Sicurezza
Rifiuti, la “cura Termine” per gli impianti
di Gabriele Baldanzi
Il sindaco di Monterotondo si occupa delle questioni di area vasta per il Pd. E chiede di rimodulare selettori e discariche
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GROSSETO . Giacomo Termine, 28 anni, sindaco di Monterotondo Marittimo, è l’uomo del Pd che si occupa da oltre un anno delle questioni di area vasta: sanità, ma anche acqua e rifiuti. In questi giorni avrebbe dovuto essere in pista per la segreteria provinciale del suo partito, invece ha rinunciato a correre. Sul mancato aumento dei compensi del cda di Sei e sulle difficoltà croniche che vive il settore rifiuti nella Toscana meridionale ne ha parlato ieri con Il Tirreno. Dicendo cose un po’ diverse, più profonde, rispetto a buona parte dei suoi colleghi sindaci.
Dunque, per il momento l’aumento degli stipendi per i vertici di sei toscana è congelato…
«È una notizia senza dubbio positiva, che dimostra come tutti i territori coesi riescano ad avere forza».
Non trova che – al di là della questione degli emolumenti – si debba spostare l’attenzione su altro, magari andando nel merito di scelte gestionali discutibili, sui costi?
«Assolutamente sì. Le delibere più o meno opportune, più o meno etiche, infiammano l’opinione pubblica, sono un pessimo spot per Sei e anche per la politica, ma dobbiamo andare oltre, ragionare di prospettiva, essere propositivi».
Lei è d’accordo per ridiscutere il contratto con Sei?
«Mah… in merito alla legittimità del contratto bisogna ricordare che è stato approvato dall’assemblea dei sindaci e non è oggetto di indagine, mentre sulla legittimità della procedura di affidamento giudicheranno gli organi competenti. Piuttosto sono altre le questioni su cui bisogna dare una risposta. Ci sono credo altre strade per migliorare il servizio ai cittadini e soprattutto abbassare le tariffe».
Quali?
«Andiamo per ordine: lo spazzamento. Stando al contratto in essere (e anche per la legge) gli spazzamenti devono essere fatti dal gestore, però questo ha comportato per molti comuni aumenti vertiginosi. Basti pensare che alcuni comuni, che hanno ancora il servizio in proprio, pagano la metà rispetto ai costi stabiliti da Sei Toscana. Su questo bisogna essere sinceri, uno degli elementi principali è l’applicazione del contratto di Federambiente, contratto più oneroso addirittura di quello pubblico. Di per sé potrebbe anche non essere negativo, in quanto significa, in teoria, avere ottima qualità di lavoro per i dipendenti. Ma la cosa indegna che sta succedendo è che Sei esternalizza il servizio. In quasi tutti i comuni più piccoli, il servizio viene affidato a cooperative, riducendo drasticamente i costi, Salvo poi far pagare ai comuni come se il servizio fosse svolto da dipendenti assunti con contratto di Federambiente».
I Comuni più piccoli non possono chiedere di pagare il costo effettivo del dipendente sostenuto da Sei per lo spazzamento?
«Sì, la logica deve essere questa».
Ma i Comuni hanno strumenti efficaci e ruolo per controllare Sei?
«Al momento il controllo non funziona. Dobbiamo utilizzare di più e meglio il regolamento che disciplina il rapporto controllore – gestore. Sei Toscana non può pensare di fare il bello e il cattivo tempo cercando di imporsi e non ascoltando le volontà di programmazione dei comuni».
Lei sa che il regolamento che disciplina il rapporto controllore – gestore si è arenato un anno fa ed è considerato, anche dai commissari, eccessivamente corposo?
«Se non ricordo male il regolamento è stato approvato dall’assemblea di Ato. Comunque se è troppo corposo – e di conseguenza farraginoso – ragioniamo con i tecnici per mettere a punto un testo più semplice ed efficace. I commissari qui posso dare sicuramente un contributo importante».
Raccolta differenziata. Se ne parla sempre meno.
«Bisogna togliere un velo di ipocrisia sulla raccolta differenziata. Bisogna dire con chiarezza che la raccolta differenziata costa e non poco, ma è necessaria per avere un ambiente meno inquinato e un ciclo sostenibile. Per cui bisogna trovare delle strategie per abbattere i costi da altre parti. Ci vuole un vero e proprio piano strategico su cui la cui base del ragionamento deve essere il tema impiantistico. I costi si riducono avendo gli impianti».
