimentare comprenderebbe i territori di Grosseto, Arezzo e Siena, oltre alla parte meridionale di quello di Livorno. La Camera di commercio, entro fine ottobre, costituirà il Comitato promotore, raccogliendo le adesioni dei Comuni dei territori interessati e di soggetti privati che vogliano partecipare.

Dopo la firma del protocollo partirà, entro il 10 novembre, la richiesta di riconoscimento alla Regione che potrebbe intervenire con un contributo a fondo perduto fino al 25% dell’investimento. Il ministero mette a bando, invece, un finanziamento da 50 milioni di euro, a tassi particolarmente agevolati.

La scadenza è il 27 novembre e si va a esaurimento, dunque il fattore tempo, oltre a quello della qualità dei progetti, è decisivo.



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