Ma nel territorio ci sono addirittura degli impianti sovradimensionati rispetto alla produzione locale di rifiuti…
«È proprio così. Siamo nella situazione paradossale per cui non abbiamo degli impianti consoni alle nuove esigenze derivanti dalla necessità di riutilizzo del rifiuto. Questo comporta che all’aumentare della raccolta differenziata aumentano i costi per i cittadini, perché diminuiscono i rifiuti da mandare agli impianti di smaltimento. È ora di convertire alcuni impianti per destinarli ad attività di recupero del rifiuto. Rispetto ai quattro selettori che abbiamo attualmente ne bastano due, massimo tre. Idem le discariche. Ne bastano due. Con questa strategia insieme alla possibilità di pagare l’effettivo costo dello spazzamento sostenuto da Sei, si può arrivare a risparmi annuali addirittura di 6 milioni di euro».
Dunque, per il momento l’aumento degli stipendi per i vertici di sei toscana è congelato…
«È una notizia senza dubbio positiva, che dimostra come tutti i territori coesi riescano ad avere forza».
Non trova che – al di là della questione degli emolumenti – si debba spostare l’attenzione su altro, magari andando nel merito di scelte gestionali discutibili, sui costi?
«Assolutamente sì. Le delibere più o meno opportune, più o meno etiche, infiammano l’opinione pubblica, sono un pessimo spot per Sei e anche per la politica, ma dobbiamo andare oltre, ragionare di prospettiva, essere propositivi».
Lei è d’accordo per ridiscutere il contratto con Sei?
«Mah… in merito alla legittimità del contratto bisogna ricordare che è stato approvato dall’assemblea dei sindaci e non è oggetto di indagine, mentre sulla legittimità della procedura di affidamento giudicheranno gli organi competenti. Piuttosto sono altre le questioni su cui bisogna dare una risposta. Ci sono credo altre strade per migliorare il servizio ai cittadini e soprattutto abbassare le tariffe».
Quali?
«Andiamo per ordine: lo spazzamento. Stando al contratto in essere (e anche per la legge) gli spazzamenti devono essere fatti dal gestore, però questo ha comportato per molti comuni aumenti vertiginosi. Basti pensare che alcuni comuni, che hanno ancora il servizio in proprio, pagano la metà rispetto ai costi stabiliti da Sei Toscana. Su questo bisogna essere sinceri, uno degli elementi principali è l’applicazione del contratto di Federambiente, contratto più oneroso addirittura di quello pubblico. Di per sé potrebbe anche non essere negativo, in quanto significa, in teoria, avere ottima qualità di lavoro per i dipendenti. Ma la cosa indegna che sta succedendo è che Sei esternalizza il servizio. In quasi tutti i comuni più piccoli, il servizio viene affidato a cooperative, riducendo drasticamente i costi, Salvo poi far pagare ai comuni come se il servizio fosse svolto da dipendenti assunti con contratto di Federambiente».
I Comuni più piccoli non possono chiedere di pagare il costo effettivo del dipendente sostenuto da Sei per lo spazzamento?
«Sì, la logica deve essere questa».
Ma i Comuni hanno strumenti efficaci e ruolo per controllare Sei?
«Al momento il controllo non funziona. Dobbiamo utilizzare di più e meglio il regolamento che disciplina il rapporto controllore – gestore. Sei Toscana non può pensare di fare il bello e il cattivo tempo cercando di imporsi e non ascoltando le volontà di programmazione dei comuni».
Lei sa che il regolamento che disciplina il rapporto controllore – gestore si è arenato un anno fa ed è considerato, anche dai commissari, eccessivamente corposo?
«Se non ricordo male il regolamento è stato approvato dall’assemblea di Ato. Comunque se è troppo corposo – e di conseguenza farraginoso – ragioniamo con i tecnici per mettere a punto un testo più semplice ed efficace. I commissari qui posso dare sicuramente un contributo importante».
Raccolta differenziata. Se ne parla sempre meno.
«Bisogna togliere un velo di ipocrisia sulla raccolta differenziata. Bisogna dire con chiarezza che la raccolta differenziata costa e non poco, ma è necessaria per avere un ambiente meno inquinato e un ciclo sostenibile. Per cui bisogna trovare delle strategie per abbattere i costi da altre parti. Ci vuole un vero e proprio piano strategico su cui la cui base del ragionamento deve essere il tema impiantistico. I costi si riducono avendo gli impianti».
Ma nel territorio ci sono addirittura degli impianti sovradimensionati rispetto alla produzione locale di rifiuti…
«È proprio così. Siamo nella situazione paradossale per cui non abbiamo degli impianti consoni alle nuove esigenze derivanti dalla necessità di riutilizzo del rifiuto. Questo comporta che all’aumentare della raccolta differenziata aumentano i costi per i cittadini, perché diminuiscono i rifiuti da mandare agli impianti di smaltimento. È ora di convertire alcuni impianti per destinarli ad attività di recupero del rifiuto. Rispetto ai quattro selettori che abbiamo attualmente ne bastano due, massimo tre. Idem le discariche. Ne bastano due. Con questa strategia insieme alla possibilità di pagare l’effettivo costo dello spazzamento sostenuto da Sei, si può arrivare a risparmi annuali addirittura di 6 milioni di euro».
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